Federico Marchetti
Club Italie-France : Lei ha fondato nel 2000 Yoox, il sito e-commerce che ha portato la moda sul web, rivoluzionando l’industria della moda negli ultimi vent’anni. Dopo aver guidato la fusione tra Yoox e Net-A-Porter creando il leader mondiale del fashion di lusso online da oltre un miliardo di utenti all’anno, lo ha venduto per 6 miliardi al gruppo Richemont. Yoox è stato il primo unicorn italiano e lei è stato consacrato come pionere tecnologico italiano nel mondo. Che sensazione prova ripercorrendo la sua avventura umana e professionale?
Federico Marchetti : Più che una sola sensazione provo un misto di emozioni. Orgoglio, perché come italiano sono riuscito a creare un’azienda tecnologica quando sembrava che solo l’America e la Silicon Valley fossero in grado di farlo. Soddisfazione, perché ho dato ai clienti la libertà di scegliere, di entrare in un negozio virtuale, selezionare i capi che volevano, ordinarli, riceverli comodamente a casa e restituirli facilmente. Piacere, per aver aiutato il made in Italy a entrare nel mondo Internet ed affacciarsi al futuro. Responsabilità, perché dopo aver acquisito Net-A-Porter avevo creato un gruppo con quasi cinquemila dipendenti e quindi non potevo fallire, avrei messo a repentaglio la vita di molte famiglie che dipendevano dal successo di YOOX Net-a-Porter. E infine euforia, perché è impagabile, come imprenditore, riuscire a realizzare un sogno, a creare dal nulla, senza aiuti, senza una famiglia alle spalle, un’azienda che ha contribuito a cambiare lo stile di vita di milioni di persone. Prima che nascesse YOOX nessuno pensava di poter acquistare un vestito o un accessorio online, senza provarlo, senza vederlo e toccarlo, ora è la cosa più normale al mondo. E questa è davvero una sensazione unica.
Club Italie-France : Qual’è stata la strategia che ha permesso a Yoox di passare da startup a leader globale nel settore della moda online?
Federico Marchetti : Lo sapevo dal primo giorno, lo avevo scritto nel primo business plan. Volevo creare il leader globale della moda online, non ho mai pensato di fare un piccolo negozio di vestiti o di accontentarmi dell’Italia. Ho pensato internazionalmente sin dall’inizio. Il sito era bilingue sin da subito, gli accordi con gli spedizionieri internazionali erano stati fatti, le carte di credito accettate anche dall’estero. E infatti il primo ordine arrivò dall’Olanda e riguardava un vestito di Versace. Capii subito che l’interesse era più vasto del luogo da cui partivo. Il mondo era pronto per la rivoluzione dell’e-commerce nella moda, bastava solo conquistarlo.
Club Italie-France : Yoox è stato un pioniere anche nella promozione della sostenibilità. Come è nata l’idea di “Yooxygen” e come vede il futuro della moda sostenibile?
Federico Marchetti : Uno dei problemi dei siti di e-commerce è sempre stato sin dall’inizio quello della sostenibilità. Molti pacchi spediti, molti resi, molte merci da movimentare. Occorreva prima di tutto ridurre l’impatto di questo processo: da qui sono nate le “ecobox” in cui inviavamo i vestiti. Abbiamo usato materiali riciclati e riciclabili, abolito quasi del tutto la plastica e cominciato un percorso green. Era presto, molto presto per la moda, era il 2008. Pochi capivano la logica, ma io ero convinto che fosse la strada giusta e non volevo fermarmi alle scatole o alle confezioni, volevo che tutta l’azienda rispettasse questi principi, diventasse verde: dalle auto ibride che usavamo, agli stabilimenti con il 100% di energia rinnovabile, a tutto il resto. Siamo quindi partiti dalla sede di Milano per poi arrivare ai magazzini e quando si è trattato di creare un hub a Londra, quando ho acquisito Net-a-Porter, ho chiesto all’architetto Nicholas Grimshaw di progettare un edificio dove la sostenibilità riguardasse l’intera struttura e dove il verde si fondesse con gli interni e ogni ambiente fosse rispettoso dell’ecologia e del basso impatto ambientale.
Club Italie-France : Come descriverebbe il suo stile di leadership?
Federico Marchetti : Non sta a me descriverlo, andrebbe chiesto ai miei dipendenti, ma allora le racconto un aneddoto. All’inizio di YOOX stavamo in un magazzino vicino a Bologna. Eravamo tutti giovani, anticonvenzionali. Un giorno io ero vestito con una tuta bianca, e una persona che era venuta per un colloquio di lavoro mi aveva scambiato per un imbianchino. Io mi aggiravo per l’ufficio e guardavo i dipendenti, studiavo i loro comportamenti, mi assicuravo che fossero rispettosi con gli altri. Senza farmi notare, guardavo che tutto funzionasse, ma ero sempre lì, in mezzo agli altri. Quando quella persona arrivò da me e scopri che ero il CEO non voleva credere ai suoi occhi. Si aspettava un signore serio in giacca e cravatta non una sorta di assurdo pittore. Io ero serio, solo che non mi prendevo troppo sul serio. Amavo lavorare con persone giovani, che portavano un punto di vista inaspettato. Ero esigente con tutti ma soprattutto con me stesso. Lavoravamo senza sosta ma con passione, ardore, determinati a cambiare il mondo, a lasciare un segno. A un certo punto ci siamo dati anche una gerarchia e un’organizzazione ma per tanto tempo è regnata una sorta di anarchia creativa di cui io ero sicuramente il motore ma non il monarca.
Club Italie-France : Cosa accomuna secondo lei i grandi leader ? Esistono degli indicatori caratteriali o valoriali che li accomuna ?
Federico Marchetti : La leadership è una dote naturale, fatta di carisma, magnetismo, fascino, capacità di vedere e prevedere il futuro. I veri leader sanno attirare a sé i talenti migliori, valorizzarli, farli crescere dando loro degli obiettivi anche sfidanti. Sono capaci di creare un’aurea che li circonda, è come se avessero intorno un cerchio immaginario dove tutti vogliono entrare come attratti da una calamita. Spesso hanno un grano di follia, un pizzico di sregolatezza, ma sanno esattamente dove vogliono arrivare. Usano soluzioni imprevedibili per problemi complessi, non aggirano l’ostacolo ma lo affrontano con coraggio sapendo che il pensiero trasversale, meno battuto, è spesso quello risolutivo. Come i grandi timonieri, sono in grado, quando occorre, di guidare la nave con temerarietà nella tempesta per portarla in un porto sicuro.
Club Italie-France : Nel suo caso, quali sono state le sue principali fonti di ispirazione, ma anche i valori che l’hanno guidata?
Federico Marchetti : Io vengo da una famiglia umile con dei valori fortissimi. Il primo fra tutti è l’onestà. Era, ed è tutt’ora, il mantra di mia madre che mi ricordava tutte le mattine quanto fosse importante essere onesto, rispettoso: mi diceva di non derogare mai dai miei principi etici. Poi c’è la terra da cui provengo: la Romagna. È un luogo operoso, dove il lavoro è un valore fondamentale ma a una condizione: che si unisca al divertimento, all’amicizia, alla qualità della vita. Lavoriamo tantissimo ma siamo solidali, allegri, e non ci montiamo mai la testa. Poi ho frequentato due università la Bocconi a Milano e la Columbia a New York che mi hanno dato una formazione solida. Mi hanno insegnato che i sogni diventano realtà solo se grazie all’impegno si costruisce giorno dopo giorno una struttura antisismica, capace di assorbire le scosse e trasformare i problemi in opportunità. Mi hanno mostrato come l’improvvisazione sia un treno che si arresta alla prima fermata mentre un progetto serio, strutturato, possa arrivare anche lontanissimo, al capolinea e anche oltre.
Club Italie-France : L’Italia non è considerata tra le grandi nazioni per quel che riguarda l’ecosistema delle startup. Cosa manca all’Italian Tech per adeguarsi e competere con i partner europei e globali ?
Federico Marchetti : Mancano prima di tutto i grandi capitali che sono sicuramente in America, in Cina, in altre parti del mondo più che in Italia. Qui poi i governi credono ancora troppo poco nelle start-up e le tech company fanno fatica a crescere. I tempi sono cambiati, quando ho iniziato io, nel 2000 potevi fare un’azienda di successo anche partendo da un capitale non gigantesco, ora non più. Adesso occorrono tanti soldi perché la concorrenza è diventata spietata e solo se hai le spalle molto larghe, se puoi contare su investimenti importanti puoi fare innovazione e cambiare le regole. Poi certo esistono delle eccezioni, piccole aziende di successo, ma credo che l’Italia, ma anche l’Europa, debbano smettere di rincorrere gli Stati Uniti e prendersi lo spazio che meritano. Noi abbiamo molti vantaggi competitivi e molte menti eccelse ma non diamo loro le ali per volare.
Club Italie-France : Come vede lei il mercato dei Venture Capital in Italia ? Per molti in Italia non vi è sufficiente cultura e competenza finanziaria capace di sostenere l’innovazione. Questo spiega perché molte startup sono obbligate ad emigrare in Francia, Inghilterra o Stati Uniti alla ricerca di finanziamenti e di un ambiente più propizio per crescere. Quali soluzioni andrebbero adottate per facilitare la nascita di maggiori venture capital capaci di sostenere l’innovazione italiana?
Federico Marchetti : L’Italia non è mai stata la patria dei Venture Capital. Io nel 2000 sono stato fortunato perché ho incontrato un’assoluta eccezione, Elserino Piol, un uomo con una visione precisa – portò in Italia Steve Jobs che voleva incontrare diversi investitori e soprattutto conoscere il design italiano di Olivetti: mi aiutò, credette in me, mi dette abbastanza soldi per lanciare YOOX ma mi impose anche degli obiettivi da raggiungere. Sapeva scommettere sulle aziende e soprattutto sulle persone, ed era un gran signore, non certo uno squalo della finanza.
Club Italie-France : L’industria italiana che rappresenta un asset strategico per l’economia, malgrado le grandi disponibilità, non ha saputo sostenere lo sviluppo di startup innovative, magari sostituendosi alle banche o altri investitori. Come mai secondo lei si è verificata una “Secessione” di una buona parte del mondo industriale con le startup innovative ?
Federico Marchetti : Forse perché l’Italia è un paese per vecchi, forse perché a trent’anni tanti ragazzi vivono ancora in casa con i genitori, forse perché le grandi aziende sono state legate a settori come la manifattura o altri rami tradizionali che spesso sono andati in crisi, forse perché facciamo fatica a fare sistema. Siamo un po’ individualisti e non creiamo network potenti come, per esempio, hanno fatto i francesi nella moda, I motivi possono essere tanti ma io invece ho sempre incoraggiato i giovani a spingere l’acceleratore sull’innovazione, la tecnologia e il green. Sono convinto che i finanziamenti per le start up che coniugano questi tre fattori si trovino, anche in Italia.
Club Italie-France : Lei è stato nominato dal re Carlo III presidente della Fashion Task Force della Sustainable Markets Initiative. La King’s Foundation è focalizzata sulla promozione della sostenibilità, della formazione artigianale e della conservazione del patrimonio culturale. Precedentemente aveva già collaborato con la fondazione in diverse iniziative, tra cui “The Modern Artisan”, un progetto che unisce artigiani e studenti italiani e britannici nella creazione di collezioni di moda sostenibile.
Federico Marchetti : L’incontro con quello che allora era il Principe Carlo e oggi è Re Carlo III, è stato così sorprendente e allo stesso tempo così semplice e immediato che quando mi ha chiesto di inventarmi un progetto che unisse l’Italia all’Inghilterra, ho pensato a Modern Artisan. Abbiamo messo insieme la creatività italiana e la capacità di fare inglese, abbiamo trasformato, grazie ai dati, un mestiere antico come quello dell’artigiano in una professione all’avanguardia. Un gruppo di ragazzi e ragazze dei due Paesi ha creato una collezione di vestiti seguendo i dati e i gusti dei clienti: il risultato è stata una linea di abiti di cui ha parlato il mondo intero e che è andata sold out in pochissimi giorni su tutti i siti e le app di YNAP. Era la prima volta che un reale come Carlo d’Inghilterra interveniva in un progetto di moda. Da allora, quando mi ha chiesto di affiancarlo in alcune delle sue iniziative e di presiedere la Task Force della moda all’interno della Sustainable Markets Initiative, mi sono buttato a capofitto: la task force che presiedo ha all’interno tutti i più grandi brand della moda internazionale, siamo una specie di Nazioni Unite del fashion sostenibile al servizio di Sua Maestà. Il suo è un impegno sincero, è tutta la vita che si dedica a progetti culturali, ecologici, di rispetto dell’ambiente e della natura e lavorare con lui è molto stimolante e anche divertente!
Club Italie-France : Dal giugno 2021 inoltre è membro del Consiglio di Amministrazione della King’s Foundation. Cosa la appassiona di questo nuovo incarico e quali sono i valori che guidano il suo lavoro a fianco del re?
Federico Marchetti : La prima cosa che mi appassiona sono i valori. Lui crede davvero in quello che fa. È stato per anni considerato fissato della natura, si parlava di lui come del Principe che parlava con gli alberi, che viveva in un universo alternativo. Oggi hanno capito tutti che era solo avanti con i tempi, che aveva una visione, che guardava al futuro e capiva l’importanza dell’ecologia, dell’architettura rispettosa, della capacità di innovare senza dimenticare i saperi delle tradizioni. Ecco mi affascina il mix tra innovazione e cultura millenaria, tra apertura alle novità e recupero di tecniche antiche. Il risultato è sorprendentemente moderno e visionario.
Club Italie-France : Dall’alto della sua esperienza, quali sono i fattori più importanti che un giovane dovrebbe possedere per diventare imprenditore? Si è visto che la preparazione è importantissima, ma spesso i fattori di successo si trovano appunto al di fuori della conoscenza teorica. Questo spiega perché la percentuale di persone che raggiungono il successo imprenditoriale è infinitamente più piccolo del numero di persone che hanno svolto lo stesso tipo di istruzione. Semplice teoria di Darwin oppure c’è dell’altro ?
Federico Marchetti : Forse proprio per rispondere a questa domanda ho scritto un libro, Le avventure di un Innovatore, che è stato un best seller in Italia e che uscirà a settembre anche negli Stati Uniti con il titolo The Geek of Chic. Penso che si tratti di un mix di fortuna, capacità, duro lavoro, immaginazione, follia, concretezza. Un giovane per diventare un imprenditore deve guardare dentro un cannocchiale immaginario e prevedere almeno un po’ il futuro, deve sintonizzare le sue antenne sull’innovazione. Non c’è vera impresa di successo senza la capacità di cambiare le regole, di proiettarsi in avanti. Bisogna sperimentare, sbagliare, cadere, rialzarsi, senza farsi demoralizzare. E poi, come racconto nel libro, il percorso è pieno di sliding doors, di colpi di fortuna, di imprevisti che bisogna cavalcare. Essere aperti e non avere mai paura: queste sono le due basi di partenza. E poi, come dico spesso, anche agli studenti e alle studentesse, a cui ho tenuto un corso in Bocconi, se ce l’ho fatta io che non avevo nessun santo in Paradiso, ce la possono fare anche loro. Tenacia, determinazione, e non ascoltare le campane negative, quelli che ti dicono di non rischiare, non lasciare la strada nota. Se non indossi un paio d’ali e ti butti non capirai mai se sai volare oppure no.
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Intervista del
1 Febbraio
Informazioni
Imprenditore e innovatore, Federico Marchetti è considerato come il pioniere italiano della moda sostenibile nel mondo.
Nel 2000 ha fondato YOOX, la prima piattaforma di e-commerce di lifestyle al mondo. Nel 2009 Yoox viene quotata alla Borsa di Milano e diventa il primo “unicorno” in Italia. Sotto la sua guida, YOOX si è fusa con Net-a-Porter nel 2015, dando vita al principale retailer mondiale online di moda di lusso. Con un forte focus sull’innovazione tecnologica e la sostenibilità, Federico Marchetti ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Nel 2017 è stato nominato Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica Italiana. E’ membro del Consiglio di Amministrazione della Giorgio Armani S.p.A., Presidente della Fashion Task Force della Sustainable Markets Initiative di Re Carlo III, Trustee della King’s Foundation e consigliere di amministrazione di Highgrove Gardens dove segue le attività di “slow food & slow fashion”.


