Élie de Rothschild jr.
Club Italie-France : Il suo libro si intitola Il Segreto dei Rothschild. Perché ha scelto la parola «segreto»? Esiste realmente un segreto Rothschild oppure si tratta soprattutto di rivelare una storia che il grande pubblico conosce poco?
Élie de Rothschild Jr. : Nessuno conosce la genesi della famiglia. Eravamo piccoli commercianti, rigattieri e cambiavalute. Durante le guerre napoleoniche, gli eserciti requisivano i viveri, affamando il popolo. Diventammo quindi contrabbandieri e sviluppammo il nostro commercio. Ma la concorrenza era enorme. Per molti il problema non era soltanto fare profitti, ma anche evitare che venissero rubati. Mayer Amschel fu l’unico a mettere al sicuro i propri guadagni prestandoli, dapprima ai suoi vicini, poi alla Chiesa e infine ai sovrani, che proprio in quel periodo davano la caccia al mercato nero; e non seppero mai che il denaro che veniva loro consegnato proveniva dal contrabbando. Dopo la guerra fummo rimborsati e ci stabilimmo come banchieri.
Ma torniamo all’inizio. Tutto comincia nel XVIII secolo, nel ghetto ebraico di Francoforte. A forza di audacia, fortuna e di un pizzico di intelligenza, riuscimmo, nell’arco di cento anni, a superare le tappe che ci avrebbero permesso di migliorare una condizione sociale miserabile, che all’epoca sembrava tuttavia impossibile da mettere in discussione. Cercare poco a poco di diventare rispettabili, poi indispensabili ai potenti e succedere loro rimanendo fedeli: questo sarebbe il nostro credo, fatto di opportunità, assimilazione e concorso delle circostanze.
Club Italie-France : Il suo libro ripercorre la storia dei cinque grandi rami della famiglia Rothschild, stabilitisi a Francoforte, Londra, Parigi, Vienna e Napoli. Che cosa ha permesso loro di preservare un’unità familiare pur adattandosi a Paesi, culture e poteri diversi?
Élie de Rothschild Jr. : Proprio così, qualunque cosa se ne pensi, non siamo migliori degli altri, e temo che l’unità familiare delle origini sia scomparsa con il passare del tempo e con l’allontanamento tra i vari rami della famiglia. A partire dalla terza generazione è apparso un certo individualismo, così come alcune divergenze; ci siamo separati e abbiamo creato società autonome. Ci restano ancora alcuni valori originari che, a mio avviso, hanno contribuito alla nostra prosperità, con quella costante ricerca della qualità, del rigore e, naturalmente, dello spirito d’impresa. Per il resto, la corsa al profitto è, come sempre, il motore principale, e permane una concorrenza piuttosto intensa, anche tra le diverse case…
Club Italie-France : Attraverso questo libro desiderava scrivere una storia familiare, ristabilire alcune verità oppure riappropriarsi di un racconto troppo spesso scritto dagli altri?
Élie de Rothschild Jr. : Dal XIX secolo si dicono tante cose folli, diffuse dai pettegolezzi o dai cronisti, costretti a essere estremamente fantasiosi per riuscire a vendere il loro giornaletto quotidiano. Saremmo extraterrestri venuti sulla Terra per annientare il genere umano! Tante povere persone ci hanno creduto. Oppure berremmo il sangue dei neonati per trarne le nostre forze malvagie. Non molto tempo fa, durante un viaggio in Québec, mi hanno osservato attentamente gli occhi per cercarvi possibili tracce del rettiliano che avrei dovuto incarnare. A dimostrazione del fatto che, ancora oggi, non siamo molto più sottili di un tempo.
Club Italie-France : In quale momento ha sentito la necessità personale di prendere la penna e raccontare questa storia? C’è stato un evento, un incontro o una presa di coscienza determinante?
Élie de Rothschild Jr. : Tutto comincia sempre da un incontro e da un’idea che, tra l’altro, non è stata mia. Un produttore cinematografico mi ha chiesto se avessi voglia di scrivere questa straordinaria storia. Mi sono lasciato coinvolgere e ho cominciato a ricordare ciò che mi era stato trasmesso da giovane e che, talvolta, avevo dimenticato con il passare del tempo; poi ho consultato gli archivi. Ma non bastava e, soprattutto, non sono uno storico; così ho scritto un saggio, ricco di storia, è vero, ma non solo. Ci ho messo anche molto di me stesso. Con riflessioni sul Potere, sulla politica, sull’Economia, sulla perfidia e anche qualche consiglio finanziario, proprio quelli che mi erano stati insegnati e che, credetemi, mi sono ancora utili nella vita di tutti i giorni.
Club Italie-France : La scrittura di quest’opera le ha permesso di scoprire aspetti della sua stessa famiglia che ancora ignorava?
Élie de Rothschild Jr. : Certamente! Ho scoperto personalità straordinarie un po’ dimenticate, ma che hanno contribuito molto al miglioramento delle nostre condizioni di vita; anche scienziati, politici, avventurieri e persone sfortunate. Nella nostra famiglia c’è stato davvero di tutto…
Club Italie-France : Esiste un episodio raccontato ne Il Segreto dei Rothschild che la tocca più intimamente degli altri e che, secondo lei, riassume lo spirito della sua famiglia?
Élie de Rothschild Jr. : Sì, quello di Louis de Rothschild che, arrestato dai tedeschi, rimase un anno in prigione mentre i suoi cugini negoziavano la sua liberazione in cambio del più grande riscatto della Storia: 21 milioni di franchi oro (più di un miliardo di euro di oggi). Nel cuore della notte il suo carceriere aprì la cella: «Signor Barone, il riscatto è stato pagato, potete uscire». E Louis de Rothschild guardò l’orologio: «Ma il mio autista a quest’ora dorme! Aspetteremo domani mattina». E si rimise a dormire! Come vede, in ogni circostanza e qualunque fossero le generazioni, nel clan siamo sempre stati molto social.
Club Italie-France : Il suo nome appartiene da oltre due secoli alla storia europea. In quale momento della sua vita ha capito che non rappresentava soltanto un’identità familiare, ma anche un simbolo pubblico?
Élie de Rothschild Jr. : Il nome fa sognare, naturalmente. Ma comporta anche degli obblighi, che mio padre non ha mai smesso di ricordarmi: essere sempre esemplare. A volte ho voglia di fare qualche sciocchezza, ma non posso; di urlare, ma non bisogna; oppure di vendicarmi: no, no, no! Insomma, lo avrà capito: sotto molti aspetti, i doveri prevalgono sui privilegi. E soprattutto, non è mai il caso di lamentarsi.
Club Italie-France : Quali sono i valori essenziali che la sua famiglia le ha trasmesso, non soltanto attraverso i discorsi, ma attraverso un modo di vivere, di decidere e di considerare gli altri?
Élie de Rothschild Jr. : Mia madre ha insistito per educarmi nel modo più semplice possibile, con valori del tipo: «Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te»; «finisci quello che hai nel piatto, per rispetto dei bambini che hanno fame»; oppure, da parte di mio padre: «C’è un solo modo di fare le cose, ed è quello giusto!». E naturalmente il celebre: «Bisogna farsi perdonare di aver ricevuto più degli altri».
Club Italie-France : Tra tutti i suoi antenati, quale le sembra abbia avuto la personalità più affascinante, più audace o più moderna?
Élie de Rothschild Jr. : Avrei voluto conoscere Henri de Rothschild che, come un autentico «coltellino svizzero», ha realizzato così tante cose straordinarie. Dopo aver conseguito due diplomi di maturità, divenne medico e ricercatore. All’inizio del XX secolo fu il primo a scoprire che il latte francese avvelenava i neonati, poiché le corporazioni ne alteravano e deterioravano il prodotto a ogni fase della distribuzione. Dichiarò quindi guerra all’intera industria lattiero-casearia, che privilegiava il profitto rispetto all’igiene.
Successivamente inventò l’Ambrine, un prodotto miracoloso che alleviò le sofferenze dei soldati ustionati dai gas da combattimento della guerra del 1914. Insieme alla moglie, improvvisatasi infermiera, affrontò ogni rischio, correndo sui campi di battaglia per applicare personalmente gli impiastri ai feriti.
Sostenne inoltre Pierre e Marie Curie nelle loro ricerche sulla radioattività. Appassionato di letteratura e di teatro, scrisse brillanti commedie, con lo pseudonimo di André Pascal, rappresentate in tutta la Francia, e costruì il teatro più moderno d’Europa: il Folie’s Pigalle, oggi trasformato in club-discoteca.
Per verificare se il suo cioccolato in polvere piacesse ai consumatori, fece il barista in una brasserie degli Champs-Élysées; immaginate la faccia dei clienti serviti con tutta umiltà da un Rothschild! Quanto allo slogan «Il n’y a que Maille qui m’aille», fu lui a commissionarlo a Sacha Guitry per il suo marchio di senape!
Club Italie-France : La fortuna di una famiglia può essere trasmessa, ma si possono davvero trasmettere l’intelligenza, l’intuizione, il coraggio e il senso del rischio che hanno permesso di costruirla?
Élie de Rothschild Jr. : Ma certo, bravo! È proprio questo il Segreto dei Rothschild: l’educazione! Fin dai tempi di Mayer Amschel, nel 1744, abbiamo sempre privilegiato l’elevazione attraverso l’istruzione, la giustizia e il buon senso. Ecco perché siamo ancora qui oggi, mentre tante altre famiglie di industriali o di finanzieri, che probabilmente pensavano soltanto al profitto, sono scomparse con il passare delle generazioni, avendo dimenticato di trasmettere i giusti valori ai propri eredi…
Club Italie-France : I Rothschild svilupparono nel XIX secolo una delle prime grandi reti realmente europee. Si può ritenere che avessero compreso la globalizzazione, la circolazione dell’informazione e la forza delle reti molto prima della nostra epoca?
Élie de Rothschild Jr. : L’attività d’intelligence è la chiave. Siamo stati tra i primi a capirlo, intorno al 1794, creando la nostra rete segreta di corrieri, che ci permetteva di ricevere posta e informazioni da tutta Europa molto prima degli altri. Per il resto, da quasi cinquemila anni, nell’essere umano non è cambiato nulla: si compra sempre e soltanto ciò che si conosce. E ci si fida soltanto di coloro che sono raccomandati dalle persone a noi vicine. Oggi, forse, abbiamo il Wi-Fi in più, ma non molto altro.
Club Italie-France : La sua famiglia ha finanziato Stati, infrastrutture, ferrovie e grandi progetti industriali. Secondo lei, quale è stato il suo contributo più decisivo alla costruzione dell’Europa moderna?
Élie de Rothschild Jr. : Lo sviluppo (e il finanziamento!) della ferrovia è stata l’innovazione più importante. Tutto ebbe inizio con un’associazione, poi diventata fratricida, tra James de Rothschild e i fratelli Pereire, che finirono per tradire il loro benefattore e datore di lavoro. James li aveva infatti scoperti e promossi, ma l’avidità ebbe la meglio sulla loro dedizione. Ne seguì una guerra spietata, che provocò il fallimento della loro banca, il Crédit Mobilier, e la rovina di milioni di piccoli risparmiatori e clienti che avevano riposto in loro la propria fiducia. James de Rothschild aveva tuttavia messo in guardia tutti – ma nessuno gli diede ascolto – sulla debolezza del modello economico dei fratelli Pereire, che si indebitavano eccessivamente per concedere prestiti a tassi troppo elevati. Morale: «L’esperienza è una lanterna che illumina soltanto chi la porta». Mi sembra che sia una frase di Confucio.
Club Italie-France : Lei parla di tradimento. E lei stesso, è stato spesso tradito?
Élie de Rothschild Jr. : Scherza? Sono stato tradito per tutta la vita! La prima volta avevo sei anni. Arrivai nella mia nuova scuola con tante caramelle. Invece di tenerle tutte per me, le distribuivo con piacere, pensando che fosse un buon modo per farmi degli amici e che, quando non ne avessi più avute, loro se ne sarebbero ricordati e, a loro volta, mi avrebbero offerto le loro. Mi sbagliavo. Non mi ricambiarono mai il gesto! Fu quindi la mia prima delusione. Non essendo preparato, sono stato spesso ingannato. Ma si rassicuri: oggi è sempre più difficile prendermi in giro… (Ride).
Club Italie-France : I rapporti tra i Rothschild e gli Stati italiani del XIX secolo sono stati oggetto di numerosi studi storici, ma anche di molte interpretazioni. Quale ruolo ha realmente svolto la sua famiglia nel finanziamento degli Stati italiani e, più in generale, nel processo che ha portato all’unificazione dell’Italia?
Élie de Rothschild Jr. : Se i Rothschild svolsero il ruolo di banchieri dello Stato, non furono però dei creatori di re. Finanziarono quasi tutti gli schieramenti, ma soprattutto il Piemonte, che avrebbe poi dato vita all’Italia unita. Al momento dell’unificazione regnava il caos. Fu offrendo una garanzia a tutti i creditori che riuscimmo a rasserenare la situazione e a dare credibilità al nuovo Paese. Naturalmente vi fu sempre un gioco di vasi comunicanti tra i rami francese, inglese e austriaco. Il denaro europeo arrivò da ogni parte per consolidare i debiti, in particolare quelli piemontesi. Senza questo, nulla sarebbe stato possibile. A partire dal 1866, l’Italia avrebbe avuto ancora bisogno di fondi per Roma e Venezia. James de Rothschild avrebbe continuato a raccogliere prestiti. Camillo Benso, conte di Cavour, diceva: «Il denaro è il nervo della guerra, e i Rothschild ne hanno!». Ma nel 1870, con uno Stato italiano ormai più forte, il Paese si sarebbe rivolto alla Banca d’Italia e l’influenza della famiglia avrebbe iniziato a diminuire.
Club Italie-France : Il ramo di Napoli intrattenne relazioni finanziarie con diversi Stati della penisola italiana. Perché questa presenza italiana rimane meno conosciuta rispetto a quelle di Londra o di Parigi?
Élie de Rothschild Jr. : La Casa di Napoli durò soltanto quarantadue anni. Fu prestigiosa per la sua cultura, le sue tradizioni e per il suo strettissimo rapporto con il Vaticano, ma risultò piuttosto poco redditizia sul piano degli affari. Si estinse rapidamente, nel 1863, in seguito all’unificazione dell’Italia. Gli investitori, alla ricerca di stabilità, preferirono i rami di Londra, Parigi o Vienna. La Casa italiana declinò anche perché l’unico erede di Carl, Adolf von Rothschild, sposato «per errore» con sua cugina Julie, non poté avere figli; conseguenza di un matrimonio mal assortito che non li rese mai felici. Senza un erede diretto, il ramo di Napoli era dunque destinato a scomparire a vantaggio delle altre Case.
Club Italie-France : Quali legami intellettuali, artistici o personali la sua famiglia ha intrattenuto nel corso del tempo con l’Italia e con le sue grandi famiglie?
Élie de Rothschild Jr. : Il legame è molto forte. Carl von Rothschild, dopo il suo insediamento a Napoli nel 1821, divenne il banchiere dei Borbone delle Due Sicilie e del Papa e finanziò la prima ferrovia italiana, la Napoli-Portici. Intorno al 1860, la Casa di Parigi finanziò Cavour e il Regno di Piemonte e rimase molto vicina alle famiglie del Risorgimento, in particolare ai Ricasoli.
Club Italie-France : Il nome Rothschild ha suscitato una notevole ammirazione, ma anche fantasie, caricature e teorie complottiste. Perché, secondo lei, la sua famiglia è diventata il bersaglio di così tante proiezioni?
Élie de Rothschild Jr. : Secondo me, questa notorietà, unita al culto del segreto, indispensabile alle attività della famiglia, è responsabile di tutta questa creatività da parte dei giornalisti, degli antisemiti e del popolo nel suo insieme. Meno si sa, più si inventa: è risaputo. Poiché quasi nessuno sapeva realmente qualcosa, era facile inventare il maggior numero possibile di aneddoti per influenzare l’opinione pubblica, distogliendo allo stesso tempo l’attenzione dai veri temi che danno fastidio. È ancora così oggi: guardate i telegiornali, si distoglie continuamente l’attenzione del popolo e, nel frattempo, gli eletti approvano leggi contrarie al buon senso e all’interesse generale.
Club Italie-France : Come si reagisce umanamente quando si sente attribuire alla propria famiglia un’influenza quasi illimitata sulle guerre, sui governi, sulle banche o sul destino delle nazioni?
Élie de Rothschild Jr. : Fa parte delle grandi menzogne e delle sciocchezze della Storia. Nessuno sa che nei contratti di prestito agli Stati esisteva una clausola di rimborso anticipato in caso di guerra. Questo avrà sicuramente contribuito a dissuadere più di un sovrano, privilegiando la discussione diplomatica piuttosto che quella militare per risolvere una controversia.
Inoltre, mi sembra che i conflitti favoriscano soltanto i produttori di armi, un’attività che non ha mai fatto parte degli interessi della famiglia. I nostri detrattori replicheranno che i Rothschild investirono anche nelle miniere o in fabbriche che partecipavano allo sforzo bellico, ed è vero. Ma ciò che avremmo guadagnato vendendo armi lo avremmo perso in altri settori, perché in tempo di guerra la fiducia scompare. L’attività economica si ferma, non si crea più nulla. È la rovina per tutti. Di conseguenza, ciò che si guadagnava da una parte si perdeva dall’altra, e anche molto di più. Per questo immaginare che ci siamo arricchiti favorendo le guerre non ha alcun senso. E, in ogni caso, i sovrani non hanno mai avuto bisogno di nessuno per mostrare i muscoli e radunare eserciti.
Infine, aggiungerei che la famiglia ha creato così tanto e ha contribuito al miglioramento del genere umano attraverso i suoi investimenti, le sue donazioni e le sue azioni a favore della salute, dell’arte e della cultura, che pensare che avrebbe lasciato distruggere tutto soltanto per arricchirsi ancora di più è segno di una grande ingenuità.
Club Italie-France : Esiste un luogo comune sui Rothschild che il suo libro cerca in modo particolare di smontare?
Élie de Rothschild Jr. : Innanzitutto ci si rimprovera di aver fatto fortuna grazie all’insider trading. Conoscendo l’esito della battaglia di Waterloo prima di chiunque altro, Nathan avrebbe fatto credere alla sconfitta degli inglesi per far crollare il valore delle azioni e ricomprarle a un prezzo molto più basso, prima che risalissero. Questo è vero. Ma l’analisi è sbagliata: Nathan conosceva l’esito della battaglia, è vero, perché era stato l’unico a inviare osservatori sul campo di battaglia. Anche altri avrebbero potuto fare lo stesso. Non si tratta dunque di insider trading, ma semplicemente di un’eccellente strategia aperta a tutti. Siamo ben lontani dalla presunta malversazione propagata, ancora una volta, sempre dagli stessi invidiosi. Inoltre, Nathan Rothschild era già molto potente a quell’epoca; non è quindi in quell’occasione che fece fortuna. E coloro ai quali diede scacco matto, grandi finanzieri della storia, erano ben lontani dall’essere degli angeli…
Club Italie-France : Il suo percorso non si limita all’universo della finanza. Si è interessato alla scrittura, allo spettacolo, alla fotografia, al design, al vino e all’imprenditoria. Da dove nasce questa molteplicità di passioni?
Élie de Rothschild Jr. : Credo che sia un grande difetto. Già da giovane ho provato moltissime attività e sport diversi. Nulla mi ha mai interessato abbastanza da dedicarvi tutta la vita. E più tardi è stato lo stesso: quando ho l’impressione – ed è ovviamente solo un’impressione – di aver compreso completamente un mestiere, esso smette di interessarmi e passo a qualcos’altro. Sono una specie di saggista, o di opportunista impenitente. Ma non si sbagli: resto invece molto fedele in amicizia e anche nel resto.
Là dove eccello, grazie ai miei genitori, è invece nel rapporto con il cliente: mettersi sempre nei panni dell’altro. Vale nella vita come negli affari. Oggi più che mai, le aziende risparmiano su questa fase di analisi, lasciando agli ingegneri, agli informatici o agli strateghi il compito di finalizzare il prodotto. È un grave errore, che mi piace individuare in ogni fase dei miei acquisti. Perché non dimentichiamolo mai: il diavolo si nasconde nei dettagli. E bisogna dire che, al giorno d’oggi, ha sempre più lavoro…
Club Italie-France : Quale posto occupa la creazione artistica nella sua vita? È una forma di libertà, un modo per comprendere il mondo o una necessità interiore?
Élie de Rothschild Jr. : Ho fatto l’attore, il capocomico di rivista, ho fondato anche il mio gruppo musicale e ho fatto il DJ. Oggi sono anche l’agente di giovani artisti emergenti, tra cui Jean-Louis Duclaux e Cavart, che ammiro per la loro creatività.
Club Italie-France : La sua famiglia ha intrattenuto un rapporto eccezionale con l’arte, il collezionismo e il mecenatismo. Perché la cultura ha sempre avuto un ruolo così importante nell’universo Rothschild?
Élie de Rothschild Jr. : Da sempre, frequentando l’alta società, siamo stati a contatto con ciò che è bello e prezioso. Nel XVIII secolo si trattava meno di speculazione che del desiderio di decorare la propria casa o di mostrare il proprio potere. In seguito, abbiamo utilizzato l’arte per aiutare i nostri contemporanei. Sostenevamo gli artisti acquistando le loro opere, per offrirle ai comuni o allo Stato, che potevano così metterle a disposizione del popolo. Ancora oggi, numerosi pezzi delle collezioni Rothschild sono esposti in moltissimi municipi e musei in tutto il mondo. Molto spesso sono stati donati senza alcuna contropartita.
Club Italie-France : Il vino occupa un posto particolare nella storia della sua famiglia. Al di là della sua dimensione economica, rappresenta per lei un patrimonio, un’arte di vivere, una cultura o un certo modo di concepire il tempo?
Élie de Rothschild Jr. : Il vino occupa un posto a parte nella famiglia Rothschild. Anch’io ho ceduto al suo fascino creando i miei vini del Sud: Sirmontagu. (Il nome del mio magnifico cavallo, quando ero più giovane!) E partecipo attivamente anche al mio nuovo progetto: Thélyric (thelyric.fr), un tè frizzante biologico al quale contribuisco con il mio know-how di stratega e anche di degustatore! Con vere foglie di tè biologico e pochissimo zucchero aggiunto è una bibita straordinaria che non danneggia la salute. Non tutti possono dire lo stesso, non crede? (Ride…)
Club Italie-France : Che cosa la anima oggi? È ancora la volontà di intraprendere, il desiderio di trasmettere, la curiosità intellettuale, l’incontro con gli altri o la necessità di lasciare un’opera personale?
Élie de Rothschild Jr. : Mi piace sempre di più trasmettere la mia esperienza dei Paesi nei quali ho vissuto e delle attività che ho svolto in molti settori. Lo faccio soprattutto attraverso i consigli di amministrazione nei quali opero, ma, stranamente, molto spesso non tengono conto di ciò che raccomando! (Ride…)
Club Italie-France : In un mondo dominato dall’immediatezza, dai mercati, dai social network e da fortune costruite in pochi anni, che cosa possono ancora insegnarci le grandi famiglie che ragionano su più generazioni?
Élie de Rothschild Jr. : Per essere sincero, sono costernato dalla mancanza di intelligenza e di compassione dimostrata da tutte queste grandi famiglie, fortunate ma, a mio avviso, perfettamente insensibili alle difficoltà che la società e le classi medie stanno attraversando. Ossessionate dalla tassazione, che cercano di evitare con ogni mezzo, queste famiglie alla guida di grandi gruppi non sono mai state così ricche. E invece di mettere una parte di questa potenza al servizio della collettività – cosa che, peraltro, non le renderebbe meno ricche – continuano a prelevare tutto ciò che possono, senza mai sentirsi sazie, corrompendo i decisori politici come mai prima d’ora. Nel frattempo, il popolo vede aumentare i propri oneri e diminuire i propri diritti. Ma fino a dove arriveremo? Non ci rendiamo conto che stiamo tornando all’epoca feudale? Quando i signori brillavano e i servi sudavano?
Club Italie-France : I nuovi miliardari della tecnologia dispongono oggi di un potere finanziario e mediatico considerevole. Secondo lei, incarnano una forma di potere profondamente diversa da quella delle antiche dinastie imprenditoriali europee?
Élie de Rothschild Jr. : Oggi il dominio sul tempo cambia oggetto. Il capitalismo industriale imponeva il ritmo della fabbrica; il capitalismo digitale impone il ritmo dell’attenzione: notifiche, gestione algoritmica dei fattorini e degli autisti (uberizzazione), disponibilità permanente. È la stessa logica di estrazione del valore per ogni unità di tempo vissuto, ma oggi si esercita in modo più diffuso, più intimo e soprattutto molto più difficile da combattere collettivamente (un fattorino di Uber ha molta più difficoltà a scioperare rispetto a un metalmeccanico del 1936). Infine, mi colpisce l’accumulo privato di un potere economico senza alcuna misura rispetto al resto della popolazione, soprattutto quando queste grandi fortune pagano meno imposte dei loro stessi dipendenti.
Club Italie-France : Il denaro può offrire l’indipendenza, ma può anche allontanare dalla realtà? Come si possono preservare la curiosità, l’empatia e la libertà di giudizio quando si nasce in un ambiente privilegiato?
Élie de Rothschild Jr. : Certamente, sono nella posizione meno adatta per dare lezioni, ma mi sembra che un contributo equo alla collettività sia la contropartita morale che ogni miliardario dovrebbe impegnarsi a pagare, come ringraziamento per tutto ciò che la società gli ha dato. Perché, contrariamente a quanto si sente dire senza alcun pudore, anche i più grandi imperi finanziari dipendono dalle infrastrutture pubbliche, dalla stabilità politica, dall’istruzione, dalla sicurezza, dai lavoratori qualificati, dalle strade e dalle reti energetiche. Nessun miliardario ha mai costruito da solo la propria strada, né ha mai spento da solo un incendio: si saprebbe!
Club Italie-France : Che rapporto ha con il concetto di successo? Si misura in ciò che si possiede, in ciò che si costruisce, in ciò che si trasmette oppure nella libertà di diventare sé stessi?
Élie de Rothschild Jr. : La corsa al profitto l’ho naturalmente perseguita quando ero più giovane. Oggi sono sempre meno materialista. Se ho di che vivere bene e dei buoni amici, questo dovrebbe bastarmi.
Club Italie-France : Il suo libro è dedicato alla trasmissione di una memoria familiare. Ma lei stesso, che cosa vorrebbe trasmettere alle generazioni future?
Élie de Rothschild Jr. : Il rispetto per il lavoro ben fatto, la compassione, il buon senso; sono valori che, a mio avviso, si stanno perdendo. Ma, dopotutto… in antichi manoscritti di quasi cinquemila anni fa si trovano già i messaggi di anziani che si lamentavano di una certa decadenza della gioventù. (Ride…)
Club Italie-France : Quale sguardo rivolge all’Europa di oggi? È ancora capace di produrre grandi visioni industriali, culturali e politiche oppure è diventata prigioniera della gestione del presente?
Élie de Rothschild Jr. : Un’immagine vale più di ogni discorso: l’Europa di oggi mi fa pensare all’Impero Galattico di George Lucas. Von der Leyen è peggio di Dark Vador, sempre pronta a fare una nuova mossa sbagliata. Continuo a non comprendere le sue decisioni a favore dei grandi gruppi industriali a discapito delle persone (laboratori farmaceutici, aumento del prezzo dell’energia, Mercosur, insetticidi mortali, ecc.). Quanto ai dirigenti di tutta Europa, sono ormai ampiamente passati al lato oscuro della Forza, trascurando gli interessi del proprio popolo e risparmiando invece le grandi corporation ricche e potenti.
Club Italie-France : La sua famiglia intrattiene da quasi due secoli stretti legami con l’Italia. Al di là della sua storia economica, che cosa la colpisce maggiormente del nostro Paese? Il suo stile di vita, la sua cultura, il suo patrimonio, i suoi paesaggi o forse il suo modo unico di conciliare tradizione e creatività?
Élie de Rothschild Jr. : Bisogna ammetterlo, il clima italiano è molto piacevole, così come l’architettura, la moda e quella lingua italiana che sembra cantare. È un Paese che ho sempre visitato con grande piacere. Molto tempo fa mi addormentai nella vasca idromassaggio dell’Hotel Alef di Roma. Credo che se lo ricordino ancora, per l’allagamento che avevo provocato! (Ride.)
Club Italie-France : Se dovesse far scoprire l’Italia a un giovane europeo che non vi è mai stato, quali luoghi, quali opere, quali artisti o quali esperienze gli consiglierebbe per comprendere l’anima profonda del nostro Paese?
Élie de Rothschild Jr. : Bisogna camminare nel Foro non per «vedere delle rovine», ma per percepirne la stratificazione. Sotto i nostri piedi ci sono duemilacinquecento anni di Potere, dal Senato della Repubblica ai papi barocchi. Il sacro è trattato attraverso corpi di strada, piedi sporchi, una luce che cade come il riflettore di un teatro su santi che sembrano semplici vicini di casa.
La sera, la vera lezione è altrove: sedersi sulla terrazza di un locale a Trastevere senza fare nulla, guardando passare la gente. I Romani hanno un’espressione per questo: dolce far niente. E non è pigrizia, è una filosofia di vita.
E poi Firenze, Napoli e la Sicilia. Ma soprattutto, bisognerebbe fare questo viaggio con la persona che si ama. Perché non condividerlo non avrebbe alcun senso.
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Intervista del
24 Luglio
Informazioni
Predestinato alla finanza, a partire dal 1990 svolge stage presso diverse banche, tra cui Fortis Banque e Bear Stearns.


