Guglielmo Giovanelli Marconi
Club Italie-France : Lei porta uno dei cognomi più illustri della storia della scienza mondiale. Che cosa significa, umanamente prima ancora che simbolicamente, essere oggi il nipote di Guglielmo Marconi?
Guglielmo Giovanelli Marconi : Oggi viviamo nell’era del wireless, delle comunicazioni senza fili. Il padre assoluto di questa rivoluzione che ha cambiato la storia dell’umanità è stato Guglielmo Marconi. Lo è stato non soltanto perché, nel dicembre del 1895, a soli ventun anni, realizzò a Villa Griffone, la dimora di famiglia – nell’attuale Sasso Marconi, in provincia di Bologna – il primo esperimento di trasmissione di un segnale radio attraverso l’etere, ma anche perché seppe trasformare quella scoperta in una vera innovazione. Mio nonno non fu soltanto un grande inventore, ma anche un grande imprenditore. Fu infatti il primo a brevettare la propria invenzione. Ancora oggi il diritto internazionale riconosce come inventore non soltanto chi concepisce una scoperta, ma anche chi per primo la brevetta. Dopo l’esperimento del dicembre 1895, Guglielmo Marconi depositò infatti il brevetto a Londra, nel marzo del 1896.
Club Italie-France : Dietro l’inventore, il Premio Nobel e l’imprenditore, chi era realmente Guglielmo Marconi? Quale uomo emerge dai ricordi e dai racconti tramandati in famiglia?
Guglielmo Giovanelli Marconi : Era un uomo contro tutti. Aveva soltanto quattordici anni quando cominciò a coltivare questo sogno, nato da un’ispirazione avuta al Santuario di Oropa, in Piemonte. Da quel luogo, osservando il paesaggio dall’alto, cercò di immaginare un sistema che permettesse di comunicare attraverso l’etere.
Fu aiutato anche dalla lettura di una rivista alla quale era abbonato e che amava particolarmente, L’Elettricità. Era una delle pochissime pubblicazioni europee a occuparsi degli studi sulla possibile trasmissione attraverso l’etere e, in particolare, delle teorie di Heinrich Hertz e James Clerk Maxwell. Marconi li considerava teorici straordinari, autenticamente rivoluzionari: avevano intuito e descritto il fenomeno, senza però riuscire ancora a tradurlo in un’applicazione concreta. Fu lui a trasformare quelle teorie in realtà.
Anche il mondo accademico e universitario italiano gli era ostile. Aveva studiato all’Università di Bologna, ma molti lo consideravano completamente folle. Fu bocciato sei volte all’esame di Fisica e non conseguì mai la laurea. Quando, in seguito, divenne celebre in tutto il mondo, ricevette però trenta lauree honoris causa, tra cui quella della stessa Università di Bologna.
Club Italie-France : Quali qualità personali hanno reso possibile un’impresa che sembrava impossibile: trasmettere un messaggio attraverso lo spazio senza alcun filo?
Guglielmo Giovanelli Marconi : Anzitutto la visione. Fin dall’età di quattordici anni mio nonno inseguì con determinazione questa idea, dedicandosi a una lunga serie di esperimenti, molti dei quali fallirono. Continuò però a perseverare fino ai ventun anni quando, nel dicembre del 1895, a Villa Griffone, riuscì finalmente a realizzare il celebre esperimento che segnò l’inizio della radio. Alla visione unì una straordinaria determinazione e una qualità rara: l’indifferenza verso le critiche. Non si lasciò scoraggiare da chi lo considerava un sognatore o un folle.
Le difficoltà arrivarono persino all’interno della famiglia. Suo padre, Giuseppe Marconi, noto imprenditore dell’epoca, guardava con grande scetticismo agli esperimenti che il figlio conduceva nella stanza dei bachi da seta di Villa Griffone. Al contrario, sua madre, Annie Jameson, appartenente a un’importante famiglia imprenditoriale irlandese – allora suddita dell’Impero britannico – fu l’unica a sostenerlo fin dall’inizio, anche economicamente, spesso di nascosto dal marito. Credo che in lui convivessero due anime: la visione e la creatività italiane, unite alla passione e al temperamento irlandesi.
Club Italie-France : La storia celebra spesso le invenzioni, molto meno il carattere degli inventori. Quali valori ritiene abbiano guidato tutta la vita di suo nonno?
Guglielmo Giovanelli Marconi : Secondo quanto mi raccontava mia nonna, la contessa Maria Cristina Bezzi-Scali, che sposò Guglielmo Marconi a Roma nel 1925 e gli rimase accanto fino alla sua scomparsa, nel 1937, il valore che guidò tutta la sua vita fu uno soltanto: salvare vite umane, soprattutto quelle delle persone di mare.
Mio nonno inventò la radio pensando innanzitutto a loro. Alla fine dell’Ottocento i mari e gli oceani erano, di fatto, immensi cimiteri a cielo aperto. Chi partiva spesso non faceva più ritorno e non esistevano strumenti rapidi per chiedere soccorso. L’unica forma di comunicazione era la telegrafia via cavo sottomarino, lenta e insufficiente a fronteggiare le emergenze.
Il primo salvataggio reso possibile dalla radio risale al 1897, nelle acque britanniche. Gli ultimi continuano ad avvenire ancora oggi nel Mediterraneo. È la dimostrazione che la radio, a oltre un secolo dalla sua invenzione, continua ancora a salvare migliaia di vite umane.
La Marina italiana comprese fin dall’inizio l’importanza di questa innovazione. Tra i numerosi incarichi ricoperti da mio nonno – Presidente della Reale Accademia d’Italia, Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani e Senatore del Regno – vi fu anche quello di Contrammiraglio onorario della Regia Marina. Era un riconoscimento che rifletteva il suo autentico amore per il mare e per chi lo viveva.
Fin da bambino navigava con il padre su una piccola imbarcazione ed era profondamente colpito dalle tragedie che avvenivano in mare. A questo si aggiungeva l’influenza delle sue origini materne. La madre era irlandese e apparteneva a un popolo segnato dalla Grande Carestia dell’Ottocento (Great Potato Famine), quando centinaia di migliaia di persone lasciarono l’Irlanda dirette verso l’America e moltissime persero la vita durante la traversata dell’Atlantico. Anche per questo motivo mio nonno fu sempre profondamente sensibile al dramma di chi affrontava il mare e dedicò il proprio ingegno a rendere quelle traversate più sicure.
Club Italie-France : Oggi siamo abituati a comunicare istantaneamente con ogni parte del pianeta. Abbiamo davvero compreso quanto la nostra quotidianità sia figlia dell’intuizione di Guglielmo Marconi?
Guglielmo Giovanelli Marconi : Non tutti. Oggi siamo, in qualche modo, viziati dalla tecnologia: abbiamo tutto a portata di mano e finiamo per pensare che ciò che utilizziamo ogni giorno sia nato spontaneamente, senza una storia alle spalle. In realtà, noi siamo soltanto i rami di un albero le cui radici affondano nelle grandi intuizioni del passato.
Su questo Steve Jobs ebbe una grande onestà intellettuale. Dopo aver fondato Apple, citava spesso Guglielmo Marconi tra i suoi maestri spirituali, riconoscendone il ruolo fondamentale nell’evoluzione della tecnologia moderna.
Lo stesso vale per Martin Cooper, l’inventore del primo telefono cellulare, presentato nel 1973. Nelle sue conferenze ricorda spesso di considerarsi il continuatore dell’opera di Marconi, perché la telefonia mobile wireless nasce direttamente dall’invenzione della radio. Come ama ripetere lo stesso Cooper, senza la radio non sarebbe mai esistito il telefono cellulare.
Club Italie-France : Se dovesse spiegare a un giovane di vent’anni perché Marconi ha cambiato la storia dell’umanità, quale sarebbe il messaggio essenziale che gli trasmetterebbe?
Guglielmo Giovanelli Marconi : Di non fermarsi davanti alle sconfitte. Guglielmo Marconi, da giovane, incontrò numerose difficoltà: incomprensioni in famiglia, ostilità da parte del mondo accademico e molti insuccessi lungo il suo percorso. Il messaggio che ci lascia è proprio quello di non arrendersi mai e di trasformare le sconfitte in uno stimolo per andare avanti.
La sua vittoria definitiva arrivò soltanto nel 1901, quando riuscì a trasmettere il primo segnale radio attraverso l’Oceano Atlantico, da Poldhu, in Cornovaglia, fino a St. John’s, a Terranova, in Canada.
Fino ad allora molti suoi detrattori sostenevano che la radio fosse un’invenzione interessante, ma di scarsa utilità pratica, perché ritenevano che potesse trasmettere soltanto a brevi distanze e che i cavi telegrafici sottomarini restassero il mezzo di comunicazione più efficace.
Con lo storico esperimento del 12 dicembre 1901, Marconi dimostrò invece che le onde radio potevano attraversare gli oceani, propagandosi grazie al loro rimbalzo sulla ionosfera e raggiungendo l’altra sponda dell’Atlantico. Quella fu la sua vittoria definitiva: la vittoria della radio sulla telegrafia via cavo, che fino a quel momento aveva dominato il mondo delle comunicazioni.
Club Italie-France : Marconi fu contemporaneamente ricercatore, imprenditore e visionario. Possiamo considerarlo uno dei primi grandi innovatori moderni, capace di trasformare una scoperta scientifica in una rivoluzione economica e sociale?
Guglielmo Giovanelli Marconi : Assolutamente sì. Un aspetto significativo è che Guglielmo Marconi scelse sempre con grande attenzione i luoghi in cui realizzare i suoi esperimenti. Penso, ad esempio, a Poldhu, in Cornovaglia, da dove nel 1901 partì il celebre segnale radio destinato a raggiungere St. John’s, a Terranova, in Canada.
Sia la Cornovaglia sia Terranova erano, all’epoca, territori economicamente molto poveri, segnati da una forte disoccupazione e da gravi problemi sociali. Marconi li scelse anche perché vi trovò persone desiderose di costruire un futuro migliore: contadini, marinai e lavoratori che contribuirono concretamente alla realizzazione dei suoi esperimenti. Il loro impegno fu determinante.
Quando quei test ebbero successo, quelle stesse località divennero sedi strategiche della Marconi Company, fondata a Londra nel 1897 e considerata la prima grande impresa globale delle radiocomunicazioni.
Bisogna ricordare che Londra, nel 1897, non era soltanto la capitale del Regno Unito, ma anche il centro di un impero che si estendeva su circa un terzo delle terre emerse. Questo consentì alla Marconi Company di sviluppare rapidamente una rete internazionale di stazioni radio e filiali in numerosi Paesi dell’Impero britannico e, successivamente, in molte altre parti del mondo.
Le stazioni Marconi sorsero in India, a Ceylon (oggi Sri Lanka), in Canada e anche in Giappone, dove nel 1933 venne inaugurata quella di Osaka in occasione dell’importante onorificenza conferita a Marconi dall’imperatore Hirohito. Altre installazioni nacquero in Sud America, tra Buenos Aires e Montevideo. Ancora oggi, in molti di questi luoghi, si trovano monumenti dedicati a Marconi.
L’Australia occupa un posto speciale nella sua storia. Nel 1930, a bordo dello yacht Elettra, il suo straordinario laboratorio galleggiante ormeggiato nel porto di Genova, riuscì ad accendere con un impulso radio le luci del Municipio di Sydney. Fu l’esperimento di comunicazione a distanza più spettacolare e più esteso della sua vita.
Club Italie-France : Molti vedono Internet, il Wi-Fi, il Bluetooth, la telefonia mobile e le comunicazioni satellitari come tecnologie del XXI secolo. Quanto di questo universo tecnologico affonda le proprie radici nelle intuizioni di suo nonno?
Guglielmo Giovanelli Marconi : Moltissimo. Prendiamo, ad esempio, le comunicazioni satellitari. I satelliti affondano le proprie radici negli studi che Guglielmo Marconi dedicò all’antenna parabolica negli anni Trenta. Tra il 1933 e il 1937 condusse numerosi esperimenti lungo la costa ligure, tra Santa Margherita Ligure, Rapallo e Sestri Levante, utilizzando come laboratorio galleggiante il suo yacht Elettra. Fu proprio in quegli anni che sviluppò i primi studi sull’antenna parabolica, destinata a diventare l’antenata delle moderne comunicazioni satellitari.
Allo stesso modo, anche il radar trova origine nelle sue ricerche. Marconi parlava di “navigazione cieca”, un sistema concepito per consentire la navigazione e l’individuazione di ostacoli anche in condizioni di scarsa visibilità. Anche questi esperimenti furono condotti tra il 1933 e il 1937 lungo la costa ligure. Scelse quell’area perché la considerava una delle più favorevoli d’Italia per le comunicazioni radio: le condizioni atmosferiche erano particolarmente stabili, le interferenze ridotte e l’ambiente ideale per svolgere sperimentazioni sulle onde radio. Gli ultimi quattro anni della sua vita, dal 1933 fino alla morte nel 1937, furono quindi tra i più intensi e fecondi della sua attività scientifica.
Club Italie-France : Oggi l’intelligenza artificiale apre una nuova fase della storia dell’umanità. Ritiene che questa rivoluzione possa essere paragonata, per portata storica, a quella inaugurata da Marconi?
Guglielmo Giovanelli Marconi : Sì, credo di sì, perché in fondo sono sempre i rami dello stesso albero. C’è però un aspetto fondamentale da sottolineare: Guglielmo Marconi concepiva la scienza come uno strumento etico, al servizio dell’umanità. La sua radio nacque per aiutare le persone, salvare vite umane in mare e mettere in comunicazione i continenti. Per questo mi viene spontaneo metterlo a confronto con Robert Oppenheimer, che considero invece il simbolo di una scienza orientata verso finalità distruttive. Fu l’inventore della bomba atomica e, come è noto, in seguito si pentì profondamente del proprio operato.
Mio nonno non avrebbe mai seguito quella strada. A un certo punto condusse alcuni esperimenti su una nuova invenzione che, per ragioni di propaganda, venne poi definita il “raggio della morte”. Quando però comprese quali effetti avrebbe potuto produrre, decise di interrompere quelle ricerche e di distruggere il progetto. Quell’invenzione non fu mai portata a termine proprio perché era in contrasto con la sua idea di scienza, una scienza etica, concepita per il bene dell’umanità e non per la sua distruzione.
Club Italie-France : Ogni grande innovazione può produrre progresso ma anche nuove forme di potere. Secondo lei, quale responsabilità morale dovrebbe accompagnare oggi chi sviluppa le tecnologie che cambieranno il futuro?
Guglielmo Giovanelli Marconi : La prima responsabilità dovrebbe essere quella di diffondere la cultura autentica e la conoscenza, non la disinformazione che troppo spesso circola in rete. La cultura è il fondamento di ogni società civile. Il grande male del nostro tempo è l’ignoranza, alimentata dalla perdita della memoria storica. È da lì che nascono l’intolleranza, l’odio e, troppo spesso, anche la violenza.
Il wireless, che mio nonno ha contribuito a rendere possibile, rappresenta uno straordinario strumento di diffusione della conoscenza, dell’etica e della cultura. È fondamentale che questa sia la sua vocazione prevalente, senza lasciare spazio a quegli utilizzi distorti della tecnologia che producono effetti profondamente negativi.
Sono convinto che Guglielmo Marconi non avrebbe mai accettato realtà come il deep web o il dark web, dove l’anonimato viene spesso utilizzato per alimentare attività illecite e forme di criminalità. La sua idea di comunicazione era esattamente l’opposto: mettere la tecnologia al servizio del progresso, della sicurezza e della crescita dell’umanità.
Club Italie-France : L’Europa parla sempre più di sovranità tecnologica. La figura di Guglielmo Marconi può ancora rappresentare un modello per costruire un’autentica autonomia scientifica e industriale europea?
Guglielmo Giovanelli Marconi : Credo di sì. Guglielmo Marconi è stato profondamente europeo, pur avendo costruito una rete di relazioni e di attività che si estendeva ben oltre il continente. Intrattenne rapporti eccellenti anche con gli Stati Uniti, dove fondò una filiale della Marconi Company, destinata in seguito a diventare la Radio Corporation of America (RCA), una delle più importanti aziende del settore delle telecomunicazioni.
Nonostante il riconoscimento internazionale e i forti legami con il mondo anglosassone, rimase sempre profondamente italiano. Sia il governo britannico sia quello statunitense gli offrirono, in diverse occasioni, la possibilità di acquisire la cittadinanza dei rispettivi Paesi. Marconi declinò sempre queste proposte con grande cortesia, ribadendo di essere italiano e di voler rimanere tale. Credo che questo rappresenti ancora oggi un messaggio importante: essere aperti al mondo, costruire reti internazionali e collaborare con tutti, senza mai rinunciare alla propria identità e alle proprie radici.
Club Italie-France : La ricerca scientifica, da sola, non basta. Servono imprese, capitali, istituzioni e una visione di lungo periodo. Quanto era consapevole suo nonno dell’importanza di creare un ecosistema capace di trasformare la ricerca in sviluppo?
Guglielmo Giovanelli Marconi : È stato il primo esempio di inventore-imprenditore. Aveva questa doppia natura, perché capiva che ogni invenzione, per svilupparsi, aveva bisogno di sostegni economici: i materiali costano. Creò quindi la Marconi Company anche per cercare investitori che potessero aiutarlo ad acquisire i mezzi necessari allo sviluppo delle sue invenzioni. Per l’epoca fu un fenomeno rivoluzionario. In passato, infatti, gli inventori si rivolgevano generalmente a qualche mecenate, ma non avevano la visione globale di Marconi. La Marconi Company aveva investitori provenienti da tutto il mondo ed era un’impresa che utilizzava i guadagni per acquistare i materiali necessari allo sviluppo di invenzioni estremamente costose.
Basti pensare alla navigazione cieca, all’antenna radar, all’antenna parabolica, agli aquiloni utilizzati per sostenere le antenne o alle costruzioni realizzate in diverse parti del mondo, dalla Cornovaglia al Canada e all’Australia, affrontando condizioni climatiche molto differenti e difficoltà di ogni genere. Erano attività costose, che richiedevano finanziamenti importanti, e Marconi lo aveva compreso perfettamente.
Club Italie-France : L’Italia ha dato al mondo figure come Leonardo da Vinci, Galileo Galilei, Enrico Fermi e Guglielmo Marconi. Perché oggi sembra più difficile far emergere personalità di questa statura? È un problema di talento, di investimenti o di visione?
Guglielmo Giovanelli Marconi : No. Il problema è che spesso abbiamo una mentalità un po’ provinciale, che ci porta ad ammirare il giardino del vicino invece di valorizzare ciò che abbiamo in casa nostra. Tendiamo a seguire le mode straniere, mentre sono proprio gli stranieri a dovere moltissimo all’Italia. Questo è uno dei limiti della cultura superficiale che, troppo spesso, caratterizza il nostro tempo. L’Italia ha dato un contributo immenso alla civiltà mondiale. Basti pensare alle scoperte di Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci, all’arte di Michelangelo e Raffaello, alla letteratura di Dante Alighieri, fino al genio di Leonardo da Vinci.
Il contributo dell’Italia è stato straordinario, eppure continuiamo ad avere questa tendenza ad ammirare soprattutto ciò che viene dall’estero, ciò che appare esotico o di moda. Credo che questo sia uno dei piccoli limiti del nostro Paese.
Club Italie-France : Viviamo in un’epoca in cui l’innovazione corre più veloce della nostra capacità di comprenderne le conseguenze. Ritiene che la società contemporanea dedichi ancora abbastanza spazio alla riflessione etica sul progresso scientifico?
Guglielmo Giovanelli Marconi : Non lo so. È una domanda alla quale potremo rispondere solo tra qualche anno, osservando gli sviluppi di questa epoca. Credo che oggi l’attenzione sia rivolta soprattutto ad altri aspetti, non esclusivamente a quello etico. Esistono grandi gruppi internazionali dell’high-tech che tendono a spartirsi il potere della comunicazione mondiale, spesso nel nome degli affari e del profitto.
Per rispondere davvero a questa domanda bisognerà vedere quale sarà l’evoluzione dei prossimi anni e capire se questi grandi protagonisti del mondo del wireless riusciranno a fare anche qualcosa di positivo, oltre a perseguire il profitto. Oggi è ancora troppo presto per dare una risposta definitiva.
Club Italie-France : Esistono episodi familiari, documenti o testimonianze poco conosciute che rivelano un lato sorprendente della personalità di Guglielmo Marconi e che il grande pubblico ignora?
Guglielmo Giovanelli Marconi : Sì. Uno degli aspetti meno conosciuti è il grande rispetto che Guglielmo Marconi nutriva nei confronti degli altri scienziati che lavoravano nel suo stesso campo e che, come lui, cercavano di realizzare una forma di telegrafia senza fili, il nome originario della radio. C’è un episodio molto significativo. Nel 1902 si recò a Kronštadt, in Russia, per incontrare lo zar Nicola II. In quell’occasione conobbe Aleksandr Popov, il più importante scienziato russo dell’epoca e, allo stesso tempo, il suo principale concorrente nella corsa alla telegrafia senza fili.
Dopo aver preso atto dei risultati ottenuti da Marconi tra il 1895 e il 1901, Popov gli riconobbe con grande onestà intellettuale la priorità della scoperta. In una lettera scrisse, con una certa amarezza ma con straordinaria correttezza, di dover riconoscere in lui il padre della radio. Da quel momento nacque un rapporto di reciproca stima e amicizia tra Marconi e Popov. Purtroppo, dopo la Seconda guerra mondiale, quando entrambi erano ormai scomparsi, questa vicenda venne strumentalizzata. Il regime sovietico sostenne infatti che il vero inventore della radio fosse Popov e non Marconi. Ma queste appartengono alle dinamiche della geopolitica e della propaganda, che vanno ben oltre la storia personale degli scienziati.
Club Italie-France : Lei dedica oggi una parte importante della sua vita alla valorizzazione di questa eredità. Quale sente essere la sua responsabilità più profonda nel custodire e trasmettere la memoria di suo nonno?
Guglielmo Giovanelli Marconi : La memoria storica. Oggi, come dicevo prima, manca la memoria storica. Un amico mi raccontava che, andando spesso a Bologna, aveva conosciuto un’insegnante che accompagnava una scolaresca all’aeroporto Guglielmo Marconi. Sapendo che conosceva mia madre, Elettra Marconi, figlia di Guglielmo Marconi, gli disse: «Vediamo se i ragazzi sanno chi era Guglielmo Marconi».
L’insegnante si rivolse allora agli studenti: «Questo signore conosce la figlia di Guglielmo Marconi. Voi sapete sicuramente chi era Guglielmo Marconi». Uno dei ragazzi alzò la mano e rispose: «L’aeroporto di Bologna si chiama Guglielmo Marconi, quindi sarà stato un famosissimo pilota d’aereo». Questo episodio dimostra quanta ignoranza storica esista ancora oggi, non solo sul piano della storia politica o generale, ma anche nel campo della scienza.
Club Italie-France : Al di là della memoria familiare, quali sono oggi i progetti, le iniziative e le attività che assorbono maggiormente il suo impegno e la sua passione?
Guglielmo Giovanelli Marconi : Sono docente universitario di Storia contemporanea presso l’Università Guglielmo Marconi di Roma. Il mio impegno è soprattutto quello di far comprendere ai giovani, proiettati verso il futuro dell’high-tech, della tecnologia e del wireless, quanto sia importante prendere esempio dalle radici etiche e positive del passato. Altrimenti si rischia di andare incontro a derive pericolose. Non basta essere competenti nella tecnologia: bisogna anche saper mantenere un legame con un passato storico e morale che possa rappresentare un punto di riferimento. Questo è fondamentale, soprattutto per evitare alcune delle degenerazioni che oggi osserviamo nell’uso dei telefoni cellulari.
Recentemente è stato pubblicato uno studio promosso a livello europeo che ha lanciato un forte allarme sulla crescente dipendenza dei giovanissimi dallo smartphone. Sempre più spesso manca il dialogo e la comunicazione diretta tra le persone, sostituiti da un utilizzo quasi continuo del cellulare. Accade inoltre che molti giovani si informino esclusivamente attraverso Internet, leggendo pagine contenenti notizie false alle quali finiscono per credere senza alcuno spirito critico, mentre si legge sempre meno. Questa è una degenerazione che riguarda non solo la cultura, ma anche la salute mentale delle nuove generazioni, perché può trasformarsi in una vera e propria forma di dipendenza, paragonabile a quella provocata da una sostanza stupefacente. Per questo credo che sia necessario prestare la massima attenzione a questo fenomeno.
Club Italie-France : Se questa sera potesse trascorrere un’ora con suo nonno, lontano dai laboratori e dalle invenzioni, quale sarebbe la prima domanda che gli rivolgerebbe?
Guglielmo Giovanelli Marconi : Le domande sarebbero ovviamente tantissime, perché non ho avuto la fortuna di conoscere mio nonno: sono nato trent’anni dopo la sua morte. Ho però vissuto con mia nonna, Elettra Marconi, nella casa dove aveva vissuto anche Guglielmo Marconi, fino alla sua scomparsa, nel 1994, all’età di novantaquattro anni. La domanda che rivolgerei a lui è la stessa che un giorno feci a mia nonna: qual è stato il momento di più grande soddisfazione della sua vita, per ciò che aveva creato e per le sue invenzioni?
Mia nonna mi rispose: «Questa risposta la conosco, perché gliela feci anch’io». Mi aspettavo che dicesse: «Quando vinsi il Premio Nobel per la Fisica nel 1909». Ricordiamo che Guglielmo Marconi fu il primo italiano a ricevere il Premio Nobel per la Fisica. Prima di lui altri italiani avevano ottenuto il Nobel, come Carducci per la Letteratura, ma nessuno nella Fisica. Invece rispose: «No, non è stato quello il momento di maggiore soddisfazione». Mi disse che il Nobel fu certamente una grande gioia, ma che, una volta ricevuto il premio dalle mani del re Gustavo V di Svezia, tornò immediatamente a Londra per proseguire i suoi esperimenti, senza nemmeno fermarsi al banchetto ufficiale.
Il momento più bello della sua vita, mi raccontò mia nonna, fu invece nel 1912, dopo la tragedia del Titanic. Marconi era stato invitato a partecipare al viaggio inaugurale della nave, ma per motivi di lavoro non riuscì a partire. Il destino volle così che non si imbarcasse su quella traversata, alla quale partecipavano alcune delle più importanti personalità dell’epoca.Quando il Titanic affondò, Marconi si trovava a New York, dove stava seguendo lo sviluppo della filiale americana della Marconi Company. Appena seppe dell’arrivo dei superstiti, si recò al porto per assisterli. Dei circa 2.200 passeggeri, ne erano sopravvissuti poco più di 700.
Accadde allora qualcosa di straordinario. Quando i superstiti seppero che quell’uomo era Marconi, colui al quale dovevano la vita grazie alla radio, molti furono sopraffatti dall’emozione. Alcuni cercavano di abbracciarlo, altri di baciarlo, altri ancora gli strappavano i bottoni della giacca come ricordo. La polizia dovette persino intervenire per contenere quella manifestazione spontanea di riconoscenza. Per diversi giorni continuarono a radunarsi sotto l’albergo dove soggiornava a New York, cantando, piangendo e chiamandolo. Fu allora che Marconi disse a mia nonna: «Quello è stato il momento più bello della mia vita.
Non il Premio Nobel, ma la riconoscenza delle persone che avevano salvato la propria vita grazie alla radio». La riconoscenza è un valore sempre più raro, e per lui quello fu il riconoscimento più grande che potesse ricevere.
Club Italie-France : Per concludere, se dovesse affidare alle nuove generazioni una sola lezione lasciata da Guglielmo Marconi, quale sceglierebbe? Qual è l’eredità più preziosa che ritiene debba continuare a ispirare il nostro futuro?
Guglielmo Giovanelli Marconi : Credo che la lezione più importante sia quella di riflettere sempre sulla motivazione e sullo scopo etico di ogni invenzione. La radio, ad esempio, è nata anche per salvare vite umane in mare e, ancora oggi, continua a farlo. In tanti mari del mondo, spesso teatro di immense tragedie, continua a rappresentare uno strumento fondamentale di soccorso. Per questo non bisogna guardare soltanto all’aspetto del profitto, che naturalmente fa parte della nostra vita, ma affiancarlo sempre a una visione filantropica e umanitaria, orientata ad aiutare gli altri e a salvare vite umane. Una delle ultime frasi scritte da Guglielmo Marconi, poco prima di morire, e riportata in molti libri, dice: «Le mie invenzioni sono state sempre create per il beneficio dell’umanità e non per la sua distruzione.»
Credo che questa sia la sua eredità più preziosa. Il successo e il profitto sono legittimi, purché siano ottenuti in modo giusto ed equo. Ma devono sempre procedere di pari passo con la volontà di aiutare chi è in difficoltà e di mettere le proprie capacità al servizio di una vita migliore per gli altri.
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Intervista del
1 Settembre
Informazioni
Guglielmo Giovanelli Marconi è Cavaliere di Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM).


