Christine Goguet
Club Italie-France : È stata giornalista, grande reporter, dirigente della stampa e opinionista, prima di dedicare una parte importante del suo percorso alla cultura e al patrimonio. Quale filo conduttore unisce, secondo lei, queste diverse vite professionali?
Christine Goguet : Innanzitutto, la curiosità. E soprattutto il desiderio di comprendere ciò che si nasconde dietro le apparenze. Il giornalismo mi ha insegnato ad andare a vedere, a verificare, a interrogare, a confrontare le diverse versioni e a non accontentarmi mai di un racconto preconfezionato. È esattamente l’approccio che continuo a seguire nei miei libri. Quando lavoro su una grande figura della Storia, parto dalla stessa domanda: qual è la sua interiorità? Qual è la realtà della sua vita intima? Che cosa rimane dietro l’immagine ufficiale, dietro la leggenda, dietro ciò che crediamo di sapere?
C’è anche un altro filo conduttore: la trasmissione. Il giornalista, il saggista e l’opinionista hanno, ciascuno a modo proprio, la stessa responsabilità: fare luce, raccontare, dare un senso e trasmettere.
Club Italie-France : Il giornalismo le ha insegnato a ricercare i fatti dietro le apparenze e a confrontare i racconti con la realtà. Quando scrive delle grandi figure della Storia, rimane sempre giornalista oppure la scrittrice finisce necessariamente per prendere il sopravvento?
Christine Goguet : Rimango profondamente giornalista. Parto dai fatti, dalle biografie, dagli archivi, dalle corrispondenze, dalle testimonianze. Incrocio le fonti, verifico, cerco ciò che è stato dimenticato, minimizzato o talvolta deliberatamente lasciato nell’ombra. Ma il saggista permette poi di andare oltre. Offre maggiore libertà per mettere i fatti in prospettiva, interrogare le contraddizioni e cercare di comprendere una personalità in tutte le sue dimensioni. Il giornalista formula una diagnosi. Il saggista interpreta e mette in prospettiva. Per me, i due approcci sono complementari.
Club Italie-France : Dopo Les Grands Hommes et Dieu, dedicato alla dimensione spirituale di grandi personalità, pubblica Les Grands Hommes et le Diable, che ne esplora le zone d’ombra. Perché ha sentito il bisogno di osservare la grandezza umana a partire da questi due estremi, la luce e l’oscurità? Cerca di decostruire le leggende o, al contrario, di ritrovare l’essere umano dietro la statua?
Christine Goguet : Molto chiaramente, di ritrovare l’essere umano dietro la statua. Con Les Grands Hommes et Dieu mi ero interessata a ciò che queste grandi personalità avevano di più elevato: il loro rapporto con la fede, la trascendenza, la morte, il senso dell’esistenza. Con Les Grands Hommes et le Diable ho voluto esplorare l’altro versante: le fragilità, le passioni, le contraddizioni, talvolta le colpe. Ma non si tratta assolutamente di abbattere le statue. Questa tendenza contemporanea a giudicare continuamente il passato non mi interessa. Ciò che mi interessa è la complessità umana. La grandezza non esclude la debolezza. Il genio non impedisce né la cecità né l’errore. Tra la luce e l’ombra c’è l’essere umano.
Club Italie-France : Rousseau scrive sull’educazione ma abbandona i propri figli; grandi artisti hanno creato capolavori pur avendo comportamenti che oggi giudichiamo profondamente condannabili. È possibile separare l’opera dal suo autore? E fino a che punto possiamo giudicare le figure del passato alla luce dei valori morali del presente senza cadere nell’anacronismo?
Christine Goguet : È una delle grandi questioni della nostra epoca. Bisogna poter guardare i fatti senza indulgenza, ma senza trasformare la Storia in un tribunale permanente. Rousseau rimane un immenso pensatore, nonostante la contraddizione tra le sue teorie sull’educazione e l’abbandono dei suoi figli sia impressionante. Un’opera può superare il proprio autore. Può contenere una verità che colui che l’ha prodotta non è sempre stato capace di incarnare nella propria vita. E poi bisogna diffidare dell’anacronismo morale. Giudicare uomini del XVIII o del XIX secolo come se vivessero oggi è storicamente pericoloso.
Comprendere non significa giustificare. Contestualizzare non significa assolvere. La Storia deve innanzitutto aiutarci a comprendere gli uomini nella loro epoca, con le loro grandezze, i loro limiti e le loro contraddizioni.
Club Italie-France : Ha parlato dell’importanza della sua sensibilità cristiana nella riflessione sul bene, sul male, sulla colpa e sulla redenzione. La fede modifica il suo modo di guardare alle debolezze umane e, forse soprattutto, la sua concezione del perdono?
Christine Goguet : Sì, certamente. Il cristianesimo porta con sé un’idea che mi sembra essenziale: un essere umano non può essere ridotto alla propria colpa. Questo non significa che tutto sia giustificabile. Esistono atti gravi, responsabilità che devono essere assunte ed eventualmente sottoposte alla giustizia. Ma rimane la possibilità del pentimento, del cambiamento e della redenzione. Il perdono è una nozione estremamente esigente. Non consiste né nel negare il male né nel dimenticare.
Club Italie-France : Tra tutte le personalità che ha studiato per i suoi due libri, quale l’ha sorpresa maggiormente o l’ha portata a rimettere profondamente in discussione l’immagine che ne aveva prima di iniziare le sue ricerche?
Christine Goguet : Rousseau è certamente uno dei personaggi che mi ha maggiormente turbata. Conosciamo tutti il filosofo, l’autore dell’Émile, il pensatore dell’educazione, della natura e della condizione umana. E poi scopriamo l’uomo e l’abbandono dei suoi cinque figli. Questa contraddizione è vertiginosa. È precisamente questo che mi interessa: la distanza tra un’opera e una vita, tra un’immagine pubblica e una realtà intima. Più ci avviciniamo alle icone, più esse tornano a essere umane. E, paradossalmente, spesso diventano ancora più interessanti.
Club Italie-France : Nell’epoca dei social network, in cui una reputazione può essere costruita o distrutta in poche ore e in cui il giudizio tende talvolta a precedere la conoscenza, la nostra società è ancora capace di accettare che uno stesso individuo possa essere al tempo stesso ammirevole, contraddittorio e profondamente imperfetto?
Christine Goguet : Facciamo sempre più fatica ad accettare questa complessità. I social network favoriscono giudizi molto rapidi. Bisogna ammirare o condannare. Bisogna essere irreprensibili o inaccettabili. Ma nessun essere umano funziona in questo modo. La Storia ci ricorda continuamente che si può essere ammirevoli in un ambito e profondamente discutibili in un altro. La sfumatura non è una debolezza. Al contrario, è un’esigenza intellettuale. Credo che abbiamo bisogno di ritrovare questa capacità di guardare un essere umano in tutte le sue dimensioni, senza idealizzarlo ma anche senza ridurlo a una colpa o a un episodio della sua esistenza.
Club Italie-France : Il suo percorso l’ha condotta dalle redazioni al Centre des monuments nationaux. Il giornalista lavora sul presente, mentre il patrimonio inscrive la propria azione nel lungo periodo. Questi due mestieri hanno, in definitiva, una stessa missione: trasmettere, dare un senso e lottare contro l’oblio?
Christine Goguet : Sì, profondamente. Il giornalismo lavora spesso nell’urgenza del presente. Il saggio e la Storia si inscrivono maggiormente nel lungo periodo. Ma in entrambi i casi si tratta di comprendere e di trasmettere. Un articolo può diventare domani un archivio. Un libro può far riscoprire una figura che credevamo di conoscere. Siamo fatti di racconti, di ricordi, di eredità. Una società che non trasmette più la propria storia diventa vulnerabile, perché non sa più molto bene da dove viene. Ma trasmettere non significa cristallizzare. Bisogna continuamente rivisitare, interrogare, ritrovare le fonti e porre nuove domande. È anche questo che rende viva la Storia.
Club Italie-France : Nei suoi libri si interroga molto sul modo in cui le società costruiscono i propri eroi e le proprie leggende. Perché abbiamo ancora bisogno di grandi figure?
Christine Goguet : Perché tutte le civiltà hanno bisogno di figure che incarnino qualcosa di più grande di loro stesse. Scrittori, artisti, scienziati, uomini di Stato, avventurieri, resistenti: costituiscono una sorta di memoria comune. Ma bisogna uscire da una visione ingenua dell’eroe perfetto. Le grandi figure sono interessanti proprio perché sono umane. Hanno i loro slanci, le loro fragilità, le loro contraddizioni. Il problema comincia quando vogliamo o santificarle o cancellarle. Bisogna continuare a trasmettere dei modelli, ma modelli veri. La grandezza non ha mai richiesto la perfezione.
Club Italie-France : La Francia e l’Italia condividono un patrimonio storico e artistico eccezionale. Attraverso la sua esperienza, quale giudizio dà dei rispettivi approcci alla conservazione, al mecenatismo e alla valorizzazione culturale? Che cosa potrebbero imparare l’una dall’altra per preservare meglio la loro eredità, ma anche per mantenerla viva e trasmetterla alle nuove generazioni?
Christine Goguet : La Francia e l’Italia intrattengono da secoli un dialogo culturale eccezionale. Artisti, scrittori, architetti e idee hanno costantemente circolato da una parte all’altra delle Alpi. Condividiamo anche questa convinzione che la cultura non sia qualcosa di accessorio. Fa parte dell’identità di un Paese. Ciò che mi sembra essenziale oggi è continuare a mantenere viva questa eredità. Il patrimonio non deve diventare uno scenario. Bisogna raccontarlo, trasmetterlo, confrontarlo con il presente e soprattutto suscitare nelle giovani generazioni il desiderio di farlo proprio. Una cultura rimane viva quando sa da dove viene senza smettere di guardare verso il futuro.
Club Italie-France : Qual è personalmente il suo rapporto con l’Italia? Esiste una città, uno scrittore, un artista, un’opera o semplicemente un’esperienza italiana che occupa un posto particolare nella sua vita o nel suo immaginario?
Christine Goguet : Il mio rapporto con l’Italia è innanzitutto un rapporto con la bellezza. È un Paese in cui la Storia e l’arte fanno realmente parte della vita quotidiana. A Roma, per esempio, a volte basta entrare quasi per caso in una chiesa o svoltare l’angolo di una strada per ritrovarsi di fronte a duemila anni di Storia o davanti a un capolavoro. Amo questa vicinanza quasi naturale tra la bellezza, il sacro, l’arte e la vita. L’Italia rappresenta per me anche una certa idea della civiltà europea: una civiltà nella quale la bellezza non è un lusso, ma un modo di abitare il mondo. Infine, a livello personale, è un rapporto intimo molto forte, poiché mio figlio, anche lui giornalista, è italiano da parte di padre!
Club Italie-France : Fin dalla sua creazione, il Club Italie-France è convinto che l’incontro tra idee, iniziative e patrimoni culturali possa produrre un vero effetto moltiplicatore, nella vita culturale così come in quella economica e sociale. È per questo che favoriamo il dialogo tra personalità che, attraverso il loro percorso, svolgono un ruolo nella trasmissione dei saperi, dei valori e della conoscenza. A suo avviso, che cosa fa sì che una cultura rimanga veramente viva: la sua capacità di preservare e trasmettere la propria eredità, oppure quella di metterla in movimento, facendo dialogare gli individui, circolare le idee e nascere nuove forme di creazione, cooperazione e progresso?
Christine Goguet : Le due cose sono indissociabili. Una cultura che dimenticasse la propria eredità diventerebbe amnesica. Una cultura che si limitasse a conservarla diventerebbe un museo. Una cultura rimane viva quando sa da dove viene e quando è sufficientemente forte da dialogare, trasformarsi, creare e accogliere nuove idee. È del resto ciò che rende così fecondo il dialogo tra la Francia e l’Italia. Da secoli, artisti, scrittori, pensatori e architetti hanno circolato tra i nostri due Paesi, arricchendosi reciprocamente. Preservare, dunque, ha senso soltanto se si trasmette. E trasmettere ha senso soltanto se l’eredità continua a produrre qualcosa di vivo. È probabilmente questo, in definitiva, essere fedeli a una cultura: non ripeterla, ma permetterle di continuare a creare.
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Intervista del
12 Settembre
Informazioni
Christine Goguet è giornalista, autrice ed ex dirigente nel settore dei media.


