Jean-Michel Blanquer
Club Italie-France : La conosciamo come una persona riservata, rigorosa e appassionata; viene spesso descritta come leale nelle amicizie. Signor Ministro, qual è il tratto del carattere o il valore fondamentale che considera più determinante nella sua vita? Qual è il tratto del carattere o il valore fondamentale che, a suo avviso, orienta la sua vita?
Jean-Michel Blanquer : Il tratto che apprezzo maggiormente negli altri e che, a mio avviso, racchiude quasi tutto ciò che si può dire della vita è la generosità. Mi piace che si dia senza aspettarsi nulla in cambio. È qualcosa che procede di pari passo con l’amore e l’amicizia. La vita ha senso soltanto se si sa donare e condividere, se si esprime gratitudine per ciò che si riceve e se si partecipa con impegno all’avventura umana. In generale, quando si agisce in questo modo, si raccolgono molti più benefici che delusioni, anche se queste ultime sono inevitabilmente numerose.
Club Italie-France : Nato il 4 dicembre 1964 a Parigi, in una famiglia della borghesia intellettuale, ha sviluppato molto presto una profonda conoscenza dell’America Latina, anche grazie ai diversi anni trascorsi in Colombia. In che modo le sue origini familiari e il percorso attraverso l’infanzia — di cui, leggendo il prologo de La Cittadella, si colgono tutto il valore e il prezzo da pagare — hanno plasmato la sua visione del mondo sin dal prologo della vita?
Jean-Michel Blanquer : Non credo che si possa parlare di «borghesia intellettuale» a proposito della mia famiglia. È una famiglia difficile da classificare, perché estremamente composita. Da parte di mia madre, ho origini bretoni, piccarde e alsaziane. Da parte di mio padre, discendo da catalani dei Pirenei Orientali, divenuti spagnoli e successivamente pieds-noirs. Quando sono nato, i miei genitori erano senza un soldo, perché erano appena stati rimpatriati dall’Algeria. Avevo cugini tanto nei grandi complessi residenziali di Sarcelles quanto nel sud della Francia. Alcuni erano comunisti, altri di destra. Sono stato nutrito al tempo stesso dalla cultura popolare delle umili origini paterne e dall’idea, trasmessami da entrambi i miei genitori, che tutto fosse destinato a perire, tranne ciò che si custodiva nella mente e nel cuore. Avevano perso ogni cosa e vissuto lutti tragici. La loro vitalità e la loro dignità sono state per me esempi di straordinaria importanza. Mio padre, avvocato, e mia madre, insegnante d’inglese in una scuola media della periferia, seppero ricominciare da zero. Li ho amati senza limiti e ho cercato di essere degno di tutto ciò che mi hanno donato.
Club Italie-France : Professore agrégé di diritto pubblico e ricercatore, ha diretto l’Institut des hautes études de l’Amérique latine (IHEAL) dell’Università Paris III, prima di diventare rettore delle Académie della Guyana e, successivamente, di Créteil, e infine direttore generale dell’istruzione scolastica. Qual è stato il momento o l’esperienza decisiva che l’ha convinta a compiere il passaggio dall’alta amministrazione pubblica e dall’università all’azione politica diretta?
Jean-Michel Blanquer: Ho sempre provato una forte attrazione per la professione di insegnante, che considero una delle più nobili in assoluto. Fin dall’inizio del mio percorso, ciò che desideravo era servire l’interesse generale. In questo senso, l’istruzione mi appariva — e continua ad apparirmi — come la questione prioritaria. Già dal primo anno di giurisprudenza desideravo diventare professore di diritto pubblico, perché era la materia per eccellenza dell’azione pubblica. E molto presto ho compreso che non volevo soltanto insegnare, ma anche assumere responsabilità in questo ambito per cambiare le cose.
Una svolta fondamentale nella mia vita è stata la nomina a rettore della Guyana nel 2004. Vigilare sull’effettiva scolarizzazione di migliaia di bambini e sulla qualità della trasmissione del sapere rappresenta una responsabilità immensa. Ho amato profondamente la funzione di rettore, sia in Guyana sia successivamente a Créteil, perché consente di attuare politiche pubbliche concrete al servizio dei bambini e del futuro della Francia. Da quel momento, il passaggio all’azione politica è stato una conseguenza naturale.
Club Italie-France : Dal 2017 al 2022, durante la presidenza di Emmanuel Macron e nei governi guidati prima da Édouard Philippe e poi da Jean Castex, è stato ministro dell’Istruzione nazionale, della Gioventù e dello Sport. È stato uno dei pochi ministri a rimanere alla guida dello stesso dicastero per l’intera durata di un mandato presidenziale, peraltro in un periodo particolarmente difficile. Quale bilancio personale trae da quei cinque anni e qual è oggi la battaglia politica o sociale che la impegna maggiormente? In altre parole, quale significato attribuisce al “Laboratoire de la République”, da lei fondato mentre era ancora in carica? Può parlarci anche dell’impegno che la contraddistingue a favore dell’iniziativa del principe Reza Pahlavi, nel contesto della tragica crisi che affligge l’Iran da 47 anni?
Jean-Michel Blanquer : Nel libro La Citadelle ho raccontato tutto ciò che ha rappresentato la mia esperienza ministeriale dal 2017 al 2022, caratterizzata da un’intensa spinta riformatrice, ma anche dalla necessità di gestire due grandi crisi: quella dei Gilets jaunes e quella del Covid-19. L’aspetto più importante, per me, è stata l’azione condotta a favore del rinnovamento della scuola primaria, attraverso riforme, alcune molto visibili e altre meno: il dimezzamento del numero di alunni per classe, di cui beneficiano ancora oggi 400.000 studenti l’anno tra i più svantaggiati; le valutazioni d’inizio anno in francese e matematica, dalla prima classe della scuola primaria fino al primo anno della scuola secondaria superiore; il Piano per il francese e il Piano per la matematica, destinati alla formazione continua di tutti gli insegnanti della scuola primaria; il cambiamento dei paradigmi pedagogici di riferimento, con particolare attenzione a metodi didattici espliciti e strutturati; e così via.
Si tratta di percorsi di lungo periodo, che richiedono una visione capace di dispiegarsi nel tempo. Alcuni risultati cominciano a essere visibili: per esempio, siamo, insieme al Portogallo, uno dei soli due Paesi ad aver registrato, tra il 2016 e il 2021, un miglioramento nel livello di lettura dei bambini di otto anni, secondo la valutazione PIRLS. Naturalmente, mi sono rammaricato del fatto che, dopo il 2022, queste politiche pubbliche di lungo periodo hanno subito interruzioni a causa di un’assurda instabilità ministeriale.
Oggi, attraverso il Laboratoire de la République, cerco di sviluppare una visione complessiva di ciò che potrebbe rendere possibile un rinnovamento della democrazia e della Francia. Attribuisco un’importanza fondamentale alla rivitalizzazione dell’intero territorio nazionale e formulo proposte molto concrete per raggiungere questo obiettivo. Le abbiamo presentate a Sens, durante l’università estiva del Laboratoire de la République.
Il mio sostegno agli attivisti per la libertà nel mondo rappresenta il naturale proseguimento di tutto questo. Sostengo infatti gli iraniani che cercano di liberarsi dall’attuale dittatura teocratica.
Club Italie-France : Nel corso di tutta la sua carriera amministrativa e politica ha continuato a pubblicare saggi. Quando ha cominciato a scrivere? Che cosa la spinge a mantenere vivo questo impegno e come riesce, concretamente, a conciliare il tempo della riflessione intellettuale con quello dell’azione pubblica?
Jean-Michel Blanquer : Ho sempre scritto! Quando avevo otto anni ho persino ricevuto un premio delle Éditions «Signe de piste» … Mi sembra qualcosa di connaturato alla vita: bisogna scrivere, non necessariamente per pubblicare, ma per prendere le distanze da tutto: dalla vita, dal lavoro, dalle idee. Ogni mattina mi alzo molto presto e dedico quel tempo alla lettura e alla scrittura. Spesso ciò non ha alcun rapporto con quello che farò nel corso della giornata e mi offre una sorta di respiro.
Club Italie-France : Lei è autore di diverse opere importanti, tra cui La Colombie, pubblicato nella collana “Que sais-je ?”, La Citadelle. Au cœur du gouvernement e, più recentemente, Civilisation française, che ci appare al tempo stesso come un omaggio e un abbozzo. Quale di questi tre libri predilige? E, se ci permette la domanda, che cosa significa scrivere? È un dovere, un piacere, una sofferenza oppure, attraverso la scrittura, si vive la felice esperienza del masochismo?
Jean-Michel Blanquer : La Citadelle è il libro che prediligo, perché è il più personale e condensa tutti i valori e gli impegni che mi animano e che hanno alimentato la mia attività di ministro durante i cinque anni che vi racconto. Ma anche gli altri libri rivestono, per loro stessa natura, una grande importanza per me. Ciò che ho scritto sulla Colombia riflette la passione che nutro per quel Paese e gli anni che gli ho dedicato per descriverlo.
Anche Civilisation française mi è particolarmente caro, perché rappresenta un autentico programma per il futuro, nella prospettiva di una possibile rinascita francese. Infine, La démocratie et la fureur, in uscita alla fine di quest’anno, è una riflessione di ispirazione tocquevilliana su quanto sta accadendo attualmente negli Stati Uniti e sulla visione che dobbiamo trarne per il futuro della democrazia.
Scrivere è, per me, un’ascesi. Significa darsi un programma, obbligarsi a intraprendere un cammino di cui si conosce la direzione, ma non la destinazione esatta. Così come si impara insegnando, si scopre sé stessi scrivendo.
Club Italie-France : In Civilisation française analizza la Francia «di fronte al proprio destino», illuminata dalla fiaccola sempre accesa di Valéry, il quale ci ha insegnato che anche le civiltà sono mortali. Qual è la sua visione concreta della Francia nel 2040? Quali sono i tre cantieri prioritari sui quali ritiene indispensabile intervenire per preservare e rinnovare la civiltà francese, in un mondo multipolare nel quale la guerra è tornata persino in Europa?
Jean-Michel Blanquer : Non ritengo che il nostro Paese sia inevitabilmente pessimista e in declino. Per secoli siamo stati una civiltà capace di irradiare la propria influenza e fiduciosa in sé stessa. Eravamo il Paese dell’arte di vivere, dell’ottimismo, del valore e dello slancio. Tutto questo si è progressivamente perduto nel corso del XX secolo. Dobbiamo ritrovarlo.
Ai miei occhi esistono due priorità: una nello spazio e l’altra nel tempo. Nello spazio, si tratta di recuperare il nostro territorio. È assurdo aver permesso che perdesse vitalità per diversi decenni, mentre un processo di concentrazione nelle grandi aree metropolitane divideva il Paese in tre poli: i centri urbani prosperi, le periferie attraversate dalle tensioni e il mondo rurale abbandonato.
Per secoli governare la Francia ha significato controllarne i confini e preservarne l’equilibrio. Propugno il ritorno al concetto di pianificazione territoriale, attraverso grandi progetti fluviali, ferroviari, energetici, industriali e agricoli, capaci di restituire vitalità all’intero territorio, tanto nella Francia metropolitana quanto nei territori d’oltremare. Per fare un solo esempio, la crisi abitativa e quella demografica — che sono tra loro collegate — potrebbero trovare risposta in politiche di rilancio dei territori finora trascurati. Espongo tutto questo in Civilisation française.
La priorità nel tempo consiste nel mettere al centro i bambini, come avviene in ogni famiglia che funziona bene. È l’intera società a doversi porre obiettivi educativi — per esempio attraverso le vacances apprenantes — così da sviluppare una visione complessiva dei diversi momenti della vita del bambino e offrire nuove prospettive ai nostri giovani. È anche in questo modo che potremo affrontare le sfide del nostro tempo: la transizione ecologica, l’intelligenza artificiale e gli equilibri geopolitici.
Club Italie-France : Pur sottolineando la necessità delle “discipline umanistiche digitali”, durante il suo mandato da ministro ha difeso l’eredità greco-latina, così come l’insegnamento delle belle arti e della musica durante l’intero percorso scolastico. Oltre al “bel canto”, alle arti, alle armi e alle leggi, che cosa può rendere, secondo lei, unico il rapporto franco-italiano? In che modo tale rapporto può assumere oggi un valore strategico, al di là degli evidenti legami storici, linguistici e culturali?
Jean-Michel Blanquer : Francia e Italia condividono una fratellanza evidente. Nessuno dei nostri due Paesi sarebbe ciò che è senza l’altro. Ci siamo arricchiti reciprocamente. Apparteniamo alla stessa civiltà greco-latina, così solida e così bella. Dobbiamo guardare al futuro attraverso una “Paideia” comune: l’insieme delle capacità e delle conoscenze che vogliamo trasmettere ai nostri figli.
Dobbiamo inoltre sviluppare progetti strutturali condivisi. Ciò vale per il patrimonio: proporrò presto una visione comune franco-ispano-italiana di quello che potrebbe essere il rinnovamento dei nostri patrimoni, al servizio della rivitalizzazione dei nostri territori. Dobbiamo anche individuare i nostri interessi comuni in tutti gli ambiti strategici e strutturali, come per esempio quello spaziale. In numerosi settori, in particolare in campo industriale, Francia e Italia possono raggiungere insieme risultati di eccellenza.
Club Italie-France : In che modo l’alleanza già privilegiata tra Francia e Italia, che hanno sottoscritto il Trattato del Quirinale come “sorelle latine”, potrebbe contribuire concretamente a inventare l’Europa del XXI secolo? Quali iniziative specifiche — culturali, educative, demografiche o geopolitiche — immagina per imprimere all’Europa un nuovo slancio, anche attraverso il latino, il greco o un’intelligenza artificiale dal volto latino?
Ritiene che tutto questo possa costituire il fondamento di un nuovo umanesimo? Dove siamo riusciti a preservare la nostra presenza, lo abbiamo fatto attraverso l’eccellenza. Come possiamo moltiplicarla? Quale nuova prospettiva ci induce ad assumere rispetto al concetto stesso di élite? «Il potere, se consiste nell’amore per il dominio, lo considero una stupida ambizione. Ma se è atto di un creatore ed esercizio della creazione, allora il potere lo celebro». Così lei citava Antoine de Saint-Exupéry in Citadelle.
Jean-Michel Blanquer : Insisto sul concetto di Paideia. Esso rivestiva un’importanza fondamentale nell’antica Grecia, perché definiva ciò che un essere umano doveva sapere e padroneggiare per condurre una vita buona, al servizio del bene comune, del vero e del bello.
Non esiste futuro senza una visione elevata di ciò che vogliamo essere in quanto civiltà. In un mondo sempre più tecnico, occorre rafforzare sempre più profondamente le radici dell’essere umano. Abbiamo bisogno di rafforzare e rinnovare quelle che un tempo venivano chiamate “discipline umanistiche”.
Questo percorso passa attraverso l’idea che ci facciamo di ciò che vogliamo trasmettere ai nostri figli: la padronanza del linguaggio; la matematica, le scienze, le tecnologie e il ragionamento razionale; l’arte e la cultura, riservando un ruolo particolarmente importante alla musica nella vita quotidiana; i valori del servizio al bene comune — la res publica — e dell’altruismo.
È rendendo esplicito il significato che attribuiamo alla nostra civiltà e traducendolo tanto nell’insegnamento quanto nella vita collettiva che possiamo immaginare una nuova Rinascita.
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Intervista del
29 Settembre
Informazioni
Jean-Michel Blanquer è Professore di Diritto pubblico presso l’Università Panthéon-Assas. È stato Ministro dell’Istruzione nazionale dal 2017 al 2022.


