Maurizio Serra
Club Italie-France : Eccellenza, Lei è un diplomatico italiano, storico e scrittore di fama. È stato eletto all’Académie française nel 2020, al seggio che fu di Simone Veil, come primo italiano ad entrare sotto la Coupole. Il Suo percorso è straordinario fin dai Suoi inizi nella carriera diplomatica all’età di 23 anni. Potrebbe illustrarci il Suo percorso evidenziando i momenti più significativi della Sua carriera diplomatica e letteraria?
Maurizio Serra : È una domanda piuttosto ampia, e cercherò di affrontarla nel modo più semplice possibile. Per quanto riguarda la scrittura, ho sempre scritto. È qualcosa che risale molto indietro nel tempo. Ho sempre desiderato avere un lavoro che mi rendesse indipendente dal punto di vista della scrittura. La carriera diplomatica si è presentata come un’opportunità e ha rappresentato una grande passione per tutta la mia vita. Sono un ex diplomatico. Ho concluso la mia carriera qualche anno fa, nel 2020, dopo un percorso di 42 anni attraverso paesi che oggi non esistono più, come la Germania dell’Est o l’Unione Sovietica. La Francia, l’Inghilterra e molti altri paesi mi hanno trasmesso un grande gusto, una grande curiosità e hanno arricchito enormemente la mia modesta attività di scrittore.
Club Italie-France : In che modo il Suo percorso diplomatico ha rafforzato e influenzato la relazione franco-italiana e la cooperazione tra questi due grandi partner?
Maurizio Serra : Non ho la pretesa di aver giocato un ruolo nelle relazioni franco-italiane. Non ho mai ricoperto un incarico bilaterale legato a queste relazioni. Ma è evidente che, per via della mia formazione in parte largamente francese, sono stato allievo del liceo Chateaubriand di Roma, ho vissuto in Francia per cinque anni durante l’infanzia — era inevitabile che questo incontro tra i due paesi e le due culture avvenisse. Dunque, se ho potuto dare un contributo, nel mio piccolo, e se posso continuare a farlo, sarà con gioia.
Club Italie-France : Parallelamente alla Sua carriera diplomatica, si dedica all’attività editoriale, firmando biografie storiche, tra cui quelle di Gabriele d’Annunzio, Italo Svevo e Curzio Malaparte, vincitrici dei più prestigiosi premi (il Prix Goncourt de la biographie, il Prix Chateaubriand e più recentemente il Premio internazionale Viareggio-Versilia alla carriera). Le Sue opere sono in gran parte dedicate a problematiche o figure politiche e letterarie dell’intervallo tra le due guerre. In che modo i Suoi scritti di grande notorietà contribuiscono alla trasmissione del sapere, della conoscenza e della cultura italiana nel mondo?
Maurizio Serra : È evidente, in quanto autore italiano, che mi si chieda soprattutto di occuparmi di autori italiani, anche se in realtà mi sono occupato anche di autori di altri paesi. Il primo libro pubblicato in Francia che mi ha permesso di entrare nel mondo dell’editoria, nel mondo della cultura, è stato un libro dedicato a tre autori francesi, Les Frères Séparés, su Drieu la Rochelle, Aragon e Malraux. Ho ricevuto un’ottima accoglienza in Francia per questi libri, il che dimostra che la cultura francese non è affatto sciovinista, perché ha permesso a uno straniero di occuparsi di autori francesi e di trovare il proprio posto all’interno della cultura contemporanea francese. In seguito sono arrivati gli autori italiani. Ci tenevo molto che fossero meglio conosciuti. D’Annunzio, per esempio, che è stato molto letto e tradotto fino agli anni Trenta, oggi è un po’ dimenticato. Se posso contribuire a riportarli all’attenzione, come meritano, ne sono felice.
Club Italie-France: In che modo queste opere importanti e senza tempo creano un forte legame culturale tra Francia e Italia?
Maurizio Serra : Semplicemente perché mi si dà fiducia. L’accoglienza che hanno avuto questi libri, forse anche grazie a me, ha contribuito a suscitare un nuovo interesse per questi autori, e anche per altri autori. Abbiamo molti progetti con i miei editori. Allo stesso modo, cerco di far conoscere in Italia autori francesi meno noti. In Italia si tende molto a limitare la conoscenza della letteratura francese contemporanea a pochi nomi, ma ce ne sono altri che, per me, sono altrettanto importanti, se non di più.
Club Italie-France: Lei è stato eletto il 9 gennaio 2020 all’Académie française ed è il primo italiano ad entrare sotto la Coupole dalla sua creazione nel 1635. Quali sono le Sue ambizioni per favorire la diffusione della lingua e della cultura francese in un panorama culturale, artistico e intellettuale in continua evoluzione? Si può difendere l’idea di una cultura letteraria classica e contemporanea comune tra Francia e Italia?
Maurizio Serra : Dunque, si tratta di due questioni diverse. Per quanto riguarda l’influenza culturale francese, penso che la Francia e la lingua francese siano la seconda lingua, o magari la terza o la quarta… diciamo la seconda lingua, per ogni intellettuale. È evidente che Parigi e la Francia offrono ancora oggi, nonostante tutte le difficoltà, un’influenza culturale essenziale e importante. Sono appena tornato dagli Stati Uniti, e anche uscendo da New York è difficile trovare un’attività culturale intensa quanto quella della Francia. Per quanto riguarda le relazioni bilaterali, si tratta di due culture con differenze molto marcate e molto sensibili, che in fondo si conoscono piuttosto poco — meno di quanto potremmo sperare. Lo sforzo, diciamo da “mediatore”, come nel mio caso, è quello di far sì che queste due culture si conoscano meglio e si apprezzino di più.
Club Italie-France : Durante una presentazione all’Università di Strasburgo delle biografie storiche di Gabriele d’Annunzio, Italo Svevo e Curzio Malaparte, ha evocato le identità italiane tra il XIX e il XX secolo: «Identità italiane tra XIX e XX secolo : D’Annunzio, Svevo, Malaparte». Quale eredità offrono questi racconti all’evoluzione sia geopolitica che sociale del mondo attuale?
Maurizio Serra : Penso che questa evoluzione sia molto segnata dall’epoca. Tutte le evoluzioni sono radicate nella storia. Non si può parlare in modo così preciso di un’evoluzione sociale, politica o antropologica dal XX al XXI secolo, perché ci viviamo dentro, siamo all’interno di questo fenomeno in divenire. Probabilmente tra cinquant’anni si potrà fare un’analisi più chiara di questa transizione tra il XX e il XXI secolo. Oggi, mi sembra che sia ancora troppo presto.
Club Italie-France : Ha pubblicato numerose opere in Italia e in Francia ed è stato premiato con molti riconoscimenti, tra cui il Prix Goncourt de la biographie per Malaparte. Vies et légendes. In che modo è stato ispirato da questo scrittore italiano che ha sfidato tutte le convenzioni del suo tempo? Quale traccia ha lasciato l’autore di Tecnica del colpo di Stato, Kaputt e La pelle nel XX secolo?
Maurizio Serra : L’origine del libro è un po’ aneddotica, perché avevo proposto agli amici di Grasset di cominciare con D’Annunzio. E invece hanno insistito per iniziare da Malaparte. Dal punto di vista cronologico, avendo scritto di Malaparte nel momento in cui mi stavo lanciando su D’Annunzio, ho visto quanto Malaparte si fosse ispirato a D’Annunzio. Lo dico sempre, anche l’altro giorno agli amici di Strasburgo. È stato un libro su commissione dell’editore, che ha avuto molto successo. Sono appena tornato dagli Stati Uniti, dove è uscito con la New York Review Books e ha ricevuto un’ottima accoglienza, quindi sono molto soddisfatto di questo libro. Devo dire una cosa: Malaparte, che conoscevo meno, mentre D’Annunzio e Svevo li avevo sempre frequentati in un certo senso, Malaparte era relativamente nuovo per me. Poi il caso, che spiego nella prefazione, ha fatto bene le cose: sono stato il primo ad avere accesso agli archivi. A quel punto mi sono davvero reso conto della sua modernità, che non si limita affatto a Kaputt o La pelle, che sono i suoi libri più noti. Ma, come lei giustamente cita, Tecnica del colpo di Stato è un libro che ha ancora oggi un’attualità straordinaria, nel senso della velocità delle decisioni contrapposta alla lentezza delle democrazie, alle decisioni autoritarie. Ed è una riflessione che riguarda tutti noi.
Club Italie-France: Quali sono i suoi progetti futuri che vorrebbe condividere con noi nel quadro dell’amicizia franco-italiana?
Maurizio Serra: I progetti nell’ambito dell’amicizia franco-italiana sono, se vengo invitato, come gentilmente avete fatto voi, di intervenire, di parlare, di prestare sempre attenzione a tutto ciò che accade e che può essere utile. Lo ripeto: l’amicizia franco-italiana è molto antica, molto forte, ma ci sono zone di conoscenza insufficiente da entrambe le parti. Ad esempio, i francesi oggi hanno una buona conoscenza della letteratura italiana contemporanea e un po’ della nostra storia. Ma conoscono molto poco il nostro Ottocento, per non parlare di altri periodi. Dal nostro lato, conosciamo e ammiriamo molte cose della Francia, ma ad esempio abbiamo una conoscenza del tutto insufficiente delle origini di ciò che il mio amico Zeev Sternhell chiamava “l’ideologia francese”, che è molto più complessa della sola Rivoluzione francese. Bisogna dunque lavorare molto in questa direzione, e io me ne occupo per quanto posso.
Club Italie-France : Qual è il suo messaggio per le generazioni future e quali sono le sue ispirazioni per la società attuale?
Maurizio Serra : Sarebbe molto presuntuoso da parte mia: sono un modesto scrittore. Il mio messaggio si limita alle mie opere. Spero semplicemente che i giovani, e non perdo occasione di ribadirlo, questa settimana riceverò degli studenti delle superiori e ne sono felice, continuino a leggere, a lavorare, usando anche gli strumenti tecnologici che oggi sono molto ampi e positivi, ma a volte anche superficiali. E che, attraverso la scrittura e la riflessione che nasce dalla lettura, possano diventare persone mature per la generazione che verrà.
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Intervista del
15 Maggio
Informazioni
Maurizio Serra è uno dei più autorevoli intellettuali italo-francesi contemporanei, capace di coniugare carriera diplomatica e scrittura con rara eleganza.
Nato a Londra nel 1955 da genitori italiani, ha studiato a Sciences Po a Parigi e intrapreso presto la carriera diplomatica per l’Italia. Ha ricoperto incarichi di prestigio nelle sedi di Mosca, Berlino, Roma e presso le Nazioni Unite a Ginevra. Parallelamente ha coltivato una raffinata attività saggistica e biografica, con una scrittura limpida e profonda. I suoi libri dedicati a Malraux, Marinetti, D’Annunzio e Curzio Malaparte gli hanno valso riconoscimenti internazionali. Il suo “Malaparte. Vite e leggende” ha vinto il Prix Goncourt de la biographie nel 2011. Scrive in francese ma pensa in italiano, e le sue opere sono tradotte in numerose lingue. Il suo stile mescola rigore storico e fascinazione letteraria, con una capacità rara di scandagliare le zone d’ombra dei personaggi. Nel 2020 è stato il primo italiano eletto all’Académie française, segnando un momento storico nella cultura europea. In quella sede ha preso il posto di Simone Veil, figura simbolo dell’Europa dei diritti. Serra ha definito la cultura come “l’unico vero passaporto identitario”, superando ogni barriera nazionale. Uomo riservato ma lucidissimo, rifugge le mode e resta fedele a un’idea alta della civiltà europea. Ha sempre sostenuto il valore del dialogo tra élite culturali e società, e tra memoria e futuro. Con la sua opera, contribuisce a costruire ponti fra le due sponde del Mediterraneo e fra le due anime dell’Europa. La sua vita è la prova che la diplomazia può anche essere una forma di letteratura.


