Joachim Murat

Club Italie-France : Cosa rappresenta per lei essere il discendente diretto di Joachim Murat e di Carolina Bonaparte?

Joachim Murat : Essere il discendente di Joachim Murat e di Carolina Bonaparte è al tempo stesso un immenso onore e una responsabilità che sento profondamente. Si tratta di un’eredità doppia, murattiana e bonapartista, che ha segnato la Storia della Francia e dell’Italia. Joachim Murat, mio avo di settima generazione, fu un eccezionale ufficiale di cavalleria divenuto re di Napoli, e Carolina, sua moglie, era la sorella minore di Napoleone I. Crescere con questa discendenza significa essere costantemente consapevoli di portare in sé una parte della loro storia e delle sue conseguenze. Provo grande orgoglio per la mia famiglia, naturalmente, ma sempre temperato dall’umiltà: so di essere solo il depositario attuale di un patrimonio prestigioso, e cerco di esserne degno attraverso il mio comportamento e i miei impegni.

Questa doppia ascendenza Murat-Bonaparte rappresenta anche un legame vivo tra la Francia e l’Italia. Joachim Murat era un guascone divenuto re di un regno italiano, Carolina Bonaparte una giovane donna corsa divenuta regina di Napoli; la loro unione simboleggiava già l’avvicinamento tra le nostre due nazioni. Per me, essere oggi loro discendente significa incarnare quell’amicizia franco-italiana forgiata dalla Storia. È un costante richiamo al fatto che i nostri Paesi hanno condiviso destini intrecciati e che spetta a me, nel mio piccolo, far vivere quest’intesa nel presente. In sintesi, è una fonte di ispirazione quotidiana: attingo al coraggio militare di Joachim, all’intelligenza politica di Carolina e di suo fratello l’Imperatore, per guidare i miei passi, restando sempre consapevole che la gloria che circonda questi nomi non appartiene alla mia persona, ma alla Storia di cui voglio essere un modesto erede.

Murat è stato il primo re italiano a prendere le armi per l’unità d’Italia il 3 maggio 1815 a Tolentino contro gli austriaci; la sua dichiarazione di Rimini del 30 marzo 1815 è un vibrante appello all’unione. L’idea del Risorgimento è realmente nata nel Mezzogiorno. Era naturale che Napoli dovesse essere la capitale dell’Italia unificata. Era anche l’idea iniziale di Napoleone III, che ebbe un ruolo determinante nella realizzazione di quel progetto. Napoleone III era il nipote di Murat: aveva inizialmente immaginato Lucien, figlio di Murat, come re d’Italia, prima di seguire la via dei Savoia. Non è un caso se Murat è sepolto a Pizzo Calabro, Carolina a Firenze e la loro figlia Laetitia a Bologna. I corpi e il sangue dei Murat appartengono all’Italia.

Club Italie-France : Come ha fatto la sua famiglia a perpetuare la memoria del suo illustre antenato nel corso delle generazioni?

Joachim Murat : Da due secoli, la mia famiglia si impegna a mantenere viva la fiamma del ricordo di Joachim Murat e, più in generale, dell’eredità napoleonica. Fin da piccolo mi sono stati trasmessi i racconti e i valori legati al mio illustre antenato. Mio nonno fu partigiano e venne ucciso dalle SS nel 1944. Sono quindi mio padre e i miei zii ad avermi aperto le porte della nostra storia. Ricordo ancora mio prozio Louis sfogliare vecchi libri di memorie e album di famiglia, mostrandomi i ritratti equesti del re di Napoli o lettere antiche firmate di sua mano. Sono queste storie, questi oggetti (una sciabola d’onore, un busto dell’Imperatore, una corona d’alloro simbolica) che, fin dall’infanzia, hanno nutrito in me la memoria familiare. Di generazione in generazione, abbiamo conservato con cura documenti, corrispondenze e ricordi personali, affinché nulla andasse perduto della saga murattiana. La trasmissione familiare passa anche attraverso i nomi e gli esempi da seguire. Nella mia famiglia, il nome Joachim è tramandato di padre in figlio dai capi famiglia, come omaggio vivente al re di Napoli. Io stesso porto questo nome per ricordare la nostra linea, e anche mio figlio lo porta. Il mio secondo nome, Napoleone, testimonia anch’esso l’importanza che i miei genitori attribuivano alla nostra ascendenza bonapartista. Inoltre, i miei avi hanno sempre partecipato alle grandi commemorazioni napoleoniche e si sono impegnati attivamente in società storiche e di memoria. Mio padre, ad esempio, non ha mai mancato di onorare la memoria dei nostri antenati durante le cerimonie annuali, come quella del 5 maggio agli Invalides in onore di Napoleone I. Tramandando queste tradizioni e condividendo questi racconti, la mia famiglia è riuscita a preservare nel tempo l’essenza dell’eredità Murat, affinché ogni discendente possa comprendere l’onore e il dovere legati al nostro nome.

Club Italie-France : Se potesse rivolgere un messaggio al suo antenato Joachim Murat, cosa gli direbbe oggi?

Joachim Murat: Se avessi l’opportunità straordinaria di rivolgermi direttamente al mio antenato Joachim, inizierei col manifestargli tutta la mia gratitudine e la mia ammirazione. Gli direi quanto il suo percorso eroico e il suo destino tragico continuano ancora oggi a commuoverci e a ispirarci, anche dopo due secoli. « Sappiate, Sire, che il vostro nome è tutt’altro che dimenticato: in Francia come in Italia si ricorda il vostro leggendario coraggio alla guida della cavalleria imperiale, il vostro slancio nei campi di battaglia di Austerlitz o Borodino, ma anche il vostro regno napoletano, durante il quale avete introdotto tante riforme modernizzatrici ». Gli confiderei che la sua sete di eroismo e la sua incrollabile lealtà verso Napoleone I sono per me un esempio nella vita quotidiana. Gli parlerei anche della nostra epoca, per rassicurarlo sull’eredità che ci ha lasciato. Gli direi che il suo sogno dell’unità italiana si è realizzato. Che Francia e Italia sono oggi due nazioni amiche e alleate, al cuore di un’Europa in pace. Gli racconterei come, ogni anno, appassionati di storia si riuniscono per commemorare il suo ricordo, come nella cittadina calabrese di Pizzo, dove trovò la morte, per onorare il suo coraggio fino all’ultimo respiro. Infine, da un punto di vista più personale, gli sussurrerei che i suoi discendenti si sforzano di essergli degni: cerco di portare le nostre armi di famiglia con rettitudine, di servire il mio paese con lo stesso impegno che lui dimostrò, e di trasmettere alle generazioni future la fiaccola dei valori che ha incarnato. In una parola, gli direi « grazie » e lo rassicurerei: la sua epopea continua a vivere tra noi.

Club Italie-France : Ha legami particolari con la famiglia Bonaparte?

Joachim Murat : Sì, naturalmente intrattengo legami familiari e affettivi con la famiglia Bonaparte, siamo tutti cugini e il Principe Charles Bonaparte è il mio padrino di battesimo. Questo legame di sangue si accompagna naturalmente a un’amicizia sincera. Ci incontriamo in occasione di cerimonie commemorative o di eventi legati alla storia imperiale. Ad esempio, durante le messe o le deposizioni di corone in memoria di Napoleone I agli Invalides, o durante le cerimonie in onore di Napoleone III. In questi momenti di raccoglimento, come nei momenti più conviviali, condividiamo il sentimento di un’eredità comune. Ognuno, a modo suo, si impegna a mantenere viva la memoria degli Imperatori e dei loro cari, ed è un compito in cui l’unione fa la forza. Ho in particolare molto rispetto e stima per l’attuale principe Napoleone (il discendente ufficiale della famiglia imperiale). Le nostre famiglie, dopo tanti anni, formano simbolicamente un’unica grande famiglia storica, al servizio di una memoria condivisa. È un bel segno della Storia, del resto, che i pronipoti di Napoleone e di Joachim Murat si ritrovino oggi uniti per far vivere l’epopea imperiale con complicità. In definitiva, i miei legami con la famiglia Bonaparte sono intrisi di rispetto, affetto e di un obiettivo comune: trasmettere insieme un’eredità che non sia congelata nel passato, ma viva e capace di ispirare i nostri contemporanei.

Club Italie-France : Quali ricordi d’infanzia hanno segnato la sua presa di coscienza del suo patrimonio storico?

Joachim Murat : Diversi ricordi d’infanzia riaffiorano subito alla mente, tanto hanno nutrito la mia consapevolezza della storia familiare. Mi rivedo, da bambino, mentre percorro le gallerie del Museo dell’Armée agli Invalides, con la mano stretta in quella di mio padre, e alzo lo sguardo con meraviglia davanti al sepolcro di Napoleone I sotto la sua cupola dorata. Mio padre mi sussurrava: «Qui riposa l’Imperatore, era il fratello della tua trisavola.» In quel momento, per il bambino che ero, era vertiginoso comprendere che quel personaggio dei libri di storia faceva anche parte della mia storia personale. Ricordo ancora che, lo stesso giorno, mi soffermai davanti alle armi del maresciallo Joachim Murat esposte in una teca: l’aigrette bianca del suo cappello, le sciabole e le pistole finemente decorate mi affascinarono profondamente. Quel giorno capii che i racconti familiari che ascoltavo prendevano forma in quei luoghi e in quegli oggetti tangibili, e che io portavo dentro di me una parte di quella epopea. Quelle esperienze d’infanzia – una cerimonia commemorativa, la visita a un museo o un viaggio in un sito storico – hanno progressivamente risvegliato in me la consapevolezza della singolarità della mia storia familiare. Mi hanno fatto venire voglia di saperne di più, di leggere biografie, di interrogare i miei genitori e i miei nonni. In sintesi, la mia infanzia è stata cullata da quei momenti in cui la Storia usciva dai libri scolastici per diventare una storia vissuta, della quale scoprivo la ricchezza. I miei soggiorni a Napoli, Positano, Capri, Bari, Roma, Tolentino – tutti luoghi segnati dalla presenza di Murat – mi hanno profondamente formato. Nel 2015 ero presente al bicentenario dell’assassinio del re Murat a Pizzo Calabro. Lì ho provato emozioni che non riuscirei mai a esprimere per iscritto.

Club Italie-France : Quali sono i valori che desidera trasmettere attraverso la storia della famiglia Murat?

Joachim Murat : Il primo di questi valori è il coraggio. Il coraggio dimostrato da Joachim Murat sui campi di battaglia, quell’audacia quasi romantica che lo spingeva a lanciarsi alla testa dei suoi cavalieri, sciabola sguainata, è una fonte d’ispirazione. Attraverso il racconto delle sue imprese, desidero mostrare che con coraggio e determinazione si possono compiere grandi cose – che si tratti di guidare una carica decisiva a Eylau nel XIX secolo, o, oggi, di difendere con convinzione le cause in cui si crede. Attribuisco inoltre un’importanza particolare alla lealtà e al senso del servizio. I miei antenati hanno servito la Francia (e l’Italia, nel caso di Joachim) con passione. Il loro esempio mi insegna la fedeltà alla patria, il senso del dovere verso la comunità. Vorrei trasmettere l’idea che, al di là degli onori e dei titoli, ciò che conta davvero è ciò che si realizza per il bene comune. Inoltre, l’eredità murattiana-bonapartista veicola una forma di meritocrazia e modernità che considero molto attuale: Napoleone I e Napoleone III promossero riforme innovative, l’uguaglianza delle opportunità, il progresso sociale e industriale. Nel mio piccolo, cerco di perpetuare quello spirito di innovazione e apertura. La mia famiglia, da Carolina Bonaparte fino a oggi, ha sempre navigato tra le culture francese e italiana, tra un’eredità aristocratica e un ideale repubblicano. Da questa dualità nasce una tolleranza, una curiosità verso l’altro e una convinzione profonda che le identità multiple siano una ricchezza. Ecco i principi che vorrei trasmettere raccontando la storia dei Murat: coraggio, audacia, lealtà, progresso e apertura.

Club Italie-France : Lei è il simbolo vivente di un legame franco-italiano unico. Come coltiva oggi queste relazioni?

Joachim Murat : Vivo quotidianamente questo legame franco-italiano come un’opportunità e una responsabilità, e mi sforzo di coltivarlo attivamente attraverso le mie attività e i miei impegni. Innanzitutto c’è l’aspetto personale: sto imparando la lingua italiana e mi sento a casa tanto a Parigi quanto a Roma o a Napoli. Ho ereditato dalla mia ascendenza napoletana un amore profondo per l’Italia, la sua cultura, la sua cucina, la sua musica. Mi reco regolarmente in Italia, non solo per ritrovare amici e partner culturali, ma anche per raccogliermi sui luoghi che conservano la memoria dei miei antenati. Per esempio, sono tornato più volte nel territorio dell’antico Regno di Napoli: visitare la città di Napoli, i suoi palazzi dove visse Joachim Murat, o la Calabria, dove incontrò il suo tragico destino.

Poi c’è il mio impegno pubblico in iniziative che rafforzano l’amicizia franco-italiana. Partecipo volentieri a convegni, conferenze storiche o manifestazioni culturali che celebrano l’influenza reciproca tra i nostri due Paesi. Mi è capitato, ad esempio, di sostenere mostre dedicate al Secondo Impero che mettevano in luce i legami tra Napoleone III e l’Italia (in particolare il suo ruolo nell’unificazione italiana), oppure di intervenire in occasione di eventi dedicati alla figura di Joachim Murat in Italia. Ogni anno, intorno al 13 ottobre, anniversario della morte di Joachim Murat, so che si svolgono commemorazioni a Pizzo, in Calabria; mantengo contatti regolari con le associazioni locali che ne onorano la memoria e sono stato profondamente toccato dall’affetto che ancora oggi molti italiani nutrono per “Gioacchino Murat”. Allo stesso modo, in Francia ho a cuore sottolineare quanto l’Italia abbia contato nella nostra storia: si dimentica spesso che senza il contributo degli artisti e dei pensatori italiani, la cultura francese non sarebbe quella che conosciamo.

Club Italie-France : Quali sono oggi le sue principali attività, in Francia e in Italia?

Joachim Murat : Le mie attività attuali sono molteplici, ma spesso si ritrovano intorno a un filo conduttore: la valorizzazione del patrimonio storico e il servizio dell’interesse generale. Dal punto di vista professionale, ho un percorso che mi ha portato dal mondo militare (ho servito come ufficiale paracadutista nell’esercito francese) a quello dell’impresa, dove oggi ricopro funzioni dirigenziali. Tuttavia, al di là della mia carriera, una grande parte del mio tempo e della mia energia è dedicata ai miei impegni culturali e commemorativi. Ho recentemente cofirmato un libro intitolato Napoléon III, l’incompris, uscito nella primavera del 2025. Questo progetto letterario mi stava particolarmente a cuore: con il mio coautore abbiamo voluto riabilitare la figura di Napoleone III, spesso sottovalutata in Francia. Attraverso questo libro, cerco di dimostrare che quell’imperatore, nipote sia di Napoleone I sia di Murat, ha posto le basi della Francia moderna (che si tratti dello sviluppo ferroviario, della crescita dell’economia industriale, delle prime leggi sociali o ancora della trasformazione di Parigi con il barone Haussmann). È stato un lavoro di ricerca e riflessione che mi ha portato a collaborare con storici ed economisti, in Francia e in Italia, poiché Napoleone III ha avuto anche un ruolo importante sulla scena europea, in particolare sostenendo l’unità italiana. La promozione del libro mi dà l’occasione di intervenire in librerie, nei media, in circoli di appassionati di storia al di qua e al di là delle Alpi, e dunque di continuare quel dialogo culturale franco-italiano a me tanto caro.

Parallelamente a quest’attività d’autore, continuo a essere presente nella sfera associativa e pubblica. In Francia, sostengo attivamente diverse associazioni patrimoniali e culturali, che svolgono un lavoro notevole nella diffusione della storia imperiale. Mi sta a cuore aiutare nell’organizzazione di eventi, convegni o commemorazioni, come il bicentenario della morte di Napoleone I nel 2021 o il 150° anniversario della morte di Napoleone III nel 2023. In Italia, mi impegno anche, nel mio piccolo, in progetti culturali: ad esempio, ho collaborato ad alcune iniziative volte al restauro di monumenti napoleonici (come targhe commemorative o statue d’epoca imperiale). Infine, su un piano più contemporaneo, penso che portare un nome illustre implichi un certo dovere di esemplarità civica: è per questo che mi impegno anche nel dibattito pubblico, difendendo idee che ritengo fedeli allo spirito dei miei antenati. Idee di sovranità nazionale, di progresso sociale, e di dialogo tra le nazioni europee. Che sia in Francia o in Italia, tutte le mie attività attuali riflettono in definitiva la stessa ambizione: essere all’altezza del mio nome facendo qualcosa di utile per la collettività, ricordando al tempo stesso l’attualità delle lezioni della Storia.

Club Italie-France : Quali legami intrattiene con le istituzioni culturali francesi?

Joachim Murat : Intrattengo ottimi rapporti con numerose istituzioni culturali francesi, in particolare con quelle legate alla Storia e al patrimonio. Mi sembra naturale, in quanto discendente di figure storiche, sostenere queste istituzioni nella loro missione di trasmissione della memoria. Sono, ad esempio, in contatto regolare con il Museo dell’Armée agli Invalides, dove riposa Napoleone I e dove sono conservati tanti ricordi napoleonici. Collaboro anche con la Guardia Repubblicana, un’istituzione che deriva direttamente da Napoleone I e Napoleone III. Ogni anno, il 25 marzo (Joachim e Carolina sono entrambi nati il 25 marzo), organizziamo insieme un concerto nella cattedrale degli Invalides a beneficio delle vedove e degli orfani dell’esercito francese. Sono inoltre presidente onorario del Cercle Napoléon e membro onorario del Souvenir Napoléonien, la più grande società di storia napoleonica in Francia, che riunisce appassionati attorno a conferenze e viaggi nei luoghi storici.

Club Italie-France : Qual è l’importanza del dialogo franco-italiano per lei oggi?

Joachim Murat : Ci sono amicizie che sfidano il tempo, legami che né i secoli, né le circostanze, né i tumulti della Storia riescono a spezzare. Il rapporto tra Francia e Italia è di questa natura: antico senza essere immutabile, profondo senza essere pesante, prezioso perché vivo. La Francia e l’Italia non sono semplicemente due Stati vicini. Sono due anime gemelle, due fonti di luce che, da entrambe le sponde delle Alpi, hanno irrigato il mondo con idee, bellezza, rivoluzioni e speranza. Una ha dato al mondo l’Illuminismo, l’altra il Rinascimento. Insieme hanno offerto all’Europa lo slancio della modernità, dell’emancipazione e della cultura. Ma il nostro legame non è fatto solo di passato: è fatto di futuro.

Oggi, di fronte alla ricomposizione geopolitica, alla sfida climatica, alla necessaria riconquista industriale del nostro continente, Francia e Italia devono rinsaldare la loro alleanza. Non per nostalgia, ma per necessità. Non c’è strategia mediterranea, diplomazia culturale né sicurezza continentale senza una stretta cooperazione tra le nostre due nazioni. Sul piano economico, le nostre industrie dialogano già: nell’aeronautica, nelle telecomunicazioni, nella difesa, nel lusso, nell’agroalimentare. Ma questo dialogo deve diventare un progetto. Immaginiamo poli franco-italiani di sovranità tecnologica, campus congiunti per i giovani, laboratori comuni per l’intelligenza artificiale, fondazioni miste per il patrimonio e la bellezza.

Sul piano culturale, ciò che abbiamo da condividere va oltre gli inventari ministeriali: è un’arte di vivere, un modo di pensare l’umano, una certa idea di raffinatezza e di stile. È tempo di proclamare a gran voce che il Mediterraneo non è un confine, ma un tratto d’unione. Infine, sul piano politico, dobbiamo affermare un progetto. Un progetto di civiltà europea ancorato all’umanesimo, alla libertà, alla creazione, alla responsabilità. Un progetto di popoli fieri della loro singolarità ma consapevoli della loro interdipendenza.

Sono franco-italiano per ascendenza e per cuore, e non posso concepire il progresso di una di queste nazioni senza l’amicizia dell’altra. Ma al di là del mio caso personale, la Storia ci insegna che quando Francia e Italia camminano fianco a fianco, realizzano grandi cose. Lo vediamo fin dall’epoca napoleonica: Napoleone I, di origine corsa e impregnato di cultura italiana, seppe federare popoli da entrambe le sponde delle Alpi in un progetto comune; e più tardi Napoleone III aiutò concretamente l’Italia a realizzare la sua unità nazionale durante le campagne del 1859. Questo dialogo privilegiato ha così forgiato l’Europa moderna; i due paesi sono stati motori del progetto europeo con il trattato di Roma del 1957. L’intesa franco-italiana è un pilastro per il futuro del continente, soprattutto oggi che la dinamica di prosperità economica si inverte a causa delle scelte catastrofiche della Germania in materia energetica. Per l’Europa, Francia e Italia sono un asse latino-celtico fondamentale che preserva lo spirito mediterraneo, sempre più oscurato dall’asse anglosassone.

Oggi, di fronte a sfide globali, siano esse economiche, sociali o geopolitiche, la cooperazione tra i nostri due paesi è dunque indispensabile. Ad esempio, quando Francia e Italia condividono idee in materia di patrimonio o innovazione culturale, nascono splendidi progetti; penso ai gemellaggi tra città, ai festival di cinema o musica che viaggiano oltre i nostri confini. Non dimentichiamo che insieme Francia e Italia formano il più grande patrimonio UNESCO al mondo. Per me, perpetuare il dialogo franco-italiano significa prolungare l’opera dei miei antenati che hanno lavorato per l’intesa tra i nostri popoli. Di fronte alla predominanza della coppia franco-tedesca, un tandem franco-italiano equilibrerebbe l’Europa del Sud. In Africa, nel Mediterraneo, nei Balcani è necessario coordinare meglio le nostre politiche estere. Bisogna raddoppiare i partenariati tra regioni industriali o universitarie (Lombardia-Auvergne, PACA-Piemonte). Sì, tra Francia e Italia tutto è possibile, a patto che sappiamo fare della nostra vicinanza una forza e della nostra fraternità una promessa. Bisogna fare della relazione franco-italiana il pilastro della sovranità europea del Sud.

Club Italia-Francia : Ha dei progetti concreti per il dialogo franco-italiano?

Joachim Murat : Mi sembra che la personalità storica che incarna questo legame franco-italiano come nessun altro sia quella di Joachim Murat, Maresciallo d’Impero, Re di Napoli, francese di origine e italiano di destino. Attraverso lui, e attraverso tanti altri, si esprime quel filo invisibile ma indistruttibile che unisce i nostri due popoli. Celebrare questa alleanza significa onorare la Storia, ma soprattutto illuminare il futuro. Per questo vorrei lanciare il « Premio Murat » dell’amicizia franco-italiana. Questo premio ricompenserebbe un’iniziativa, un’opera, un’impresa o un impegno civico per le relazioni bilaterali. Non vedo miglior partner per questo premio che il Club Italie-France.

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Intervista del

25 Giugno

Informazioni

Principe Murat – Erede di una doppia memoria franco-italiana.
Nato nel 1973, Joachim Murat è il discendente diretto del celebre maresciallo dell’Impero Joachim Murat (1767–1815), uno dei più brillanti generali di Napoleone Bonaparte, divenuto re di Napoli dal 1808 al 1815, e di Carolina Bonaparte, sorella dell’Imperatore. Proveniente da questa illustre linea dinastica, Joachim Murat rappresenta oggi la trasmissione vivente di un’eredità storica franco-italiana unica. Laureato in giurisprudenza e in scienze politiche, svolge la sua carriera nel settore privato, pur impegnandosi attivamente in progetti culturali, commemorativi e storici legati alla memoria imperiale. Legato alla storia della sua famiglia, partecipa regolarmente a conferenze, cerimonie ufficiali ed eventi internazionali dedicati all’epoca napoleonica, tanto in Francia quanto in Italia. Il suo impegno non si limita alla conservazione della memoria: attraverso il suo nome, desidera valorizzare i valori di merito, modernità e coraggio incarnati dal suo illustre antenato, e rinsaldare i legami culturali tra Francia e Italia, in particolare attorno alla figura di Joachim Murat, sovrano riformatore del Regno di Napoli. Erede della storia ma orientato verso il futuro, il principe Joachim Murat incarna un ponte vivente tra due nazioni, due culture e due secoli di storia europea.
Milena Oppi - Team Club Italie-France
A cura di
Milena Oppi