Gilles Bensimon
Club Italie-France : Com’è diventato fotografo?
Gilles Bensimon : In realtà non sono “diventato” fotografo nel senso classico del termine: è successo un po’ per caso. Ho iniziato a scattare fotografie perché già disegnavo e sono cresciuto in un ambiente artistico, ma senza avere un progetto preciso, senza sapere davvero in quale direzione andare. Dopo il servizio militare, a 19 anni, sono tornato a Parigi e ho iniziato uno stage, come si chiama oggi, presso un fotografo. Non era alla fine così entusiasmante, ma ci ho lavorato alcuni mesi. Poi, grazie all’incontro con la mia prima moglie, Pacha, che lavorava per il magazine Elle, ho avuto l’opportunità di scattare alcune foto. Così è iniziata la collaborazione con la rivista. All’inizio erano lavori modesti : a volte una doppia pagina, altre quattro, spesso in bianco e nero. Eravamo felicissimi quando venivano pubblicate foto a colori, cosa che oggi può sembrare incredibile. Non posso dire di avere avuto una vera e propria vocazione. A differenza di chi sa presto cosa vuole fare e ha in mente una strada già tracciata, io ero indeciso. Forse, a dire il vero, anche un po’ indifferente riguardo al mio futuro.
Club Italie-France : Osservando il suo percorso, sembra di leggere un vero romanzo di formazione, fatto di coincidenze, incontri inattesi e svolte decisive: dal sacco di soldi in contanti alla moto gialla, fino a Warhol e alla nascita del nuovo Elle. Quanto ha contato il destino e quanto invece le scelte consapevoli? Nella fotografia, come nella vita, conta di più il talento o essere nel posto giusto al momento giusto?
Gilles Bensimon : Sarò sincero, non credo che la fortuna esista. La vera fortuna è vincere al lotto, ma nella vita non funziona così. È chiaro che ci sono momenti in cui incontri qualcuno e si aprono delle possibilità, come per me quel lavoro improvviso ad Amburgo, il compenso in contanti con cui comprai d’impulso una moto gialla senza nemmeno sapere guidarla, gli incontri a New York con Warhol o Basquiat, ma non lo chiamerei destino. Non basta trovarsi nel posto giusto al momento giusto: ciò che conta davvero sono le decisioni che prendiamo e l’impegno che mettiamo in ciò che facciamo. Le opportunità capitano a tutti, chi più chi meno, ma è il modo in cui scegli di affrontarle a fare la differenza. La fortuna, in fondo, è solo un dettaglio secondario.
Club Italie-France : Negli anni ’80 e ’90, Parigi e Milano sembravano due pianeti in competizione: da un lato il raffinato intellettualismo francese, dall’altro l’energia commerciale e scintillante dell’Italia e del prêt-à-porter. Lei era al centro di questa scena. Come ha vissuto questa rivalità tra le due capitali della moda? E cosa è davvero cambiato in quel periodo nel modo di fare e raccontare la moda attraverso la fotografia?
Gilles Bensimon : A quell’epoca, Milano era la vera capitale della moda. Non solo per il numero di talenti, ma soprattutto per il know-how degli italiani. Giorgio Armani era già affermato e intorno a lui ruotava un intero ecosistema fatto di competenze straordinarie: persone, industrie, artigiani, tutti legati alla moda e con una lunga tradizione alle spalle. Parigi, certo, aveva il suo fascino e i suoi creativi, ma nei primi anni ’80, a mio avviso, era a Milano che accadevano davvero le cose.
Club Italie-France : Lei viene da una famiglia ebrea francese. Quanto hanno contato le sue origini e la memoria culturale nel suo modo di guardare il mondo e raccontarlo attraverso la fotografia?
Gilles Bensimon : A dire il vero solo una parte della mia famiglia è ebrea. Con mia madre, cattolica, io e i miei fratelli siamo cresciuti come cattolici, nel VII arrondissement di Parigi. I miei nonni e mio padre non praticavano alcuna religione e non ne parlavano mai; a quell’epoca non sapevo nemmeno che il mio cognome fosse ebreo e non percepivo questa appartenenza. Alcuni potrebbero trovare questo sorprendente, ma per me il fatto che Gesù fosse ebreo non ha mai avuto un così grande impatto. Nel corso della vita, esperienze come un progetto in Arabia Saudita mi hanno aperto nuovi punti di vista e oggi ho molti amici musulmani con cui condivido esperienze di tipo mistico. La religione ebraica per me ha un peso più simbolico che pratico: non la seguo, mentre il cattolicesimo ha plasmato profondamente la mia infanzia. Nonostante il legame con quella comunità, dopo la guerra siamo rimasti in pochi: con circa sette milioni di vite perdute, resta pochissimo. Per questo sono profondamente legato alle mie origini e alla memoria della mia famiglia. Ma tengo molto anche alle radici bretoni: sono parte della mia storia, della mia identità e del modo in cui guardo e racconto il mondo attraverso le immagini.
Club Italie-France : C’è qualcosa del passato che le piacerebbe riportare nel presente? Ha contribuito a reinventare l’immagine femminile nelle riviste. Cosa cerca nello sguardo di una donna? È davvero possibile catturare l’anima di una persona?
Gilles Bensimon : Per me l’essenziale è restare concentrato sul momento presente, stare nel qui e ora. Non cerco di imporre un’immagine precostituita, ma di cogliere lo sguardo autentico delle persone. Essere davvero attento a loro, senza dirigere forzatamente nulla, significa saper riconoscere e catturare un istante quando si presenta. Non succede sempre, ma ci sono stati momenti, anche nella moda, in cui è emerso qualcosa di magico. Ricordo sessioni fotografiche in cui, improvvisamente, l’energia, la luce o l’espressione di chi avevo davanti creavano un’immagine unica. Non posso rivendicarne totalmente la paternità : molto dipende dalle persone che fotografo. È quell’alchimia, quell’incontro di sguardo e momento, che genera emozioni autentiche e rende lo scatto speciale.
Club Italie-France : C’è una donna o un artista che ha fotografato e a cui pensa spesso? Perché proprio lei o lui?
Gilles Bensimon : Non posso fare nomi. Non penso in genere alle foto che ho scattato. Esistono, certo, ma non ci torno con il pensiero. Ogni tanto rivedendo un’immagine riaffiorano dei ricordi, ma non sono un collezionista di fotografie, né di memoria.
Club Italie-France : Dopo aver fotografato la bellezza per tutta la vita, cosa le sembra davvero bello oggi? La sua idea di bellezza è cambiata nel tempo? E oggi, in un mondo così complesso, quale ruolo ha la bellezza?
Gilles Bensimon : Innanzitutto, non esiste uno stereotipo di bellezza. Lo ripeto spesso: ai miei occhi tutte le donne sono belle. Personalmente non amo troppo usare questa parola, perché la bellezza per me va oltre l’aspetto fisico. Recentemente, a Venezia, ho incontrato Christy Turlington, una delle grandi top model e bellezze degli anni ‘90, meravigliosa anche oggi. Ho rivisto anche la mia ex moglie Elle Macpherson, Heidi Klum, Gabrielle Rhys e poco tempo fa anche Cindy Crawford. Per me, la bellezza risiede soprattutto nella differenza, nell’unicità e nella combinazione con l’intelligenza. Il carattere delle persone si fonde con il loro aspetto e crea una luce unica. Queste donne non sono solo belle: sono intelligenti, brillanti, curiose e hanno avuto successo non solo nella moda, ma anche in progetti sociali, fondazioni o iniziative imprenditoriali. Per me, quindi, la bellezza è un insieme di presenza, personalità e azione.
Club Italie-France : Con l’avvento del digitale, la fotografia ha conosciuto una vera rivoluzione. Scattare non costa quasi più nulla e si può fare praticamente tutto con strumenti come Photoshop o un cellulare. Secondo lei, questa facilità ha abbassato la qualità delle immagini e del lavoro, e come ha trasformato il mestiere del fotografo rispetto all’epoca in cui ogni scatto doveva essere progettato e curato e se sbagliavi dovevi rifare tutto da capo?
Gilles Bensimon : Ci sono due modi di fare fotografia. Il primo consiste nel preparare lo scatto cercando di ottenere un’immagine e di raccontare una storia già decisa in anticipo. È un metodo valido, e molti fotografi lo usano con grande talento, ma non è il mio approccio. Io preferisco aspettare il momento, cercare l’istante da catturare mentre sono con le persone che fotografo. Il digitale non ha cambiato il mio modo di lavorare. Photoshop lo uso solo come strumento di sviluppo, niente di più. Prima, con l’analogico, tutto era più tecnico e costoso: pellicole, sviluppo, provini; richiedeva molto più impegno, tempo e attenzione. Oggi il digitale offre maggiore libertà, ma non sono convinto che renda i giovani fotografi più interessanti. Spesso mi sembra che si concentrino più sui fatti che sulla memoria, sulle emozioni o sugli attimi irrepetibili che la fotografia può catturare.
Club Italie-France : In un mondo che cambia così rapidamente, cosa resta immutabile per lei nella fotografia?
Gilles Bensimon : L’unica cosa davvero immutabile è la morte. Tutto il resto cambia, si evolve, ma la consapevolezza della nostra finitezza resta costante.
Club Italie-France : C’è un valore o un principio che guida ancora ogni suo scatto?
Gilles Bensimon : No. Se fossi un musicista, cosa che non sono, ogni suono, ogni momento mi spingerebbe a comporre musica. Come fotografo, invece, è una questione di occhio. A volte vedo qualcosa che mi fa venire subito voglia di catturare l’istante.
Club Italie-France : Ha sempre avuto un approccio molto emotivo, quasi pittorico, alla fotografia. Si è mai sentito più artista che fotografo? E oggi, si considera ancora un fotografo di moda o piuttosto un narratore di emozioni?
Gilles Bensimon : Bella domanda. Direi che sono un po’ l’uno e un po’ l’altro. La parola “artista” è complessa e non sempre la considero un complimento, perché è difficile da definire. Cos’è un artista? Può avere un’accezione positiva o negativa: lo si può dire di un fotografo, ma anche di un giocatore di rugby, di un calciatore, di un ciclista o di un ballerino. In tutti questi casi c’è una sorta di magia, un gesto che emoziona. Forse allora il concetto di artista è un po’ superato: per me conta soprattutto la capacità di raccontare emozioni e creare connessioni, più che la definizione stessa.
Club Italie-France : Qual è il complimento più bello che abbia ricevuto per una sua fotografia? E qual è stata, al contrario, la critica più dura, e come l’ha vissuta?
Gilles Bensimon : Il complimento più bello è sempre un semplice “grazie”. La critica più dura, invece, è quando qualcuno ti dice di essere rimasto deluso dal tuo lavoro.
Club Italie-France : Cosa pensa oggi della moda? Alcuni dicono che non esiste più, altri che si è trasformata per adattarsi ai tempi… È nostalgico dei suoi anni d’oro, critico, o semplicemente un osservatore curioso delle tendenze attuali?
Gilles Bensimon : No, la moda esiste eccome. Riprenderei le parole di Madame Hélène Gordon-Lazareff, fondatrice di Elle 80 anni fa: sono le persone a decidere come vogliono vestirsi. L’eleganza non è una questione di stereotipi, ma il modo in cui ciascuno sceglie di mostrarsi. Conosco persone il cui stile è unico, e ammiro la loro eleganza proprio perché è profondamente personale e individuale.
Club Italie-France : Che consiglio darebbe a chi vuole intraprendere una carriera nella fotografia e nella moda, mantenendo autenticità e stile personale?
Gilles Bensimon : Non do consigli. Non credo di avere consigli da offrire a nessuno.
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Intervista del
15 Settembre
Informazioni
Grande fotografo di moda, uno più influenti degli anni ‘80 e ‘90, e narratore di emozioni
Gilles Bensimon ha attraversato decenni di cambiamenti nel mondo dell’immagine e dello stile, dall’analogico al digitale, da Parigi a Milano fino a New York. La sua carriera, iniziata quasi per caso, è diventata leggenda grazie a incontri fortuiti, colpi di fortuna e una capacità unica di catturare la bellezza autentica delle persone. In questa intervista, Bensimon racconta il suo percorso: dalle prime foto per il magazine Elle, agli anni d’oro della moda internazionale, fino al suo sguardo attuale sulla fotografia, la bellezza e le trasformazioni degli scatti con l’avvento del digitale. Tra riflessioni intime, aneddoti e principi che guidano da sempre il suo lavoro, emerge il ritratto di un fotografo che più che immagini, sa raccontare storie ed emozioni. Le immagini create da Bensimon con Elle negli anni ‘80 e ‘90 sono diventate iconiche e continuano a ispirare anche oggi le nuove generazioni.


