Dimitri di Jugoslavia
Club Italie-France : Lei è nato e cresciuto in Francia, con radici che uniscono Italia, Russia, Grecia, Danimarca, Serbia e Montenegro. Quale parte della sua identità culturale sente più forte oggi?
Dimitri di Jugoslavia: Non saprei dire, dipende con chi sono e dove sono. Sono un tipico Gemelli: ho varie personalità.
Club Italie-France : Crescere a Versailles, immerso nella storia e nell’arte: quanto ha influenzato la sua sensibilità estetica?
Dimitri di Jugoslavia : Moltissimo. La mattina, quando aprivo la finestra, vedevo a destra l’Hameau di Marie Antoinette (il villaggio bucolico della regina) e, in lontananza, il castello. Ma c’era anche la Toscana, dove i miei nonni abitavano nella Villa Demidoff a Pratolino e dove si passava l’estate. E poi, a otto anni, la scoperta della mitologia greca è stata un’illuminazione! Ho letto tutto con passione e ricordo che poi sapevo riconoscere tutti i personaggi nei quadri e nelle statue dell’epoca o dal Rinascimento in poi…
Club Italie-France : Essere figlio della principessa Maria Pia di Savoia, figlia dell’ultimo re d’Italia, Umberto II, ed essere nipote di re Alberto I del Belgio, comporta non solo privilegi, ma anche un’educazione e uno stile di vita. Quali valori sono rimasti più profondamente scolpiti nella sua formazione?
Dimitri di Jugoslavia : Da piccoli, se sgarravamo, la tata ci sgridava dicendoci: “Ricordatevi chi siete! Dovete dare l’esempio!”. E infatti ancora oggi ho questo senso di responsabilità che mi porta a essere molto coinvolto nella filantropia.
Club Italie-France : Che ricordo ha della sua infanzia con altri tre fratelli, gemelli come lei? Esiste una sorta di “legame speciale” tra gemelli nella vostra famiglia? E sua madre oggi dove vive?
Dimitri di Jugoslavia : Eravamo differenti. Non essendo gemelli identici, non c’era un legame speciale. La mamma vive a Parigi.
Club Italie-France : Lei si è trasferito a New York negli anni ’80. Che cosa ha trovato in questa metropoli che non avrebbe trovato altrove? C’è qualcosa della Francia che le manca, e perché?
Dimitri di Jugoslavia : New York era molto internazionale e vibrante, e tanti amici miei erano già lì. Mi manca sì la Francia ma quella di una volta: c’era una cultura bella e forte, oggi è tutto molto cambiato.
Club Italie-France : Una laurea in giurisprudenza e un futuro a Wall Street: che cosa l’ha spinta poi a lasciare la finanza per la gioielleria?
Dimitri di Jugoslavia : La finanza era solo un modo per imparare un aspetto utile della vita facendo un “training program” e per avere il visto di lavoro. In realtà la gioielleria è sempre stata la mia passione, fin da piccolo, quando avevo la mia piccola collezione di pietrine.
Club Italie-France : Dopo una lunga esperienza nelle case d’asta internazionali, come Sotheby’s,quando ha fondato la Prince Dimitri Company che cosa desiderava offrire al mondo della gioielleria che non esistesse ancora?
Dimitri di Jugoslavia : Rompere gli schemi tradizionali con nuove idee e nuovi gioielli diversi da tutti gli altri. Ho mixato il mio amore per le gemme, la combinazione di materiali e colori insoliti, le forme immaginative e l’attenzione ai dettagli e alla maestria artigianale.
Club Italie-France : Fra i grandi gioiellieri francesi, da Cartier a Van Cleef, fino a Boucheron, chi apprezza maggiormente e chi sente più vicino al suo linguaggio creativo? Parigi è ancora il centro dell’alta gioielleria?
Dimitri di Jugoslavia : Li amo tutti, ma in particolare lo stile e la filosofia di Cartier, che diceva ai suoi disegnatori di viaggiare e di osservare le arti decorative di altre culture. Fabergé faceva la stessa cosa. Sì, Parigi è ancora il centro dell’alta gioielleria.
Club Italie-France : A chi si ispira nella creazione dei suoi gioielli?
Dimitri di Jugoslavia : Mi ispiro a tutte le culture del mondo. Avendo studiato così tanti gioielli, mi rifaccio anche ad alcune tecniche particolari per la fabbricazione e l’incastonatura delle pietre preziose. Le mie creazioni comunque raccontano sempre delle storie: come la collana “L’esplosione di colori”, con un’ametista da 42,44 carati che la regina Elena d’Italia, mia bisnonna, ricevette come dono di nozze dallo zar Alessandro III. È circondata da un caleidoscopio di gemme e perle nere, montate su oro e cuoio.
Club Italie-France : Che tipo di clientela si rivolge a lei? Che cosa cerca un collezionista o un committente che sceglie una creazione firmata Prince Dimitri?
Dimitri di Jugoslavia : I miei clienti hanno tutto e sono quindi alla ricerca di qualcosa di particolare, di unico, che li valorizzi, che sia decorativo e molto femminile.
Club Italie-France : Il gioiello contemporaneo sta cambiando: più personale, più narrativo, meno ostentato. Dove vede il futuro dell’alta gioielleria? Come sono cambiati i gusti delle donne e dove sta andando il mercato?
Dimitri di Jugoslavia : Credo che si stia andando verso una maggiore varietà. La gente, sempre di più, vuole cose originali, lontano dagli standard.
Club Italie- France: Il suo amore per le gemme nasce nell’infanzia, osservando sua madre, la principessa Maria Pia di Savoia, prepararsi ai ricevimenti. Qual è il ricordo più vivido di quei momenti?
Dimitri di Jugoslavia : Mi affascinavano le sue pietre e le sue perle e l’idea che provenissero da un mondo sotto terra o dal fondo del mare. Ricordo quando, da bambino, accompagnai mia madre sul set dove fu scattata una celebre foto degli Anni ‘60 di lei con una sofisticata acconciatura impreziosita da gemme di vari colori e dimensioni. Tutte Harry Winston. Fu lì che imparai per la prima volta la differenza tra i diversi tipi di zaffiro».
Club Italie-France: Sua madre era celebre per la sua collezione di smeraldi. Ricorda la prima volta in cui una pietra le ha veramente “parlato”?
Dimitri di Jugoslavia : Non saprei dire… da sempre.
Club Italie-France : C’è una gemma, incontrata nella sua vita professionale o familiare, che ha rappresentato una svolta nella sua sensibilità creativa?
Dimitri di Jugoslavia : Le pietre di luna blu, così misteriose, con quella luce profonda blu elettrico che si abbina così bene agli zaffiri e alle perle.
Club Italie-France : Il nodo di Savoia è un motivo ricorrente nei suoi lavori. È un tributo alla sua storia familiare o la reinterpretazione di un simbolo universale d’amore?
Dimitri di Jugoslavia : Entrambe le cose: la forma è così bella, il simbolo, con il suo motto “stringe ma non costringe”, richiama il vero amore e la vera amicizia. E poi la sua storia: creato nel 1362 come simbolo dell’Ordine del Laccio d’Amore che divenne l’Ordine della Santissima Annunziata nel 1434.
Club Italie-France : Nel suo libro Once Upon a Diamond lei racconta l’avventurosa vicenda della granduchessa Maria Pavlovna e della Vladimir Tiara. Che cosa l’affascina di più di quella storia?
Dimitri di Jugoslavia : Mi affascina soprattutto come sia riuscita a salvarsi dalla Rivoluzione Russa e a salvare tutti i suoi gioielli, inclusi quelli ritrovati in Svezia al Ministero dell’Interno! La collezione cui penso è il tesoro messo all’asta da Sotheby’s a Londra il 30 novembre del 2009, nella vendita intitolata «Romanov Heirlooms: The Lost Inheritance of Grand Duchess Maria Pavlovna». I pezzi, portasigarette, gemelli e oggetti Fabergé, molti incisi o dedicati a Maria Pavlovna e al granduca Vladimir, erano stati depositati dal suo personale presso la rappresentanza svedese a Pietrogrado nel novembre del 1918, poi trasferiti al Ministero degli Affari Esteri svedese a Stoccolma, dove rimasero dimenticati in un archivio per 91 anni prima di essere riscoperti nel 2009!
Club Italie-France : Poi ci sono gli smeraldi appartenuti a Caterina la Grande, reinterpretati dall’ereditiera americana Barbara Hutton. Questi rappresentano uno dei filoni più preziosi della storia delle gemme. Cosa li rende così inimitabili?
Dimitri di Jugoslavia : Facevano parte della spettacolare collana appartenuta alla granduchessa Vladimir, nata duchessa Marie di Meclemburgo-Schwerin, realizzata con gli smeraldi di Caterina la Grande e in seguito trasformata in un diadema dall’ereditiera americana Barbara Hutton. La gemma più piccola, un pezzo da 11 carati montato nella chiusura, era di una purezza così eccezionale da aver raggiunto la cifra record 60 mila dollari a carato. Fu battuta da Sotheby’s negli anni Novanta per 600 mila dollari complessivi segnando un primato assoluto.
Club Italie-France : La collezione di Marija Abamelek-Lazarev, zia di suo nonno Paolo, era considerata una delle più straordinarie d’Europa. Qual era il pezzo che l’ha sempre colpita di più tra quelli ereditati o visti da bambino?
Dimitri di Jugoslavia : Il suo favoloso diadema di Boucheron con diamanti bianchi e rarissimi diamanti gialli fra volute che ricordano i fiori e le foglie. Fu realizzato nel 1907 e la principessa Abamelek la lasciò in eredità al nipote, il principe Paolo di Jugoslavia, che poi la donò a sua moglie Olga di Grecia. Quest’ultima aggiunse una rivière di diamanti lungo la base della tiara.
Club Italie-France : Nel capitolo dedicato alle tre regine d’Italia lei unisce storia dinastica e alta gioielleria. Che cosa raccontano, in termini di gusto, ruolo e potere, Margherita, Elena e Maria José attraverso i loro gioielli? Che rapporto avevano con i loro tesori?
Dimitri di Jugoslavia : La regina Margherita adorava i gioielli e soprattutto le perle. La regina Elena meno. Avevo chiesto una volta alla nonna Maria José se amasse i gioielli e lei mi disse, senza molta convinzione, di sì, e che in fondo facevano parte dell’uniforme: bisognava metterli. Ho riso tanto!
Club Italie-France: La tiara “a geometrie variabili” di Musy è uno dei capolavori assoluti della gioielleria italiana. Da gemmologo, secondo lei, che cosa la rende così ingegnosa?
Dimitri di Jugoslavia : È la tiara indossata da mia nonna, l’allora principessa Maria José del Belgio, al suo matrimonio nel 1930. Direi, piuttosto da gioielliere che da gemmologo, che questo gioiello è davvero straordinario perché può essere indossato in otto versioni differenti. Per esempio i “bottoni” (formati da grandi perle) della tiara possono essere sostituiti con conchiglie di diamanti oppure con grandi diamanti montati a colletto. Gli archi della tiara possono essere completamente rimossi, lasciando solo una base o un bandeau. La struttura a volute di diamanti può essere a sua volta parzialmente o totalmente staccata, il che significa che la base, le volute e i bottoni con le perle possono essere indossati separatamente o in combinazione. Un gioiello trasformista con mille anime.
Club Italie-France : La collana di zaffiri e diamanti indossata dalla regina Maria José alle nozze della regina Sofia di Grecia e di re Juan Carlos è un gioiello che attraversa storia e diplomazia. Che valore attribuisce a pezzi capaci di raccontare epoche intere?
Dimitri di Jugoslavia : I gioielli parlano… basti pensare alla regina Elisabetta II. Sì, certo: sono testimoni del gusto dell’epoca, e questo dà loro enorme valore.
Club Italie-France : C’è una tiara di cui parla nel suo libro che l’ha particolarmente colpita e perché?
Dimitri di Jugoslavia : Sì, il diadema che Cartier realizzò per Nancy Leeds in occasione del suo matrimonio con il Principe Giorgio di Grecia. Cartier si era recato a San Pietroburgo, dove rimase affascinato dal diadema di perle della granduchessa Vladimir. Incantato, le chiese se potesse prestarglielo per ispirarsi: la granduchessa, da appassionata e protettrice delle arti, accettò immediatamente. Da quell’incontro nacque un diadema di diamanti meraviglioso, e successivamente tutta una serie di creazioni che segnarono l’inizio della celebre collezione “Belle Époque” di Cartier.
Club Italie-France : C’è un pezzo dei gioielli della Corona inglese che apprezza di più, e perché?
Dimitri di Jugoslavia : Il diadema di diamanti e perle della granduchessa Vladimir. Fu ereditato, dopo la sua morte, da sua figlia, la mia bisnonna, la granduchessa Elena Vladimirovna di Russia, moglie del principe Nicola di Grecia. Prima di fuggire dall’impero, ormai nelle mani dei bolscevichi, incaricò una spia inglese, Albert Stopford, di recuperare i gioielli nel Palazzo di famiglia a San Pietroburgo e di portare la sua sterminata collezione in Inghilterra. I gioielli si trovavano nascosti in una stanza esagonale con pareti di velluto blu. Stopford, vestito da operaio, li trovò e li nascose in una borsa. La tiara fu poi venduta a Queen Mary, nonna di Elisabetta… E, destino, uno dei figli della regina Mary, il duca di Kent, sposò la figlia della granduchessa Elena, la principessa Marina di Grecia.
Club Italie-France : In Italia è tornato d’attualità il tema dei gioielli custoditi dal 1946 nel caveau della Banca d’Italia. Qual è la sua opinione sul destino di quel tesoro?
Dimitri di Jugoslavia : Davvero non capisco perché questo tesoro non sia mai stato esposto. È un vero peccato.
Club Italie-France : Secondo lei si tratta di un patrimonio strettamente istituzionale o di un’eredità familiare che meriterebbe una diversa considerazione?
Dimitri di Jugoslavia : Per me è un patrimonio di famiglia ed è un vero peccato.
Club Italie-France : Se potesse salvare un unico gioiello della storia europea, quale sceglierebbe e perché?
Dimitri di Jugoslavia : Non saprei dire. Ce ne sono talmente tanti… probabilmente la collana di diamanti Golconda dei Romanov, perché è stata la collana di diamanti più importante della storia: 475 carati di diamanti Golconda, i più belli e più preziosi mai esistiti, provenienti dalle leggendarie miniere di Golconda, nello stato di Hyderabad, che cessarono di produrre diamanti già verso la fine del ’700. Sono considerati “i più belli” per una combinazione unica di caratteristiche fisiche rarissime: in pratica sono i diamanti più puri mai estratti, con una trasparenza che quasi nessun altro giacimento ha prodotto. La maggior parte dei diamanti infatti contiene azoto, che sporca leggermente il cristallo e ne altera il passaggio della luce; i Golconda sono in gran parte di tipo IIa, praticamente privi di azoto e altre impurità. Jean Baptiste Tavernier, che acquistava pietre preziose per Luigi XIV, diceva che erano i “diamanti d’acqua purissimi”.
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Intervista del
29 Novembre
Informazioni
Crescere tra Versailles e la Toscana, tra miti greci e leggende dinastiche, non poteva che plasmare un’anima sensibile e curiosa come quella del principe Dimitri di Jugoslavia.


