Carlo Ludovico Borromeo
Club Italie-France : Cosa ha studiato? Ci racconti il suo percorso che l’ha portata fino a qui…
Carlo Ludovico Borromeo : Ho iniziato la mia carriera con uno stage alla Seat nel 2002. Erano anni straordinari: alla guida del design c’era Walter De Silva, poco prima che passasse in Audi e poi al vertice di tutto il gruppo Volkswagen. Si respirava un’energia incredibile, era l’epoca dei designer rockstar, dei grandi nomi come Philippe Starck. Un momento d’oro per il settore, pieno zeppo di idee, di visioni, di futuro. Dopo un anno di internship ho deciso di spingermi più lontano possibile e sono partito per San Francisco. Lì mi sono laureato in product design (non in auto, ma in prodotto), perché volevo ampliare la mia prospettiva, contaminarmi con esperienze diverse. Poi ho vissuto un paio d’anni a New York: la mia idea era di restare negli Stati Uniti, ma con la crisi del 2008 ottenere un visto di lavoro era diventato impossibile. Così, un po’ a malincuore, sono rientrato in Italia. In realtà, col senno di poi, è stata una fortuna: ho iniziato a lavorare per Giugiaro. In quel periodo vivevo a Milano ma lavoravo a Torino. Ogni giorno facevo avanti e indietro, 340 chilometri. Dopo un paio d’anni non ce la facevo più.
Club Italie-France : Poi cosa è successo?
Carlo Ludovico Borromeo ; L’azienda, ItalDesign, che era ancora della famiglia Giugiaro, passò nelle mani di Volkswagen. Erano tempi di grandi cambiamenti e io non mi sentivo più motivato come prima. È stato in quel momento che ho incontrato Fabio De Silva, figlio di Walter, il mio mentore. Anche lui stava tornando in Italia dopo un periodo in Spagna, dove aveva già un suo studio di design. Chiacchierando ci siamo detti: “Perché non facciamo qualcosa insieme?”. Fabio aveva più esperienza di me. Io avevo appena 28 anni, e non ero certo pronto a fondare uno studio, ma poi con Filippo Sgalbazzi ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso di provarci. È stata la classica storia da manuale di start-up: eravamo in tre, in un piccolo ufficio, tutti seduti alla stessa scrivania. Lavoravamo giorno e notte, con un entusiasmo totale.
Club Italie-France : E oggi siete in venti…
Carlo Ludovico Borromeo : Sì, oggi siamo in venti. La nostra crescita è stata organica, regolare, senza forzature. A differenza del modello classico di start-up che cresce in fretta per poi spesso implodere, noi abbiamo scelto un ritmo naturale, solido. Molti dei ragazzi che lavorano con noi sono qui fin dall’inizio. È bello vedere che lo studio è cresciuto insieme alle persone che lo abitano, come una bottega moderna in cui le idee si tramandano, si evolvono e si consolidano nel tempo.
Club Italie-France : Cosa significa “dare nuova vita” a un’auto d’epoca attraverso i progetti di restomod?
Carlo Ludovico Borromeo : È una cosa molto interessante per me, e con cui ancora stiamo facendo un po’ i conti, per inquadrarla bene a livello storico e culturale. Veniamo da un mondo in cui il design ha sempre avuto un’evoluzione lineare. Negli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta lo stile cambiava continuamente, le auto cambiavano, e si faceva sempre qualcosa di nuovo. Adesso, per tutta una serie di ragioni si procede più come in dei loop. Si torna anche molto indietro per poi andare avanti. Il progresso c’è sempre, ma gira un po’ su se stesso. Io penso che molto dipenda dalla permanenza dell’informazione. Una volta ti informavi e seguivi la cultura attraverso le riviste, i libri. La rivista cambiava, cambiava la moda, cambiavano le immagini che vedevi. Era difficile persino tenere traccia di quello che c’era stato prima.
Club Italie-France : Adesso, con internet, siamo un po’ tutti vittime del mood board, no?
Carlo Ludovico Borromeo : Oggi hai accesso a tutte le informazioni, e proprio per questo diventa più difficile creare qualcosa di veramente nuovo, visto che tutto lo scibile umano è a portata di mano. Inoltre, tutto viene consumato a velocità supersonica: c’è sempre bisogno di produrre cose nuove. Per un creativo è una sfida enorme: guarda la moda, i cicli di tendenza si sono accorciati tantissimo. Però se ci pensi, negli anni Sessanta la Ford cambiava i modelli ogni sei mesi. La prima Mustang fu lanciata nel 1964 e mezzo: anche allora i tempi erano rapidi, ma con molti meno limiti.
Club Italie-France : Quali sono questi limiti oggi?
Carlo Ludovico Borromeo : Un tempo la tecnologia era consolidata, perché le macchine venivano costruite nello stesso modo da decenni. Era un metodo di lavoro cui tutti gli operatori del settore erano abituati. Oggi invece tutto è cambiato: i metodi di lavoro sono velocissimi, tra modellazione 3D, fresature e l’uso del carbonio c’è sempre qualcosa di nuovo. Inoltre, le regole sulla sicurezza sono molto più severe e cambiano continuamente, quindi progettare un’auto nuova diventa sempre più complesso.
Club Italie-France : Come si muovono le case automobilistiche?
Carlo Ludovico Borromeo : Le case automobilistiche hanno internalizzato tutti i processi che un tempo venivano affidati ai carrozzieri, quindi c’è poco spazio per uno studio esterno che realizzi un progetto completo di auto nuova. Per questo motivo si è creato uno spazio interessante per lavorare sulle auto classiche: modernizzarle, reinterpretarle, cambiarle. È un po’ come nel mondo della musica: siamo passati da un progresso lineare, come nel rap e nell’hip hop, al sampling, cioè prendere pezzi di canzoni vecchie e reinventarle. Io lo vedo come un trend universale. Nel mondo automobilistico, dare nuova vita a un’auto d’epoca significa proprio questo: prendere icone culturali, automobili diventate simbolo, e rinnovarle, reinterpretarle. È un po’ un remix, se vuoi, e in questo sta tutto il fascino del restomod.
Club Italie-France : Sono curiosa di sapere quante macchine ha, e quali…
Carlo Ludovico Borromeo : Ah, io sono come un dentista con i denti storti nel senso che dedico la mia vita a fare macchine eccezionali ma poi non è che ne abbia di particolarmente speciali a casa. Mi piace sapere che esistono, mi piace il progetto. Per tutti i giorni ho una Toyota Land Cruiser e poi una vecchia Mustang. E ho anche una Lancia Delta, che è la mia macchina preferita.
Club Italie-France : E quali sono le auto che ha progettato e che le piacciono di più?
Carlo Ludovico Borromeo : Quella che vorrei per me è la 928 Nardone. È quella che più rappresenta il mio modo di vivere l’auto. È un’auto da lunghi viaggi, ma non d’avventura, nel senso che non è un gippone, né una macchina da sterrato. È fatta per la strada, quella che piace a me. Prima di avere una famiglia, adoravo fare viaggi molto lunghi, interminabili, in macchina. Anche da solo.
Club Italie-France : Ci sono viaggi in auto che porta nel cuore?
Carlo Ludovico Borromeo : Da ragazzo ho guidato da New York fino a Buenos Aires. Poi da Milano fino in Mongolia.
Club Italie-France : Di certo non tanto comodi…
Carlo Ludovico Borromeo : No, comodo no, di sicuro. Ma a me piace quell’aspetto del viaggio: prendere e andare, collegare punti che ti sembrano molto lontani e vedere cosa c’è in mezzo. Mi piace proprio l’idea di prendere la macchina e partire: “dove arrivo, arrivo”. Diciamo che adesso, con quattro figli, questi slanci sono diventati un po’ più complicati. A me comunque continua a piacere molto il viaggio in macchina perché è come stare in un universo semplificato: sei tu, devi andare da qui a lì e le opzioni sono poche. Da ragazzo guidavo più velocemente, adesso no. Mi piace il viaggio in auto, ma in modo diverso.
Club Italie-France : Il viaggio più folle che ha fatto?
Carlo Ludovico Borromeo : Vivevo a San Francisco, avevo una MV Agusta meravigliosa, una moto che, se la vedessi, non ci andresti neanche al bar. Una moto da corsa, in un Paese dove non puoi correre, quindi dovevo mettere il freno e andare piano. Quella non era una moto qualsiasi, ma la massima espressione del design, della bellezza, calata però nell’ambiente meno naturale per lei. Dovevo partire da San Francisco per New York (dove viveva Marta, mia moglie) con un mio amico, il mio coinquilino, che però all’ultimo si è tirato indietro.
Club Italie-France : Quanto ci ha messo a fare il coast to coast?
Carlo Ludovico Borromeo : Otto giorni. Senza bagagli. Poi sono arrivato a New York, perché tornavo in Italia per l’estate. L’ho messa in aereo. Mi sono fatto il viaggio con la tuta di pelle addosso. Una sauna. Quindi sono arrivato a Francoforte, l’ho tirata fuori dall’aereo, sono venuto fino a Milano in moto e tre giorni dopo me l’hanno rubata. Un trauma. Oggi quella moto sarebbe esposta in un museo.
Club Italie-France : Tornando quindi al suo garage dei sogni… e a quello reale
Carlo Ludovico Borromeo : Il mio garage dei sogni è vuoto. Nel senso che non ho davvero niente. Mi piacerebbe avere la 928, ma più che altro mi piace l’idea di possederla. Perché poi, se ce l’avessi, sarebbe uno stress. L’auto mi piace in senso assoluto, non relativo. Mi piace lavorarci, mi piace vedere la gente felice sulle auto che realizziamo. Ora noi di BorromeodeSilva stiamo organizzando un evento molto interessante sul Lago Maggiore, che abbiamo chiamato Tutto Bene, insieme a un’agenzia americana, Race Service, che lavora per Ferrari e per la Formula 1. Partecipano circa ottanta auto che percorrono una strada privata. Ci sono anche auto nostre, ma facciamo una selezione molto accurata.
Club Italie-France : Quando guida, ascolta la musica o le piace il silenzio assoluto?
Carlo Ludovico Borromeo : Tantissima musica. Sempre. Soprattutto all’inizio, quando facevamo i primi restomod, creavamo sempre una playlist dedicata a ciascun progetto. La musica è un elemento fondamentale per definire l’identità culturale e il contesto storico di ogni auto. Ascoltarla in macchina mi porta con la mente e con i pensieri direttamente nella dimensione del viaggio. In generale, è tutta la cultura pop a definire le epoche, e il nostro lavoro si basa molto sulla nostalgia, sul fascino, sull’interpretazione degli stilemi. La musica è una sintesi perfetta di tutto questo. Per esempio, ho creato una playlist con i brani più belli degli anni Ottanta e Novanta, ma ascolto anche tanta musica contemporanea. I miei generi preferiti? Tantissimo punk e hip hop…
Club Italie-France : Parliamo invece dei designer francesi. Prima ha citato Philippe Starck. Le piace? In che modo ha influenzato il suo lavoro?
Carlo Ludovico Borromeo : L’ho conosciuto a Milano. L’ho incontrato durante la Design Week, a eventi o cose del genere. Mi piace tantissimo Philippe Starck. Ho un profondo rispetto per quello che ha fatto. Secondo me, si è anche vissuto un’epoca straordinaria: i primi anni Duemila, quando i designer erano come chef. Erano sotto i riflettori, molto visibili. Oggi, invece, il designer, dopo un po’, perde appeal.
Club Italie-France : In che senso?
Carlo Ludovico Borromeo : Secondo me, e lo dico in modo un po’ controverso, bisognerebbe smettere di fare questo lavoro intorno ai sessant’anni. Perché devi capire bene l’epoca in cui vivi e appartenere a quell’epoca. Devi essere dentro lo zeitgeist culturale. Penso che i big a un certo punto debbano anche lasciare spazio ad altri. E poi, soprattutto, basta con proclami del tipo “il designer è morto” o “il designer è inutile”. Questa è una tendenza diffusa anche nella moda. Oggi si dice sempre “la moda è morta” quando invece sono solo cambiate le tendenze e il mondo in cui siamo immersi.
Club Italie-France Cosa le piace di Starck in particolare?
Carlo Ludovico Borromeo : Sicuramente il fatto che rappresenti un’epoca precisa. Lui e quella generazione sono stati l’ultimo movimento culturalmente rilevante nel design. Hanno interpretato e creato un’iconicità che oggi non vedo più. Poi, se devo dire la verità, di quell’epoca preferisco nettamente Marc Newson.
Club Italie-France : Come mai? Non ci sono più idee oggi?
Carlo Ludovico Borromeo : Allora, quel design era molto incentrato sul mobile. Il punto di partenza era quello. Penso che poi nel tempo ci sia stato, da parte delle aziende del mobile, un forte appiattimento. Sono tutte molto concentrate sul contract, e questo ti porta a fare ragionamenti diversi. La classe media, non voglio fare un discorso politico, ha sempre meno disponibilità economica. Quindi c’è meno spazio per produrre mobili per il privato. E il cliente di lusso, paradossalmente, è meno colto rispetto a una volta. Un tempo i grandi marchi vendevano a italiani e francesi che avevano cultura estetica. Oggi è tutto più omologato: tutti questi moodboard, queste estetiche ripetute… Per assurdo, più puoi vedere, più diventa difficile inventare qualcosa di nuovo.
Club Italie-France : Citroën e Lancia hanno scritto pagine uniche di design e innovazione: quale delle due sente più vicina al suo immaginario creativo?
Carlo Ludovico Borromeo : Se parliamo del passato, Lancia e Citroën sono due marchi che hanno davvero scritto la storia dell’automotive. Citroën ha sempre fatto di testa propria, creando alcune delle auto più iconiche e interessanti di sempre. Possono piacere o meno, ma erano auto con una personalità fortissima: la 2CV, la DS, la SM con motore Maserati. I francesi hanno sempre costruito le macchine a modo loro, giusto o sbagliato che fosse, ma sempre con idee e coraggio. Oggi invece forse si sono un po’ persi.
Club Italie-France : E la Lancia?
Carlo Ludovico Borromeo : Lancia, secondo me, è stato forse il marchio più innovativo d’Italia. Se guardi la sua storia, ha una quantità impressionante di primati: il primo sei cilindri, le prime sospensioni indipendenti, il primo impianto elettrico completo. E poi ogni modello partiva da zero. Non c’era continuità: la Fulvia, la Stratos, la Beta Montecarlo, la Delta… Ogni volta sembrava che gli andasse a fuoco l’azienda e dovessero ripartire da capo. E la Lancia Delta, ancora oggi, è una grande macchina. Ieri guardavo un video online sulla Thema 8.32 con motore Ferrari: aveva l’alettone che si apriva, la prima auto con aerodinamica attiva. Oggi, invece, le auto sono diventate piattaforme condivise, e lo stile è l’unica cosa che le differenzia.
Club Italie-France : In che direzione vanno oggi le tendenze automobilistiche? In quale si riconosce di più?
Carlo Ludovico Borromeo : Oggi vedo una grandissima omogeneità nel mercato europeo. Si è un po’ intrappolati tra ciò che chiede la politica e ciò che chiede il mercato. La politica vuole l’auto elettrica, ma il mercato non la desidera davvero o solo in parte. E produrre in Europa costa moltissimo. Questo crea un cortocircuito: per contenere i costi, le macchine stanno diventando tutte uguali. Nessuno si prende più rischi, perché i rischi sono troppo alti. E allo stesso tempo, i governi chiedono, ma non aiutano. È un momento di grande contraddizione.
Club Italie-France : In questo panorama c’è ancora qualche luce?
Carlo Ludovico Borromeo : In Europa sì, ma bisogna distinguere tra l’auto di tutti i giorni e quella da collezione. Quest’ultima, secondo me, sta prendendo la stessa direzione dell’orologeria. Quando è arrivato l’orologio al quarzo, Rolex non si è messa a produrre orologi digitali: ha continuato a fare meglio quello che sapeva fare. Un Rolex di oggi è praticamente identico a uno di trent’anni fa, ma più raffinato, più preciso, più perfetto. Penso che per l’auto sportiva e di lusso succederà lo stesso: avrai la tua auto elettrica per la vita quotidiana e poi, quando vorrai davvero goderti la guida e il viaggio, userai il tuo oggetto meccanico, sofisticato, iconico. Alla stessa maniera, quando vuoi uscire la sera, metti il tuo Rolex o il tuo Patek Philippe: qualcosa che ha un valore, una storia, un’anima. E nel frattempo, per chi si sposta semplicemente da un punto all’altro, ci saranno sempre più auto cinesi o americane.
Club Italie-France : A proposito di Cina, la BYD ha già conquistato il 4% del mercato… Ha paura?
Carlo Ludovico Borromeo : La paura nasce da ciò che non conosci o non capisci. Una volta che lo conosci e lo comprendi, il timore si riduce. Anche con Tesla, quando è uscita, se ne dicevano di tutti i colori e ora vende per miliardi. Quindi sì, la Cina un po’ spaventa, ma solo perché è imprevedibile. In realtà, però, è inevitabile: le auto di massa le faranno loro, e le faranno sempre meglio. Oggi, verso marchi come BYD o Xiaomi, esiste ancora un certo snobismo da parte degli occidentali, ma è solo una questione di percezione, destinata a cambiare nel tempo. Per me la verità è questa: lo sai che succederà, ma deal with it ovvero fattene una ragione e vai avanti con la tua vita. Trova il modo di coesistere con movimenti epocali più grandi di te. Noi facciamo il nostro, e la fortuna di questo mondo è che, anche di fronte ai grandi cambiamenti, c’è sempre spazio per tutti. È come nella moda: di idee ce ne sono tantissime. Magari noi non le percepiamo perché non apparteniamo a quella sottocultura, a quel microcosmo, ma ci sono. E questo vale anche per l’automotive. C’è spazio per tutto, basta capire dove vuoi stare tu.
Club Italie-France : Si dice spesso che i francesi siano “sempre un passo avanti” nel design. Secondo lei, è una realtà tangibile o più un’idea che i francesi hanno di sé?
Carlo Ludovico Borromeo : Secondo me è sbagliato fare paragoni tra la Francia e l’Italia. La Francia è stata un impero, ha un passato da potenza. L’Italia, invece, è un Paese frammentato, fatto di città-stato. Per me è come immaginare tre nani uno sulle spalle dell’altro con l’impermeabile: questa è la nostra struttura. Eppure, proprio questa frammentarietà ci ha resi resilienti. L’Italia, nella sua confusione, trova sempre un equilibrio. È un Paese che non muore mai, si adatta. È un Paese di risparmiatori, dove la maggior parte delle persone possiede una casa. In Italia, invece, la vita di base costa relativamente poco. Questo la rende una nazione elastica, capace di cavarsela anche nei momenti più difficili.
Club Italie-France : Esiste questa fantomatica competizione fra i due Paesi o no?
Carlo Ludovico Borromeo : Mi piacerebbe che ci fosse più competizione, perché significherebbe che c’è interesse, che c’è vita. La verità è che oggi io non vedo competizione. Non c’è e sicuramente nel mondo dell’automobile. Tutti i marchi italiani e francesi fanno ormai parte della stessa azienda, quindi non esiste una sostanziale differenza. Sono le stesse auto, letteralmente le stesse, con quattro pezzi di plastica cambiati.
Club Italie-France : Un vostro competitor francese che fa Restomod?
Carlo Ludovico Borromeo : Ora-ïto, per esempio, ha realizzato un Restomod per Renault: un esercizio di stile molto bello, davvero riuscito. Mi è piaciuto, ma è molto diverso da ciò che facciamo noi, perché le nostre macchine poi vengono prodotte, vendute, guidate. Il suo, invece, era un progetto d’immagine, una show car, un lavoro fatto per l’azienda, più a fini comunicativi che commerciali.
Club Italie-France : Com’è cambiato il design nel tempo? È stato un cambiamento improvviso o graduale?
Carlo Ludovico Borromeo : È stata un’evoluzione continua. Non voglio fare quello che dice “viviamo tra le rovine di una civiltà migliore”, però è innegabile che il grande contributo di Milano alla cultura mondiale sia arrivato e sia durato fino al movimento Memphis. Dalla grande grafica degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, all’arrivo della plastica, al design di Gio Ponti e di tutti quei maestri che hanno segnato un’epoca: quello è stato il vero splendore. Il culmine è stato negli anni Sessanta con il Gruppo Memphis. Negli ultimi anni, invece, faccio più fatica a vedere movimenti davvero forti. Era interessante, per esempio, tutto il momento legato al New Guards Group, che in realtà ruotava molto attorno a Milano. Tutta la cultura streetwear, anche quella, gravitava qui. Milano era il centro di tante contaminazioni creative.
Club Italie-France : I grandi carrozzieri diventati designer come Pininfarina, Bertone e Giugiaro provengono dalla tradizione dei carrozzieri torinesi. Il fatto che uno studio milanese come il vostro si sia dedicato al design di automobile si deve alla presenza storica del marchio Alfa Romeo a Milano?
Carlo Ludovico Borromeo : Sa perché si dice “carrozzeria”? Perché viene dal costruire carrozze. Nel Settecento Milano era la capitale mondiale nella produzione di armature e carrozze. Si facevano qui, e quella maestria artigiana si è poi trasferita alle automobili. Un tempo compravi il motore da un’azienda, la carrozzeria da un’altra e la tappezzeria da un terzo artigiano. Era un lavoro corale, fatto di collaborazioni tra competenze diverse. Poi, nel corso del Novecento, tutto si è progressivamente integrato: le aziende hanno iniziato a inglobare ogni fase del processo, fino a fare tutto in casa. I carrozzieri, quindi, sono passati dal costruire la carrozzeria al progettarla, poi al disegnarla… fino, oggi, quasi a non avere più un ruolo. Adesso che quel processo si è concluso, possiamo finalmente osservarlo nella sua interezza, e questo lo rende ancora più affascinante da studiare. Sicuramente la scuola torinese è stata grandissima. Io ho avuto la fortuna di lavorare con Giugiaro, che è il mio preferito tra tutti. Pininfarina, Bertone… posti eccezionali, dove nascevano davvero cose importanti. Quando Marcello Gandini inventò la Lamborghini Countach fu un salto quantico. Passaggi di stile così, oggi, non li vediamo più.
Club Italie-France : Ci sarà un nuovo Rinascimento in questo settore?
Carlo Ludovico Borromeo : È molto difficile. Anche perché oggi, ancora più di prima, molta della creatività si sposterà sull’intelligenza artificiale.
Club Italie-France L’intelligenza artificiale e la progettazione digitale : strumenti utili o rischiano di togliere “l’anima” al design?
Carlo Ludovico Borromeo : Il problema dell’intelligenza artificiale è che si basa su dati che ha già immagazzinato. La vedo un po’ come un cuoco con un set di ingredienti predefinito: può mescolarli, reinterpretarli, ma con gli stessi ingredienti, dopo un po’, finisce per fare sempre le stesse ricette. L’essere umano, invece, ha la capacità di aggiungere nuovi ingredienti alla cucina. È quello che ha fatto un Gandini, per esempio. L’intelligenza artificiale, almeno per come è oggi, non può ancora creare qualcosa che prima non esisteva. Marcello Gandini, invece, ha inventato un linguaggio, una visione, una forma mentis completamente nuova: il wedge design, il modo diverso di concepire l’automobile. L’intelligenza artificiale, per ora, non ha creatività. O meglio, non ha ancora un pensiero creativo. Oggi funziona mischiando cose, accumulando dati, ma senza intuizione. Poi è vero: anche noi esseri umani, in fondo, mischiamo ciò che abbiamo visto e imparato. Magari siamo influenzati da un’immagine o da un pensiero della sera prima, e non lo sappiamo neppure. Però la differenza è che l’uomo può generare un’idea nuova. Detto questo, non so dire dove porterà tutto questo: l’evoluzione è talmente rapida che è difficile prevedere cosa sarà tra qualche anno.
Club Italie-France : Questa passione per le automobili da dove nasce? Dal papà, dal nonno?
Carlo Ludovico Borromeo : La mia passione per le automobili nasce più che altro dall’amore per l’inventiva, per il progetto. Non c’è espressione più sofisticata dell’ingegno umano dell’automobile: mette insieme stile, tecnica, performance, comfort, velocità, rischio, avventura. L’auto, soprattutto per un italiano, è la sintesi di tutte queste cose che emozionano: l’eleganza, la potenza, la libertà, la sfida. Io ci vedo proprio questo: la massima espressione dell’intelligenza e della passione umana.
Club Italie-France : Quando vede una bella automobile, cosa prova?
Carlo Ludovico Borromeo : Provo entusiasmo. È come riconoscersi in un sistema di valori condiviso che genera emozione. Pensi al nostro evento, Tutto Bene: celebra esattamente questa cultura, questa nicchia di passione. Quello che mi piace è vedere la gente che impazzisce per auto che non valgono per il prezzo o per le prestazioni, ma per ciò che rappresentano. Non sono valori oggettivi: è qualcosa che trascende la logica, è un’emozione comune.
Club Italie-France : Valori condivisi che trasmette anche ai suoi quattro figli. Sono già appassionati di auto come lei?
Carlo Ludovico Borromeo : Tutti! Beh, a dire il vero la più piccola un po’ meno, ma Ernesto viene a tutti gli eventi d’auto con me. È già appassionatissimo, riconosce tutte le auto e si mette al volante.
Club Italie-France : Tra tutti i luoghi che ha visitato in Francia, ce n’è uno che l’ha colpita particolarmente per bellezza, atmosfera o emozione?
Carlo Ludovico Borromeo : Facevo spesso tutta la costa del Sud, perché vivevo a Barcellona. Quindi facevo avanti e indietro: Barcellona–Milano, l’ho percorsa anch’io molte volte in macchina. Mille chilometri netti, un viaggio bellissimo.
Ho partecipato anche al Rally di Monte Carlo un paio di volte, quindi conosco bene tutta la zona delle Alpi. La Francia è un Paese che ha avuto la fortuna di avere piani regolatori fatti meglio dei nostri. Le campagne sono molto più preservate, curate, armoniose. Persino le autostrade sono superiori alle nostre: belle da percorrere, scorrevoli, integrate nel paesaggio. È un Paese pensato meglio, da quel punto di vista.
Club Italie-France : Oltre alle automobili, che altre passioni ha?
Carlo Ludovico Borromeo : Adoro la natura. Sono cresciuto in una fattoria in Lomellina fino ai 14 anni, e credo che quell’infanzia mi abbia lasciato un legame profondo con la terra. Ora vivo a Varese, in una casa immersa nel bosco, e mi sono un po’ riconnesso con quella dimensione. Oltre alle auto, ho un’altra grande passione: i bonsai. Qualche anno fa, per il mio quarantesimo compleanno, i ragazzi del mio team mi hanno regalato un bonsai bellissimo, molto importante. Avevo il terrore di farlo morire, così, per rispetto verso quel regalo, ho iniziato a prendermene davvero cura. Da lì è nata una passione che non mi ha più lasciato. Oggi ne ho una trentina. Ho un terrazzo, appena fuori dal mio ufficio di casa, dove tengo quelli più speciali.
Club Italie-France : Cosa bisogna fare per prendersi cura di un bonsai?
Carlo Ludovico Borromeo : Bisogna curarli come dei bambini… o quasi. Richiedono pochissima attenzione, ma deve essere costante. Mi piace dedicarmi al bonsai perché mi insegna il valore della costanza e della pazienza.
Club Italie-France : Quindi le piace anche la lentezza, oltre alla velocità?
Carlo Ludovico Borromeo : Prima parlavamo della velocità: ecco, questa mia attività è l’esatto opposto. Richiede lentezza. Fai un taglio oggi e vedi il risultato tra tre anni. Lento o veloce, mi piace comunque tutto ciò che è complesso. Mi piace la vita.
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Intervista del
17 Ottobre
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Carlo Ludovico Borromeo Arese Taverna rappresenta una figura che unisce curiosità, tecnica e sensibilità artistica.


