Claudio Vivenzio
Club Italie-France : Può raccontarci come nasce la sua passione per l’architettura?
Claudio Vivenzio : Fin da bambino ero attratto dal disegno e dalle costruzioni. Alle elementari una maestra si presentò addirittura alla porta dei miei genitori per consigliarli di coltivare la mia dote per il disegno. Alle medie partecipai a un concorso di scultura con la “pasta secca” e il mio progetto arrivò secondo a livello nazionale in una trasmissione televisiva. In quell’occasione guidai un gruppo di bambini per realizzare la mia scultura: buffo pensarlo oggi, ma quella fu la mia prima vera esperienza di project management. Nonostante le mie inclinazioni artistiche, i miei genitori, molto concreti, mi indirizzarono verso studi tecnici, ma quella base si è poi rivelata preziosa perché mi ha dato un approccio pratico e costruttivo che ancora oggi considero parte del mio metodo di lavoro. Parallelamente, grazie allo sport agonistico e a varie esperienze lavorative anche artistiche, ho sviluppato disciplina, capacità relazionali e un forte senso di responsabilità. La passione per l’architettura e la costruzione era già presente nella mia famiglia: mio padre aveva un’impresa edile, mia madre seguiva la parte amministrativa, mia zia, che aveva studiato Architettura a Parigi, fu per me una grande fonte d’ispirazione, e mio zio Claude Rossi, architetto e ingegnere, rappresentò per me fin da giovane il legame tra creatività e tecnica.
Credo che da loro sia nata la mia curiosità verso quella sintesi tra estetica e rigore che poi sarebbe diventata la base del mio lavoro. Verso la fine dei corsi universitari seguii anche una specializzazione in architettura navale, che univa rigore tecnico e bellezza: lo studio dello scafo, la progettazione dell’elica, calcoli complessi, ma anche l’estetica esclusiva della barca e dei suoi interni. All’epoca non immaginavo quanto quella esperienza sarebbe stata premonitrice del mio futuro professionale. Guardandomi indietro, credo davvero che ognuno abbia la propria “gravità”, e riconoscerla sia fondamentale per dare direzione alla propria vita. Dopo la laurea in Architettura decisi di trasferirmi in Francia, spinto dal desiderio di crescita e confronto internazionale. All’inizio dovetti costruire tutto da zero, lingua, contatti, riconoscimento, ma quelle difficoltà si rivelarono il mio miglior allenamento. Iniziai collaborando con studi tecnici e poi con uno studio di architetti italiani molto attivo nel settore del lusso a Parigi. Lì scoprii il mondo del retail e capii che il mio equilibrio ideale era proprio tra architettura e costruzione: unire la precisione tecnica alla sensibilità estetica.
Club Italie-France : Può raccontarci la storia di Antefixe, come è nata l’idea e quali sono stati i momenti chiave di crescita?
Claudio Vivenzio : Antefixe nasce a Parigi nel 2009, inizialmente senza l’intento di occuparsi di retail. Fu mio zio Claude Rossi, ormai a fine carriera, architetto e ingegnere, a propormi di creare insieme una società per lavorare su progetti di uffici nel settore farmaceutico e assicurativo. Lasciai il mio precedente impiego nel retail, convinto da quella prospettiva, ma al mio arrivo mi disse che le risorse non bastavano per mantenerci entrambi e che avrei dovuto costruire la mia strada in autonomia. Quella situazione, all’apparenza complessa, si rivelò decisiva: mi spinse a mettermi in gioco, a valorizzare le mie competenze e a dare forma a qualcosa di mio. I primi incarichi arrivarono da clienti con cui avevo già collaborato e che, dopo aver interrotto la loro precedente collaborazione, decisero di affidarsi a me. Inizialmente mi ero imposto di non accettare nessuna di quelle richieste per una questione di etica professionale, ma dopo un episodio con il mio ex capo che mi fece riconsiderare il mio atteggiamento, capii che dovevo proseguire liberamente il mio percorso. Da lì prese vita Antefixe: una realtà fondata su indipendenza, trasparenza e fiducia reciproca. L’obiettivo era chiaro: creare una struttura capace di connettere la parte creativa dell’architettura con quella esecutiva, mantenendo lo stesso rigore tecnico che avevo respirato in famiglia. Claude rimase una figura di riferimento tecnico importante, con una visione complementare alla mia: io provenivo da un percorso più architettonico e costruttivo, lui da uno ingegneristico e strutturale.
La combinazione dei nostri approcci portò metodo ed equilibrio al lavoro. Mentre lui continuava a operare nel terziario, io sviluppavo il mondo retail, seguendo inizialmente marchi italiani nel loro sviluppo in Francia. Poi, grazie alla fiducia dei brand francesi e internazionali, il lavoro crebbe rapidamente. I momenti chiave furono l’apertura della sede di Dubai nel 2015, in piena espansione del mercato del lusso nella regione, e quella di New York qualche anno dopo, che consolidò il gruppo a livello globale. Oggi Antefixe è una rete internazionale che unisce competenza tecnica, precisione e un approccio umano molto forte, dove ogni ufficio mantiene la propria identità ma condivide la stessa cultura del dettaglio, della serietà e dell’affidabilità. Un elemento fondamentale è stato saper delegare e avere piena fiducia nei direttori scelti per le nuove sedi, evitando quel centrismo che spesso caratterizza gli studi di architettura. Questa esperienza rappresenta per me una grande lezione imprenditoriale e di vita: continuo ad apprendere e a migliorare, cercando di far evolvere costantemente la mia visione e la crescita della società. Il mondo cambia sempre più velocemente, e restare al passo è ormai parte integrante del nostro mestiere.
Club Italie-France : In quali settori operate principalmente?
Claudio Vivenzio : Operiamo principalmente nell’architettura esecutiva per il retail di lusso. Seguiamo boutique, flagship store, spazi privati e aree VIP per marchi di alta gamma, in particolare nel mondo della moda e della gioielleria. Negli anni abbiamo esteso le nostre competenze anche all’hospitality e agli spazi commerciali ibridi, dove design, esperienza e funzionalità si incontrano. Il nostro ruolo è tradurre l’idea creativa in un progetto realizzabile, coordinando tutti gli aspetti tecnici, strutture, impianti, sicurezza, accessibilità, fino alla fase di cantiere e alla consegna finale.
Club Italie-France : Su quali settori punterete in futuro e dove pensate di poter creare valore in base alla vostra esperienza?
Claudio Vivenzio : In futuro punteremo su due direzioni principali: da un lato il retail di lusso, che resta il nostro cuore tecnico e culturale, dall’altro l’hospitality di alto livello e gli spazi ibridi, dove esperienza, comfort e design si fondono. Credo che il nostro valore stia proprio nella capacità di portare la stessa precisione e organizzazione del mondo retail in contesti più ampi e complessi, come hotel, ristoranti o residenze private. In questi settori la qualità del dettaglio e la gestione tecnica fanno la differenza, e noi possiamo offrire un metodo consolidato che unisce estetica, efficienza e controllo. Inoltre, stiamo investendo molto nella digitalizzazione e nei processi interni, per aumentare la nostra capacità di analisi e di gestione a distanza, elemento chiave per un gruppo internazionale come il nostro.
Club Italie-France : Cosa distingue Antefixe nella fase esecutiva di un progetto rispetto ad altri studi più orientati al concept?
Claudio Vivenzio : Spesso ci chiedono cosa ci distingue, perché l’immagine tradizionale dell’architetto è ancora quella del creatore puro. In realtà, il processo progettuale si articola in tre grandi fasi: creativa, tecnico-amministrativa e di cantiere. Noi possediamo le competenze per seguire anche la parte creativa, e in alcuni casi lo facciamo su richiesta dei clienti, ma per una scelta strategica abbiamo preferito concentrarci sulle fasi esecutive. Questo ci consente di collaborare con gli studi di design concept senza entrare in concorrenza, diventando per loro un partner tecnico e affidabile. Il nostro ruolo è tradurre l’idea del brand in un progetto realizzabile, garantendo tempi, qualità e conformità normativa. La nostra forza è la sintesi: unire architettura, ingegneria e gestione senza perdere l’essenza estetica del concept originale. Questo equilibrio richiede comunque un forte sforzo creativo: trovare ogni volta il giusto compromesso tra tecnica ed estetica è ciò che rende il nostro lavoro unico e prezioso.
Club Italie-France : Molti brand internazionali vi scelgono per la fase esecutiva. Quali capacità o metodologie vi rendono affidabili in contesti così diversi come Parigi, Dubai o New York?
Claudio Vivenzio : Molti brand internazionali ci scelgono perché uniamo due elementi chiave: esperienza consolidata e conoscenza reale del territorio. Solo chi vive e lavora quotidianamente in un luogo può prevedere e gestire le complessità tecniche, amministrative e organizzative che influenzano un progetto.Spesso incontriamo competitor con uffici solo nominalmente presenti all’estero, senza una vera radicazione locale, o studi locali con team ancora troppo junior: inizialmente possono sembrare più economici, ma le difficoltà emergono quando si affrontano normative, procedure e cantieri concreti, generando ritardi e costi imprevisti.Noi, al contrario, ci affidiamo a professionisti pienamente integrati nei territori in cui operiamo. Questo ci consente di comprendere meglio i mercati, le loro regole e le loro dinamiche operative.Esiste un filo conduttore che unisce tutti i Paesi, ma ogni contesto lo interpreta a modo suo. La nostra presenza diretta a Parigi, Dubai e New York ci permette di tradurre queste differenze e di agire come ponte tra culture e metodi di lavoro diversi, garantendo sempre lo stesso standard di qualità e precisione in ogni progetto.
Club Italie-France : Lavorate per marchi con identità estetiche molto diverse. Come riuscite ad adattare le vostre soluzioni tecniche allo stile di ciascun brand senza perdere efficienza?
Cluadio Vivenzio : Ogni brand ha un’identità molto precisa, e la nostra sfida è rispettarla senza perdere efficienza. Partiamo sempre da un metodo tecnico solido, ma adattiamo il linguaggio e le priorità operative in base allo stile e alla cultura di ciascun marchio. Non abbiamo mai una formula unica: studiamo il DNA del brand e lo traduciamo in scelte tecniche coerenti, mantenendo però lo stesso controllo e la stessa qualità del processo. Questo ci permette di passare da un progetto minimalista a uno più decorativo, o da uno classico a uno contemporaneo, senza rallentare il ritmo. Ogni gruppo e ogni marchio ha i propri metodi e abitudini, e la nostra forza è proprio saperci adattare a ciascuno, senza mai perdere il controllo tecnico. E quando vediamo che qualcosa può funzionare meglio, non ci limitiamo a eseguire: proponiamo miglioramenti, sempre con spirito costruttivo. È questo equilibrio tra flessibilità e capacità propositiva che ci rende affidabili per brand molto diversi tra loro.
Club Italie-France : Come si può riequilibrare il rapporto tra clienti e architetti, oggi segnato da tempi e risorse sempre più compressi?
Cluadio Vivenzio : Spesso ci troviamo a interagire con project manager referenti della clientela, schiacciati tra i dipartimenti creativi e i direttori commerciali, quindi privi di reale margine decisionale. Le priorità vengono dettate da urgenze estetiche o commerciali, mentre le tempistiche minime necessarie per produrre documentazioni tecniche efficaci vengono sistematicamente ridotte o ignorate, analogamente anche per le tempistiche di cantiere. Nel settore privato manca una regolamentazione che tuteli la qualità del processo, perciò il sistema si corregge solo dopo errori o situazioni critiche. Solo quando si verificano incidenti gravi, e purtroppo talvolta anche con la perdita di vite umane, o blocchi strutturali, avviene un ripensamento collettivo. Ma fino ad allora si continua a spingere i limiti, fino al cosiddetto “momento di rottura”, con conseguenze spesso catastrofiche: ritardi, costi elevati e perdite economiche che superano ampiamente i risparmi iniziali. Queste sfide aprono oggi nuove opportunità di regolamentazione e consapevolezza.
Club Italie-France : Quali strumenti potrebbero tutelare meglio la qualità progettuale e il lavoro umano nel settore del retail?
Club Italie-France : Oggi solo le normative sulla sicurezza del lavoro rappresentano un limite concreto a una corsa dominata troppo spesso da redditività e ricerca di bonus di performance. Esistono certificazioni come ISO 45001, per la sicurezza dei lavoratori, e SA8000, per l’etica e le condizioni di lavoro, ma non affrontano il tema dei tempi e della qualità progettuale. Inoltre, non offrono vantaggi fiscali: i benefici sono solo reputazionali o gestionali. Il problema non riguarda solo i cantieri ma anche la progettazione esecutiva, dove architetti e tecnici lavorano di notte e in orari insostenibili per rispettare scadenze imposte. Questa adrenalina tipica del retail, che crea dipendenza e un senso temporaneo di onnipotenza, è sicuramente formativa, ma anche rischiosa, se non gestita con equilibrio e consapevolezza. Forse, come oggi esistono certificazioni ambientali (LEED, BREEAM, HQE) che premiano la sostenibilità fisica, in futuro nasceranno certificazioni per la sostenibilità umana e progettuale, capaci di valorizzare il rispetto del tempo, del lavoro e della qualità del pensiero progettuale.
Club Italie-France : Qual è, secondo lei, la differenza tra “disegnare” un negozio e “costruirlo realmente”?
Claudio Vivenzio : Disegnare un negozio significa immaginare, dare forma a un’idea, rappresentarla graficamente e trasmetterne l’emozione. Costruirlo, invece, significa trasformare quella visione in realtà, affrontando tutti i limiti tecnici, normativi e pratici che la materia impone. Nel disegno tutto è perfetto: le proporzioni, la luce, i materiali. Ma nel cantiere entra in gioco la parte viva e complessa, dove ogni millimetro, ogni giunzione, ogni elemento deve essere realizzato, testato e integrato con molti altri sistemi. È lì che l’architettura diventa reale, e dove si vede la differenza tra chi immagina e chi riesce davvero a far accadere le cose. La parte più affascinante del nostro lavoro è proprio questa: trovare un equilibrio tra arte e ingegneria, mantenendo intatta la forza del concept ma rispettando tutte le regole e le condizioni di costruzione. Il cantiere è la prova di verità del progetto, il momento in cui le idee diventano tangibili e dove, alla fine, si ritrova proprio quell’emozione e quell’esperienza immaginata all’inizio.
Club Italie-France : Qual è la sua visione personale per il design e l’architettura?
Cluadio Vivenzio : La risposta è complessa e sfuggente. All’università affrontammo un intero esame dedicato alle diverse definizioni di architettura secondo epoche e culture, e a coloro che hanno osato formularne una. Anche per il design esiste una dinamica analoga: ogni generazione e ogni cultura cerca la propria definizione. Posso azzardare una distinzione tra le due discipline dicendo che, prima di tutto, è importante riconoscerne la natura da cui nasce la sua riflessione. Quando si parla di design, si parla di contenente e forma; quando si parla di architettura, si parla di contenuto e spazio vuoto, che in un secondo tempo può dare anche una forma. Ne consegue che i due ambiti non sono mai del tutto separati. Disegnare un edificio significa inevitabilmente fare anche design, perché si lavora su proporzioni, materiali, luce e percezione. La differenza sta nel fine: il design agisce sull’oggetto e sul dettaglio, mentre l’architettura lavora sullo spazio, sulla sua durata e sulla relazione tra funzione, tecnica ed emozione. Per me, design e architettura sono linguaggi che devono unire emozione, sensualità stilistica, bellezza e logica. Un progetto ben riuscito non è solo quello che colpisce al primo sguardo, ma quello che funziona nel tempo, resiste all’uso e continua a trasmettere coerenza e armonia. Credo in un’architettura essenziale, precisa e rispettosa del contesto, capace di esprimere carattere senza eccessi. L’eleganza nasce dalla misura, non dalla decorazione. Come in tutte le arti, spesso ciò che non colpisce immediatamente è proprio ciò che possiede la qualità più profonda. Il vero valore si rivela nel tempo, attraverso un apprezzamento costante e duraturo. Oggi il vero lusso non risiede nell’apparenza, ma nella qualità invisibile: nell’autenticità, nei dettagli, nei materiali, nella cura del processo. Nel mondo del retail, tuttavia, i confini tra design e architettura diventano più sottili. Questo settore rappresenta un vero laboratorio di sperimentazione, dove le due discipline convivono e si intrecciano sotto la pressione di tempi e dinamiche commerciali estremamente rapide, spesso orientate alla continua seduzione del visitatore, ossia ciò che nel nostro ambiente chiamiamo effetto “wow!”. Si tratta di progetti fortemente influenzati da mode e tendenze in costante evoluzione, con un ciclo di vita medio tra i tre e i dieci anni: un periodo limitato, che impone di relativizzarne il valore artistico. Questa dimensione effimera distingue profondamente il retail dall’architettura “pura”, concepita per durare nei secoli quando è davvero di qualità. Occorre quindi considerare questa relatività di costi, spazio e tempo per valutare in modo corretto il valore di un progetto retail.
Club Italie-France : Come valutate il successo di un progetto: più in termini estetici o di precisione nell’esecuzione e soddisfazione del cliente finale?
Cluadio Vivenzio : Per noi il successo di un progetto non si misura solo con l’estetica, ma con l’equilibrio tra tre fattori: bellezza, precisione e soddisfazione del cliente. L’estetica è ciò che si vede, ma la precisione tecnica è ciò che si sente nel tempo; è quello che fa funzionare tutto e garantisce durata e coerenza. Un progetto può essere bellissimo, ma se non è solido tecnicamente o non rispetta tempi e qualità, non è un vero successo. Allo stesso modo, la soddisfazione del cliente non dipende solo dal risultato visivo, ma anche dal percorso: da come ci si sente accompagnati, ascoltati e supportati durante il processo. Per noi la prova più concreta è quando un cliente, finito un progetto, ci affida subito il prossimo. È lì che capiamo di aver unito bellezza, precisione e fiducia ed è quello il nostro vero indicatore di successo.
Club Italie-France : Lei è un imprenditore italiano che si è sviluppato con successo all’estero, negli USA, Medio Oriente ed Europa. Quali sono gli obiettivi principali di Antefixe nei prossimi anni?
Cluadio Vivenzio : L’obiettivo principale di Antefixe, già in via di realizzazione, è consolidare la struttura del gruppo e rafforzare il legame tra le sedi di Parigi, Dubai e New York. Dopo gli ultimi anni trascorsi all’estero per lanciare la sede americana, nei primi mesi del 2025 sono rientrato a Parigi per riprendere la direzione dell’ufficio locale e, da questa posizione centrale e strategica, gestire in modo più efficace il resto del gruppo come CEO. Vogliamo rendere la collaborazione tra uffici ancora più fluida, così che ogni progetto benefici dell’esperienza e del know-how internazionale condiviso. Parallelamente, puntiamo a crescere in mercati chiave come Stati Uniti e Medio Oriente, dove il potenziale è alto e la qualità esecutiva europea è riconosciuta. Parigi resterà il nostro centro tecnico e culturale, riferimento per metodo e formazione interna, nonché base di rilancio dell’attività europea. Investiremo in digitalizzazione e formazione per integrare i processi e rendere i team più autonomi, aggiornati e connessi. Intendiamo inoltre intensificare e valorizzare il savoir-faire maturato, estendendolo oltre il retail di lusso a hospitality, residenze e uffici, ovunque sia richiesto un servizio di alta qualità e forte capacità risolutiva. Infine, vogliamo continuare a costruire non solo una rete di uffici, ma una rete di persone unite da valori di qualità, rispetto e serietà professionale. In sintesi, non cerchiamo una crescita numerica, ma una crescita solida, coerente e sostenibile, fondata su fiducia, competenza e visione internazionale.
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architetto e CEO, fondatore di Antefixe Group, società internazionale specializzata in architettura esecutiva per il settore del lusso


