Christian Saint-Étienne

Club Italie-France : In che modo una eventuale presidenza “Trump 2” potrebbe riconfigurare l’ordine internazionale nato nel 1945?

Christian Saint-Étienne : Gli Stati Uniti hanno costruito un ordine internazionale coerente dal 1944, con la conferenza di Bretton Woods, fino al 2024. Un ordine monetario, commerciale (GATT poi OMC), politico con l’ONU, economico con l’OCDE, militare con la NATO, ecc., che era aperto pur essendo controllato dagli americani. Donald Trump, nel suo primo mandato, aveva attaccato questo ordine internazionale con il pretesto che servisse troppo gli interessi del resto del mondo e non abbastanza quelli degli Stati Uniti; il che era palesemente falso, considerando il privilegio del dollaro e la capacità degli Stati Uniti di influenzare il resto del mondo per servire i propri interessi. Tuttavia, alla fine, non aveva messo in discussione l’ordine mondiale sotto il controllo americano.

Dal suo ritorno al potere nel gennaio 2025, egli ha trasformato il ruolo degli Stati Uniti da potenza garante dell’ordine internazionale a potenza imperiale, dichiarando il proprio primato politico sull’insieme delle Americhe; il che gli permetterebbe, in questa visione delirante, di assumere il controllo del Canada, di Panama, della Groenlandia e del Venezuela per cominciare… Naturalmente, né il Canada, né Panama, né la Groenlandia, né il Venezuela — nonostante l’operazione Maduro — condividono questo approccio… Nondimeno, l’influenza strategica degli Stati Uniti sembra rafforzarsi, anche se la loro leadership morale ne esce indebolita.

Club Italie-France : Quale impatto sull’Europa?

Christian Saint-Étienne : L’Unione Europea si ritrova interdetta di fronte a Trump poiché privilegia un ordine giuridico internazionale che escluda gli interventi esterni. In realtà, l’Unione Europea era già, prima di Trump, una colonia militare degli Stati Uniti all’interno della NATO e una colonia digitale degli Stati Uniti a causa della nostra appartenenza al mondo dei Gafam, nella misura in cui l’Unione Europea ha mancato la Nuova rivoluzione industriale dell’informatica iniziata negli anni ’80, accelerata negli anni ’90 e 2000, prima di accelerare ulteriormente negli anni 2020. È questa doppia inferiorità strutturale che spiega l’incapacità degli europei di resistere a Trump nel suo secondo mandato. E ciò a maggior ragione in quanto l’Unione Europea è una costruzione burocratica anchilosata che non riesce a reagire abbastanza velocemente nel nuovo mondo imperiale.

Club Italie-France : L’affermazione di una Cina multipolare segna una transizione verso una frammentazione duratura del commercio mondiale o una ricomposizione più equilibrata degli scambi?

Christian Saint-Étienne : Considerando diversi criteri, si può stimare che il PIL mondiale sia ripartito tra Stati Uniti (23,5%), Cina (20%) e Unione Europea (17%). Tuttavia, gli Stati Uniti rappresentano solo l’11,5% del commercio mondiale (come peso medio import-export di beni e servizi), contro il 16% dell’Unione Europea e il 13,5% della Cina. Pertanto, la Cina è la prima potenza commerciale mondiale come singolo Paese, anche se l’Unione, come blocco, resta rilevante. Ma mentre l’Unione ha praticato per quasi 70 anni un commercio aperto senza esigere reciprocità — in particolare con la Cina, i cui appalti pubblici sono chiusi, ad esempio — la Cina pratica un “commercio di combattimento”, sovvenzionando le proprie industrie esportatrici per eliminare le imprese dei Paesi target. In questo modo ha già sradicato l’industria dei pannelli fotovoltaici in Europa e si appresta a fare lo stesso in altri settori; il che richiede una reazione da parte delle autorità europee.

L’Unione Europea risponde al protezionismo americano moltiplicando gli accordi commerciali, in particolare con l’India e il Mercosur. Ho d’altronde predetto, sia per iscritto in vari articoli che oralmente in diverse interviste sin dal marzo 2025, che Trump stava commettendo un grave errore credendo di “liberare” gli Stati Uniti nel commercio mondiale, mentre in realtà li sta rinchiudendo in un castello medievale, dato che il commercio globale continuerà a svilupparsi attorno agli Stati Uniti (ma senza di loro).

Club Italie-France: L’aumento dei dazi doganali e le politiche industriali offensive degli Stati Uniti pongono l’Europa in una situazione di dipendenza strategica?

Christian Saint-Étienne : Come ho accennato in precedenza, la dipendenza economica e digitale dell’Europa nei confronti degli Stati Uniti precede l’arrivo di “Trump 2” nel 2025; tuttavia, egli se ne serve per umiliarci e per sottoporci a un vero e proprio racket sul piano commerciale.

Club Italie-France : In settori chiave come l’intelligenza artificiale e l’energia, gli Stati Uniti sembrano disporre di un vantaggio decisivo. L’Unione Europea può ancora colmare questo divario?

Christian Saint-Étienne : Una risposta europea dovrebbe passare attraverso un’azione intergovernativa decisa tra Germania, Francia, Italia, Spagna, Belgio e Paesi Bassi, con il sostegno della Commissione Europea. Tuttavia, la competizione tra gli Stati membri dell’Unione rende difficile questa evoluzione.

Club Italie-France : In un mondo strutturato dalla rivalità tra Stati Uniti e Cina, l’Europa può preservare la propria autonomia strategica senza una capacità di difesa rafforzata?

Christian Saint-Étienne : L’Unione Europea deve imperativamente aumentare le proprie capacità militari. La Francia è in prima linea su questo dossier. In un contesto di ritorno della guerra in Europa e di esacerbazione dei conflitti nel Mediterraneo, la Francia deve rafforzare le proprie capacità militari proprio mentre la crisi delle finanze pubbliche diventa sistemica. Le autorità politiche si rivelano incapaci di riprendere il controllo della spesa pubblica (57% del PIL) e soprattutto della spesa sociale (34% del PIL).

Le spese militari, escluse le pensioni, sono passate da 32 miliardi di euro nel 2017 a 50,5 miliardi di euro nel 2025 e 57,1 miliardi di euro nel 2026. Tuttavia, esse rappresentano solo l’1,7% del PIL nel 2025 e l’1,87% del PIL nel 2026. Includendo le pensioni e le spese del cosiddetto “mondo combattente”, le spese di difesa complete – secondo i parametri NATO – sono passate dal 2,05% del PIL nel 2025 al 2,24% nel 2026. Sempre secondo i parametri NATO, le spese del 2025 in percentuale del PIL hanno raggiunto il 3,22% negli Stati Uniti, il 2,12% in Germania, il 2,05% in Francia, il 2% in Spagna, Italia e Belgio, il 2,5% nei Paesi Bassi e in Svezia e il 4,5% in Polonia. In seguito alle pressioni americane, i Paesi membri della NATO si sono impegnati al vertice dell’Aia del giugno 2025 a portare le proprie spese al 5% del PIL entro il 2035, di cui il 3,5% del PIL in spese militari e l’1,5% del PIL in spese per sicurezza, cybersicurezza e infrastrutture.

La Francia dovrà continuare a rafforzare le proprie capacità militari con urgenza per disporre di un sistema di difesa completo entro il 2030. Il potenziamento dell’Europa deve integrare una maggiore cooperazione militare tra i Paesi che, sullo scacchiere strategico mondiale, costituiscono un’unica unità strategica di difesa; questa può essere definita “blocco nord-occidentale” e deve lavorare in simbiosi con le isole britanniche. In un mondo di missili e droni a lungo raggio, si possono difendere Francia, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Germania e Danimarca solo come un unico blocco. L’Italia è protetta dalle Alpi in caso di attacco da est; se l’attacco proviene da sud-est, l’Italia può rispondere solo in collaborazione con i Balcani e appoggiandosi al blocco nord-occidentale. Vi è dunque la necessità di una cooperazione militare approfondita tra i grandi Paesi europei, in particolare Francia, Italia e Spagna nel Mediterraneo. Le forze europee devono lavorare in stretta collaborazione con l’aviazione e la marina degli Stati Uniti.

Club Italie-France : La sostenibilità delle finanze pubbliche francesi Le sembra compatibile con il mantenimento dell’attuale modello sociale?

Christian Saint-Étienne : No! La classe politica francese governa a breve termine da trent’anni, senza considerare la posizione calante della Francia nel mondo. La riduzione dell’orario di lavoro viene presentata come la soluzione a tutti i problemi, mentre tutti gli altri Paesi, in particolare la Cina e gli Stati Uniti, accentuano i propri sforzi nell’innovazione e negli investimenti, ricercando il rafforzamento permanente della propria sovranità strategica. Immaginare che la Francia possa rialzarsi mantenendo il deficit pubblico intorno al 5% del PIL appartiene al regno della farsa strategica.

Club Italie-France : La reindustrializzazione francese è frenata dai vincoli europei o dalle rigidità interne?

Christian Saint-Étienne : Da entrambi. La politica commerciale europea, che per 70 anni ha ignorato le questioni di reciprocità nel commercio mondiale, porta una pesante responsabilità nell’indebolimento industriale e strategico dell’Unione Europea. Ma la cosiddetta politica sociale della Francia, che detiene il record mondiale della protezione sociale al 34% del PIL, si sta ritorcendo contro la popolazione, la quale si trova di fronte a un ascensore sociale rotto in un Paese la cui economia ristagna all’1% di crescita da un quarto di secolo. Bisogna mettere in atto una politica decisa di reindustrializzazione per portare il peso dell’industria manifatturiera francese, in percentuale del PIL, al livello della media europea: ovvero dal 9,5% al 14,5%. Questa industria deve essere elettrificata, robotizzata e digitalizzata. Eppure, la Francia si trova in eccesso di produzione elettrica, ma le sue élite passatiste e retrograde non sanno fare altro che rammaricarsi di questo surplus energetico.

Club Italie-France : Lei ha spesso sottolineato il divario tra potenziale nazionale e performance economica. Dove si colloca oggi il principale ostacolo?

Christian Saint-Étienne : L’ostacolo principale deriva da due blocchi mentali delle élite francesi. Il primo afferma, contro ogni evidenza, che la spesa pubblica crei ricchezza. Se così fosse, la Francia sarebbe la prima potenza economica mondiale. La spesa pubblica crea ricchezza solo quando favorisce l’investimento, l’istruzione, la ricerca, l’innovazione e l’eccellenza dell’apparato militare. Il secondo blocco porta élite mediocri a pensare la Francia fuori dal mondo, a frontiere chiuse. Aumentare massicciamente le tasse non avrebbe conseguenze perché, come nel Medioevo, i francesi sarebbero “attaccati alla terra”. Questa visione suicida, che permea il Parlamento francese dal 2022, non può che ferire e indebolire la Francia.

Club Italie-France: Le persistenti tensioni geopolitiche (Ucraina, Medio Oriente) rappresentano un rischio duraturo per la sicurezza energetica europea?

Christian Saint-Étienne : Sì, l’Europa deve aumentare la propria produzione energetica decarbonizzata e modulabile, in particolare nucleare, idroelettrica, solare e biogas. Tuttavia, per altri vent’anni avremo ancora bisogno di petrolio e gas. Proibirne la produzione sul suolo europeo, per poi “prostituirsi” per ottenerli dal Medio Oriente e dagli Stati Uniti, è un’assoluta aberrazione strategica.

Club Italie-France: Le catene di approvvigionamento europee sono oggi sufficientemente resilienti di fronte a nuovi shock?

Christian Saint-Étienne : No, perché gli industriali europei portano una responsabilità maggiore su questo punto, avendo sistematicamente privilegiato la subfornitura più economica negli ultimi trent’anni, proveniente in particolare da Cina e India nei settori della chimica e della farmaceutica. È tempo di attuare una politica strategica europea che si ispiri, come esempio, alla volontà cinese di autonomia strategica.

Club Italie-France: Vede un rischio sistemico finanziario paragonabile alle grandi crisi bancarie del XX secolo?

Christian Saint-Étienne : Non nell’immediato, se l’Unione Europea manterrà il controllo del proprio sistema bancario, diffidando dell’azione degli intermediari finanziari americani. Questi ultimi drenano impunemente il risparmio europeo per inviare annualmente 300 miliardi di euro verso gli Stati Uniti, con la complicità delle autorità monetarie e finanziarie europee. Bisogna in particolare diffidare di un mercato dei capitali europeo integrato che finirebbe per essere dominato dalle banche americane.

Club Italie-France: La complessità istituzionale europea costituisce un freno importante alla competitività?

Christian Saint-Étienne : Sì, l’Unione Europea è un’istituzione puramente burocratica nel senso stretto del termine. Spiego ampiamente questo fenomeno nel mio libro, Trump et nous, nei capitoli 2 e 3.

Club Italie-France : Il rapporto sulla competitività europea presentato da Mario Draghi propone un sussulto strategico. Le sembra realistico nel contesto attuale?

Christian Saint-Étienne : No, a meno che non si riscrivano le istituzioni europee, trasformando in particolare la Commissione Europea nel Segretariato politico del Consiglio Europeo.

Club Italie-France : Il riorientamento verso la domanda interna europea, evocato da Mario Draghi, può costituire un motore alternativo all’esportazione?

Christian Saint-Étienne : Questo riorientamento non è credibile senza la creazione di uno Stato federale europeo, che non ha alcuna possibilità di nascere nel breve o medio termine.

Club Italie-France : Da oltre un decennio, il Club Italie-France lavora per strutturare un dialogo operativo tra i decisori pubblici e privati dei due Paesi. Un asse franco-italiano rafforzato potrebbe prefigurare un’Europa a geometria variabile più efficace?

Christian Saint-Étienne : Il disprezzo di Macron per l’Italia e la sua incapacità di lavorare con Meloni rappresentano il più grande fallimento della politica internazionale della Francia da due generazioni a questa parte. Abbiamo mille cose da fare insieme: finanza, industria, difesa, agricoltura, energia e politica estera. La complementarità dei nostri due Paesi è tale che bisogna proprio mettersi la testa in un sacco per non vederla. Ed è esattamente ciò che hanno fatto le pseudo-élite politiche francesi da mezzo secolo. Se nel XIX secolo la Francia ha aiutato l’Italia a nascere, è tempo che nel XXI secolo l’Italia industriale e commerciale aiuti le élite politiche francesi — limitate e arroganti — ad aprire gli occhi e a scoprire il vasto mondo, per misurarne i pericoli e le opportunità.

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Intervista del

9 Marzo

Informazioni

Christian Saint-Étienne è un eminente economista e accademico, titolare della cattedra di Economia Industriale al CNAM di Parigi.
Edoardo Secchi - Presidente Club Italie-France
A cura di
Edoardo Secchi