Alain Elkann

Autore di quaranta romanzi e di migliaia di portraits ai grandi protagonisti del nostro tempo, Elkann ha costruito negli anni una carriera fondata sulla curiosità, sull’ascolto e su un profondo amore per la parola scritta. Il suo percorso si snoda fra una rete di legami affettivi e culturali che si estendono dal Piemonte a Parigi, da New York a Londra, da Torino a Ginevra, città dove oggi vive e che descrive come un luogo dell’anima. In questa intervista parla del suo profondo legame con la cultura francese e con Parigi, del suo rapporto con la bellezza, dell’amore come collante familiare, del valore del lavoro come via per dare forma alla propria identità e del potere trasformativo della cultura, che attraversa le generazioni. E poi condivide ricordi e riflessioni sulla sua amicizia con Alberto Moravia, suo grande maestro e sulla relazione tenera e affettuosa con i suoi tre figli e con i suoi nipoti.

Con sguardo lucido, riflette anche sul significato dell’essere ebreo oggi: un’identità che per lui si intreccia alla memoria, all’etica, alla responsabilità verso la storia e verso la parola. Figlio di una famiglia ebraica profondamente segnata dalle vicende del Novecento, Elkann vive l’ebraismo come un’appartenenza profonda, spirituale e culturale, mai ideologica. Un senso di identità che attraversa i suoi libri e che riaffiora, forte e delicato, anche nell’ultimo, Il silenzio di Pound. In un mondo che cambia in fretta, la sua voce resta un punto di riferimento per chi crede nella forza della cultura come spazio di libertà, di dialogo e di memoria.

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