Italia – Francia: le relazioni economiche continuano a progredire nonostante le tensioni politiche

Al di là delle divergenze di vedute politiche congiunturali tra Parigi e Roma, il dinamismo economico franco-italiano testimonia una resilienza strutturale straordinaria. Nel 2025, i partenariati transalpini confermano la loro traiettoria di crescita (+4-6%), affermandosi come un polo di stabilità all’interno di uno scacchiere internazionale complesso, segnato dall’instabilità geopolitica, dalle tensioni energetiche e dal ritorno di politiche protezionistiche oltreoceano.

Gli scambi commerciali bilaterali restano un pilastro di questa cooperazione. Nel 2024, Francia e Italia hanno scambiato circa 110 miliardi di euro (91 beni, 19 servizi, +6% vs 2023), facendo della Francia il secondo partner commerciale dell’Italia (dopo la Germania) e dell’Italia il terzo della Francia. Le esportazioni italiane verso la Francia hanno raggiunto quasi 61,7 miliardi di euro, mentre le esportazioni francesi verso l’Italia si sono attestate a circa 44,1 miliardi di euro. Nei primi nove mesi del 2025, gli scambi hanno già superato 84 miliardi di euro, attesi a 112 miliardi annui, con un saldo positivo per l’Italia di 14,6 miliardi.

Questi flussi non si riducono a semplici numeri. Traducono un’interdipendenza settoriale duratura, sostenuta da catene di produzione integrate in diversi ambiti: macchine e attrezzature industriali, veicoli automobilistici, prodotti farmaceutici, tessile-abbigliamento, materiali plastici e metallurgici.

La profondità dei legami economici si vede anche negli investimenti diretti esteri (IDE). La Francia resta di gran lunga il primo investitore straniero in Italia, con uno stock IDE superiore a 110 miliardi di euro a fine 2024 (+5% annuo, 22% del totale IDE), 2.435 imprese a controllo francese operanti in Italia, che impiegano ~340.000 persone (120.000 diretti) e generano 180 miliardi di euro di fatturato nel 2025 (+5%).

Nel senso inverso, l’Italia mantiene una presenza industriale significativa in Francia: portafoglio da 60 miliardi di euro (+15% in 2 anni, 3° investitore UE, 1° R&D >2 Mld€/anno IA/rinnovabili), ~100.000 posti di lavoro, poli di innovazione automobilistico, edilizia, aerospaziale, beni industriali. Esempi: Leonardo (difesa), Prysmian (RTE eolico offshore), Atlantia (autostrade Sanef), Webuild (Linea 16 metro Parigi, Lione-Torino >2 Mld€), Trenitalia (10% TGV), Ferrero/Barilla (8.000 dipendenti FR).

Questo tessuto economico comune non è un’astrazione: circa 4.000 imprese impiantate ai due lati delle Alpi, che generano 410.000 posti di lavoro diretti, 1,2% PIL combinato (~35 Mld€ valore aggiunto annuo), nei settori banca/assicurazioni, trasporti, energia, costruzioni, difesa, siderurgia, agroalimentare, moda. Dal lato francese: LVMH/Kering (40% produzione Toscana), Crédit Agricole/BNP (20% credito PMI IT), EDF-Edison (2° produzione gas IT), Lactalis-Parmalat (+68 M€ DOP 2025), Thales Alenia (4.000 ingegneri Torino).

Gli scambi di servizi progrediscono, potenziati dall’Acceleratore franco-italiano (Bpifrance-CDP, 200 M€ 2025, >150 startup IA/robotica/energie pulite) e dal Trattato del Quirinale (operativo: decarbonizzazione +20% interconnessioni elettriche, 1,5 Mld€ progetti UE 2025).

Tuttavia, questi progressi non devono far dimenticare le sfide: lieve contrazione dei flussi nel 2024 (rallentamento globale), necessità di strategie comuni per la resilienza delle catene del valore e l’innovazione transfrontaliera.

La storia mostra che gli ecosistemi economici superano i cicli politici. L’asse Roma-Parigi, nucleo industriale UE (8% scambi intra-UE), diventa leva della sovranità economica europea: +0,5 pt crescita PIL combinato entro il 2030 tramite Quirinale +2 Mld€ fondi UE 2026-27.

Sfide comuni e opportunità strategiche

Queste conquiste richiedono risposte congiunte di fronte alle sfide strutturali che riguardano le nostre due economie.

  • Innovazione transfrontaliera: accelerare la R&D collaborativa in settori strategici come l’IA, il quantico e la biotech. L’Acceleratore Bpifrance-CDP combinato al Fondo UE NextGen (10 Mld€ 2026-27) ci permetterà di raggiungere +30% di brevetti comuni entro il 2030, assicurando così la leadership tecnologica europea contro Stati Uniti e Cina.
  • Competitività globale: rafforzare la resilienza delle catene del valore attraverso la rilocalizzazione del 20% della produzione pharma ed elettronica, contrastando al contempo i dazi Trump (15% sull’UE). Partenariati concreti come Stellantis sulle batterie Torino-Lione o Airbus-Thales-Leonardo nello spaziale e droni sono già avviati.
  • Sovranità industriale: l’asse Roma-Parigi deve diventare il nocciolo duro della sovranità europea (8% degli scambi intra-UE). Il progetto per il cloud sovrano (nel quadro degli IPCEI CIS), i semiconduttori con il colosso STMicroelectronics e i vaccini Sanofi-Seqirus formano questa base strategica, con un impatto atteso di +0,5 punti di PIL combinato entro il 2030.
  • Sicurezza economica ed energetica: le interconnessioni elettriche PIANO (Tyrrhenian Link 2 GW), la difesa con Fincantieri-Naval Group (fregate 5 Mld€) e l’eccellenza nei sistemi di difesa aerea SAMP/T (consorzio Eurosam), uniti alla cybersicurezza Leonardo-Atos, permetteranno di ridurre la nostra dipendenza da attori esterni, con +25% di rinnovabili transalpine entro il 2027.

L’integrazione economica franco-italiana rappresenta una leva concreta per affrontare le sfide globali (Trump, Cina, crisi energetica, frammentazione UE). I progressi degli ultimi anni dimostrano che la cooperazione transalpina può generare valore aggiunto strutturale, ma richiede un coordinamento più stretto su innovazione, catene del valore, sovranità industriale e transizione energetica per trasformare le opportunità in risultati duraturi.

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