Pascal Cagni
Personalità

Pascal Cagni

Presidente del Consiglio di amministrazione di Business France

Pascal Cagni presiede il consiglio di amministrazione di Business France, l'ente pubblico al servizio dell'internazionalizzazione dell'economia francese. È stato nominato Ambasciatore per gli Investimenti Internazionali nel 2017 dal Presidente della Repubblica Emmanuel Macron.


Club Italia-Francia : Lei è il Presidente del Consiglio di Amministrazione di Business France: quali sono gli obiettivi di questo Épic (ente pubblico industriale e commerciale) e quali sono le sue missioni come Presidente?

Pascal Cagni : La missione storica della nostra agenzia è promuovere la Francia. Sia sostenendo le nostre imprese per l’export, sia attraendo investimenti internazionali sul territorio: l’obiettivo è creare posti di lavoro, ricchezza, innovazione, coesione a beneficio di tutte le nostre regioni. Come Presidente di Business France, e più in particolare come Ambasciatore per gli investimenti internazionali, il mio ruolo è soprattutto quello di incontrare i maggiori decisori mondiali e comunicare i punti di forza del nostro Paese, che sono numerosi. Sono stato vicepresidente General Manager di Apple EMEA per 12 anni e quindi ho maturato un’esperienza diretta dei problemi e delle esigenze dei C-level che incontro. Rimango fermamente convinto che oggi la Francia abbia tutte le carte in regola per soddisfare le loro aspettative.

Club Italia-Francia : Oggi la Francia registra ancora una volta il miglior risultato tra gli stati dell’UE in termini di attrazione di investitori stranieri. Quali sono i segreti di questo successo?

Pascal Cagni : Siamo infatti per il secondo anno consecutivo, secondo il barometro EY, sul primo posto del podio europeo, dopo due decenni di dominio britannico. È storico!

Questo successo deriva innanzitutto dall’intenso lavoro intrapreso nel 2017 dal Presidente e dal governo, particolarmente attenti a rendere più flessibile il mercato del lavoro, a semplificare drasticamente le procedure amministrative francesi (con la legge ASAP ad esempio), e a riequilibrare la nostra tassazione in modo che sia più allineata a quella dei nostri vicini. L’ambizioso piano di rilancio francese messo in atto durante la pandemia, dell’importo di 100 miliardi di euro, è stato accolto favorevolmente anche dagli investitori internazionali e ci ha posizionato in prima linea sulla scena europea come trampolino di lancio per il “post-Covid”. Oltre a queste misure, possiamo contare in Francia anche su un ecosistema industriale di qualità, infrastrutture efficienti e un ambiente di ricerca e sviluppo all’avanguardia. Se c’è solo un dato da ricordare, è che attualmente, di tutti gli investimenti internazionali nell’industria, logistica e R&S destinati all’Europa, circa 1 su 5 viene realizzato in Francia.

C’è ancora molta formazione da fare con le aziende straniere che hanno troppi preconcetti e mancano di informazioni aggiornate sulla Francia, ma è chiaro che oggi abbiamo seri punti di forza da valorizzare. Il successo dell’ultima edizione di “Choose France” e gli annunci di investimento di grandi gruppi internazionali come Novo Nordisk, Mondelez, Envision AESC, o anche Procter & Gamble, sono il segno di un’attrattività ormai nota e riconosciuta da tempo.

Club Italia-Francia : Questa leadership in termini di attrattività ha effetti anche in termini di creazione di imprese e startup in Francia. Attorno all’ecosistema imprenditoriale è nato lo scorso anno il progetto dell’indice Next40. Pensa che la Francia (e l’UE) riusciranno ad aumentare il numero dei loro unicorni per iniziare una vera competizione con Stati Uniti e Cina? Quali sono i punti deboli delle startup francesi ed europee rispetto ai competitor esteri?

Pascal Cagni : The Next 40 e il French Tech 120 ci permettono infatti di promuovere le nostre startup più promettenti. L’ultima promozione nel 2021 rappresenta 8,85 miliardi di euro, in crescita del 55% rispetto all’indice precedente, ed ha creato 10.000 posti di lavoro netti. Inoltre, il nostro obiettivo era di 25 unicorni nel 2025: attualmente siamo a 19, di cui 8 solo nella prima metà del 2021. Questo obiettivo sarà ampiamente raggiunto, e ora dobbiamo pianificare in anticipo e pensare al nostro ecosistema in modo più globale.

Per farlo dovremo unificare e consolidare l’ecosistema europeo: rafforzare i nostri veicoli di finanziamento, anticipare la prossima ondata di innovazione rappresentata da Deep Tech, formare i talenti di domani e permeabilizzare il confine tra startup e grandi gruppi. È anche su questi temi che sta lavorando lo Scale-Up Tour France, iniziativa capeggiata dal Presidente Macron nel 2018, che nel 2021 è diventata Scale-Up Europe e che riunisce startup, fondi, banche e istituzioni di tutto il continente. Lo scorso giugno, in occasione di Vivatech, il collettivo ha avuto l’opportunità di presentare al Presidente della Repubblica 21 raccomandazioni che dovrebbero consentire di stimolare la Tech europea, ed è in questa occasione che Emmanuel Macron ha espresso la volontà di far emergere 10 colossi tecnologici europei valutati oltre 100 miliardi di euro entro il 2030.

Club Italia-Francia : L’indice Next 40 è legato al brand La French Tech. Quanto è potente questo marchio oggi e in che modo Business France ha contribuito alla sua influenza internazionale?

Pascal Cagni : Il marchio è ormai chiaramente strutturato in Francia, e i vari attori hanno saputo appropriarsene e capitalizzarlo. A livello internazionale, la sua visibilità sta crescendo, in particolare grazie alle comunità che sono presenti nelle grandi metropoli straniere e che supportano La French Tech, in sinergia con gli ecosistemi locali. Ovviamente in tutta Europa, da San Francisco a Seoul, passando per Nairobi e Mosca, il marchio è quindi presente in più di 100 grandi città del mondo.

A Business France, le nostre due mission storiche di export e investimento si mettono rapidamente al servizio del collettivo francese Tech. Grazie ai nostri team in 114 paesi in tutto il mondo, supportiamo delegazioni di startup francesi a livello internazionale alle principali fiere ed eventi tecnologici come il CES di Las Vegas. Ma anche su eventi più generali, come le 9 startup Next40 che abbiamo accompagnato al World Economic Forum di Davos nel gennaio 2020. Abbiamo anche programmi specifici a lungo termine per lanciare le nostre startup in un determinato paese, come i FrenchTech Days Italy lanciati nel 2019, che sono cresciuti fino a diventare Impact Italy nel 2021: una sequenza di 6 mesi di coaching, sviluppo della strategia, test di mercato, comunicazione, networking … per dare ogni possibilità alle aziende di affermarsi a lungo termine.

Infine, Allo stesso tempo, i nostri team a Parigi e in tutto il mondo sono fortemente coinvolti nella ricerca di fondi internazionali capaci di investire nelle nostre giovani startup early-stage. In qualità di Presidente di Business France, ho anche regolarmente l’opportunità di presentare la tecnologia francese e il suo dinamismo ai Venture Capitalist di tutto il mondo, anche di recente con fondi americani o di Singapore, ad esempio.

Club Italia-Francia : Ha creato il fondo di investimento in capitale di rischio denominato C4 Ventures con sede a Londra e Parigi. Com’è l’industria del capitale di rischio in Francia rispetto ai suoi vicini europei?

Pascal Cagni : Abbiamo registrato una forte accelerazione negli ultimi anni: la raccolta fondi in Francia è quintuplicata dal 2016. Il trend si è particolarmente rafforzato, ed esponenzialmente, nel 2021: all’inizio di settembre avevamo raggiunto le somme raccolte nell’intero anno scorso, cioè poco più di 5,3 miliardi.

E nessun segno di esaurimento! Il 21 settembre, la startup Sorare ha completato la più grande raccolta fondi nella storia del Tech francese, la più grande serie B europea, diventando così l’unicorno francese con la valutazione più alta. Grazie a questo record e all’altra raccolta fondi nelle successive 48 ore, French Tech ha raccolto l’equivalente dell’importo totale nel 2015 in 2 giorni! Dato lo slancio attuale, siamo molto fiduciosi di superare la simbolica soglia di 10 miliardi di euro sollevata entro la fine dell’anno.

Quanto alle origini degli investimenti azionari, i fondi internazionali sono presenti in quasi la metà dei casi, quasi un terzo per gli americani. Questa attrattività del nostro ecosistema agli occhi dei grandi Venture Capitalist internazionali è il simbolo del dinamismo della nostra Tech francese e della rivoluzione in atto. Resta ora da garantire che nella cosiddetta raccolta fondi per la crescita, la rappresentanza dei fondi europei sia più forte e per questo dobbiamo creare veicoli di finanziamento di dimensioni molto più grandi. L’obiettivo è che, se la conquista dell’internazionalizzazione resta una priorità, il principale vantaggio dello sviluppo dell’occupazione e della governance delle imprese è di restare assolutamente ancorato al continente europeo.

Club Italia-Francia : Innovazione ed ecologia: qual è la sua visione e quella di Business France? In che modo l’ecologia e la transizione energetica influenzeranno l’attrattività delle economie nei prossimi anni?

Pascal Cagni : La crisi che abbiamo appena attraversato ha messo in luce questioni che non possiamo più ignorare. Anche quest’anno abbiamo assistito agli effetti drammatici del riscaldamento globale. Nell’economia e nella vita imprenditoriale post-covid, i temi della logistica sostenibile e responsabile, della regionalizzazione dell’offerta e della decarbonizzazione delle catene del valore saranno al centro dell’attenzione. Le considerazioni sui costi che hanno prevalso fino ad ora saranno integrate da obiettivi di resilienza e capacità di assorbire crisi future.

Le tecnologie emergenti ci permetteranno così di ottimizzare i processi industriali, di lavorare sulla logistica verde grazie all’idrogeno, tra l’altro, di offrire energia a basso costo, e molto altro. In tutti questi segmenti, la Francia rimane estremamente competitiva: il nostro Paese è uno dei principali emittenti mondiali di green bond ed è classificato tra i primi 3 in Europa per il suo ecosistema dell’idrogeno. Non è un caso che Novo Nordisk abbia scelto il nostro Paese per il suo progetto di fabbrica carbon neutral, o se Envision AESC abbia deciso di investire 2 miliardi di euro per la sua gigafactory di batterie elettriche a Douai, che dovrebbe creare 2.500 posti di lavoro. Continueremo ad attrarre queste competenze di alto livello che rafforzeranno ulteriormente la nostra efficienza nella sostenibilità e ci consentiranno di raggiungere l’obiettivo di diventare la prima economia carbon free in Europa entro il 2050.

Club Italia-Francia : Francia e Italia hanno rapporti economici fiorenti. Cosa ne pensa delle sinergie economiche franco-italiane? Come e in quali aree contribuiscono gli investitori italiani all’economia francese e viceversa gli investitori francesi contribuiscono all’economia italiana? Ci sono settori in cui la cooperazione franco-italiana non riesce ad esprimere tutto il suo potenziale?

Pascal Cagni : Qui ci sono più di +1.700 aziende italiane che danno lavoro a più di 63.000 persone. La Francia rimane il primo Paese europeo a ricevere investimenti italiani e negli ultimi anni l’Italia è stata costantemente tra i primi 5 investitori stranieri in Francia.

Ogni anno nel nostro territorio prendono forma circa un centinaio di progetti italiani: visto il profilo del tessuto industriale italiano, la maggioranza è costituita da siti produttivi ad alto valore aggiunto, settore in cui eccellono le aziende italiane. Si tratta soprattutto di fornitori che, una volta stabiliti in Francia, beneficiano di tutte le nostre catene del valore. Negli ultimi tre anni si possono citare AFV Acciaierie Beltrame, Chiesi Farmaceutici, C.L.N. Spa, Enoplastic,… Ricordiamo anche e più in particolare i recenti annunci di Prysmian, che intende investire 40 M € sui propri siti di Gron e Montereau, e di Barilla che ha annunciato un investimento di circa 30 milioni di euro, in particolare per un nuova linea di produzione nei Paesi della Loira. R & S / Engineering è lungi dall’essere da meno e di tutti questi investimenti in Francia, il 12% è stato nel 2020 di origine italiana.

La Francia è il primo investitore estero in Italia, con uno stock di IDE triplicato in 10 anni per raggiungere quasi 86 miliardi di euro nel 2019. Sono presenti più di 2.000 filiali francesi, che danno lavoro a circa 200.000 persone. Ovviamente i grandi gruppi: Kering, EDF, Lactalis, AXA, Carrefour o anche LVMH.

Club Italia-Francia : Abbiamo spesso l’impressione che il rapporto tra Francia e Italia sia a due velocità. Un ottimo rapporto economico, controbilanciato da un rapporto politico instabile, a volte complicato. Cosa potrebbe fare di più la politica per lavorare su una migliore cooperazione? D’altra parte, come possono gli attori economici giocare un ruolo ancora più incisivo nel rafforzamento della cooperazione franco-italiana?

Pascal Cagni: Siamo infatti culturalmente, linguisticamente, storicamente ed economicamente molto vicini all’Italia. Ma per molto tempo questa vicinanza è stata data per scontata, naturale, senza bisogno di essere alimentata, come invece era il rapporto franco-tedesco, in particolare con i Trattati dell’Eliseo e di Aix-la-Chapelle.

Nel 2018, per porre rimedio a questa situazione, e dare una nuova dimensione a questa vicinanza, il Presidente Macron e il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, hanno lanciato il progetto del Trattato del Quirinale, che mira a definire un quadro di cooperazione stabile e formalizzato per il rapporto tra i due paesi. La Commissione che lavora alla stesura del Trattato, di cui sono membro con Sylvie Goulard e Gilles Pécout, ha avuto l’opportunità di incontrarsi informalmente durante la Cena di Stato, in onore del Presidente Mattarella, il 5 luglio scorso all’Eliseo. Siamo fiduciosi che ora il governo firmi il Trattato entro la fine dell’anno.

Se la volontà politica resta essenziale, è anche certo che ciò che realmente anima il rapporto sono gli scambi quotidiani tra francesi e italiani. Sarà necessario continuare a promuovere l’avvicinamento universitario, accademico e scientifico, e lavorare su progetti comuni locali come avviene nell’ambito del programma europeo Interreg Alcotra, tra le regioni di confine della Francia sud-orientale e l’Italia nord-occidentale. Infine, e naturalmente, continuare a rafforzare il commercio, su cui Business France lavora quotidianamente.

Club Italia-Francia : Si sente sempre più parlare di management multiculturale. Un modello ad alte prestazioni, poiché consente un mix di modelli di gestione e culture del lavoro. Ritiene che una migliore integrazione economica e imprenditoriale tra Francia e Italia possa portare alla nascita di una maggiore cooperazione tra le attività di consulenti francesi e italiani che potrebbero imparare l’uno dall’altro dai loro colleghi e mescolare le loro competenze in un’ottica di sviluppo internazionale?

Pascal Cagni : Essendo io stesso di origine italiana (lombarda), nato in Alsazia nella regione dei tre confini, ho sempre considerato il multiculturalismo un punto di forza. Se Italia e Francia devono rispettare reciprocamente le loro differenze, è indiscutibile che i nostri tanti punti in comune, alleati alla massa critica di quasi 130 milioni di abitanti, legittimano una gestione multiculturale e quindi molta più cooperazione.

L’avvento di Stellantis, l’urgenza di rafforzare ulteriormente lo sviluppo di STMicroelectronics che opera nel settore critico dei semiconduttori e un mondo post-Covid che richiede il controllo locale delle catene del valore sono tutte opportunità per lavorare meglio insieme. È ovvio ! Sta a tutti noi che apparteniamo a questa coppia franco-italiana dimostrarlo quotidianamente e insieme conquistare quote di mercato a livello internazionale.

written byDaisy Boscolo Marchi
Daisy Boscolo Marchi

1 Ottobre 2021

advertising