Imprenditori

Nathalie Iannetta


Ex giornalista di Canal + e Consigliere per i giovani e lo sport del Presidente della Repubblica François Hollande, Nathalie Iannetta è ora consulente associata presso lo studio 2017 Communication et stratégie.

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Nathalie Iannetta


Club Italia-Francia: In un bel discorso sull’importanza dello sport, lei ha sottolineato che la cultura sportiva è importante quanto la cultura matematica, letteraria o filosofica. Perché pensa che in Francia lo sport sia troppo spesso trascurato? Potrebbe citare un paese “virtuoso” in cui la cultura sportiva e quella intellettuale sono considerate equivalenti?

Nathalie Iannetta: Più che un discorso, fu un grido dal cuore. Stavamo commentando il ritorno dalla Russia della squadra francese, campione del mondo di calcio. Di fronte a questo pubblico ammassato sugli Champs-Élysées, eravamo estasiati dal fervore popolare, dai valori dello sport, dal suo posto nella nostra società. Ma chiunque lavori su temi legati allo sport lo sa: è una questione di posizione. Gli inglesi direbbero Bullshit. E noi diremmo cazzate! Non potevo lasciare la gente affermare che lo sport fosse un valore forte in Francia perché non è vero! Diamo valore agli sportivi una volta ogni quattro anni, soprattutto quando vincono, il resto del tempo ci dimentichiamo di loro. Dalla scuola in poi, lo sport viene accantonato a favore delle materie “intellettuali”, e nell’istruzione superiore è semplice: scompare completamente. Culturalmente, gli intellettuali hanno vinto la battaglia. Gli sportivi in Francia sono come i professionisti dei mestieri manuali: disprezzati. I paesi anglosassoni hanno in generale un approccio completamente diverso e non contrappongono tra le qualità sportive e intellettuali come facciamo noi.

Club Italia-Francia: Come è nata la sua passione per il calcio e per lo sport in generale? Anche lei è sportiva nella sua vita quotidiana?

Nathalie Iannetta: Questa passione è un po’ come una storia d’amore: non si può spiegare… Diciamo che nella mia famiglia si parla molto di calcio, di politica e di cinema. È un po’ come una base per l’educazione. Mio zio da parte di mia mamma tifava per la Juve. A casa nostra, la Vecchia Signora è un membro della famiglia. La amiamo, nonostante i suoi difetti e poco importano i risultati. Per quanto riguarda gli altri sport, ho preso di più gli dalla parte paterna, gli lannetta. Mio nonno amava la boxe, il rugby e il Tour de France. Mio padre lo ha seguito. Ancora oggi guarda tutto ciò che da vicino o da lontano è una competizione sportiva. Mia madre parla di una malattia incurabile…

Club Italia-Francia: Lei è stata Consigliere dello sport del Presidente della Repubblica François Hollande per due anni, senza essere impegnata politicamente all’origine. Senza aver svolto nessuna attività politica precedentemente, questa missione è stata difficile? Quale lezioni può trarre dalla sua esperienza di Consigliere del Presidente della Repubblica? Quali valori ha cercato di implementare nel suo lavoro?

Nathalie Iannetta: Non appartenere a questo ambiente, ignorarne tutti i codici, compresi quelli della militanza studentesca e non conoscere gli ingranaggi dello Stato, tutto questo ha richiesto molto lavoro e fatica. Una specie di aggiornamento. Eppure, so molto bene che questo è ciò che mi ha salvata. Questo mondo è di una violenza incredibile. Le donne e gli uomini che lo compongono hanno un’intelligenza straordinaria. Ma i loro pensieri complessi a volte obbediscono a regole che non erano le mie. Piuttosto che fingere di essere una di loro, ho accettato onestamente di mettermi da parte. Il mio modo di lavorare, a volte un po’ sfacciato, spesso iconoclasta, avrebbe potuto penalizzarmi. Invece (ma questo lo devo solo alla personalità del Presidente Hollande e ad alcuni consiglieri che mi hanno seguita) questo pensiero fuori dagli schemi mi ha permesso di conservare la mia libertà. Non ho mai agito contro le mie convinzioni. Certo, ho fatto delle concessioni, ma senza mai compromettermi. Oltre all’eccezionale avventura umana, ho conservato un vero e proprio desiderio di continuare a servire le cause in cui credo. Ammetto che, in quanto cittadina impegnata, oggi ho una visione leggermente diversa delle decisioni politiche. Le leggo in modo diverso. Faccio attenzione ai famosi “è necessario fare questo” e “basta fare questo” perché so quanto il nostro Stato, nonostante le sue immense qualità, è pesante, burocratico, e a dirla tutta, a volte inefficiente. L’amministrazione svolge un ruolo centrale in Francia. A volte, va detto, a dispetto delle decisioni politiche. Inoltre, la centralizzazione è oggi insopportabile. Tutti i cittadini lo sanno: ci manca una certa agilità. E la crisi che stiamo attraversando ha messo chiaramente in evidenza questa pesantezza e questa mancanza di reattività. La Francia ha un patrimonio enorme. Spesso più di quanto sia disposta ad ammetterlo. Ma è difficile che cambi. Dovremo stare uniti per superare la crisi che ci sta colpendo. Perché, non fatevi illusioni: lo Stato, siamo noi. Non cambiamo mai un sistema se gli individui stessi si rifiutano di cambiarlo. Questa è la grande sfida che credo ci aspetti.

Club Italia-Francia: Iannetta è un cognome italiano. Che cosa rimane delle origini italiane di Nathalie oggi? L’ultima Coppa del Mondo senza l’Italia ha dovuto essere stata strana …

Nathalie Iannetta: Sono italiana di cognome Iannetta da parte di mio padre, ma anche di mia madre che è venuta in Francia da adolescente. Sono come tutti i figli di immigrati: molto orgogliosa del mio paese, la Francia, ma anche di quello dei miei genitori, dei miei nonni. La mia “italianità” è completa. Nella mia visione ottimistica della vita, che non dimentica mai che tutto è tragico in fondo: ed è pure per questo che bisogna vivere ed essere felici. Mi piace molto la frase di Cocteau che descrive gli italiani come francesi di buon umore: mi rappresenta a fondo! Il senso della famiglia, la trasmissione, la convivialità, la risata, il cinema, il calcio… tutto questo mi anima appassionatamente… Effettivamente, nel 2018 è stato un po’ strano vivere il più grande evento sportivo, il Mondiale, senza la squadra degli azzuri… Anche le grandi nazionali attraversano momenti difficili. Questo è ovviamente quello che ha vissuto l’Italia. Ha talento, tornerà al tavolo dei grandi. Ma non potrà evitare un reset globale della sua formazione, del suo modello e dei suoi valori. Alcune grida razziste in certi stadi sono insopportabili… Dobbiamo affrontare noi stessi in momenti come questo. Anche se è doloroso.

Club Italia-Francia: Il coronavirus ha colpito prima il personale sanitario e le PMI. Ma ha anche avuto un impatto sullo sport. Quale lezioni ha dato questa pandemia allo sport? Per quanto riguarda Parigi 2024, pensa che la pandemia richiederà un cambiamento nel modello dei Giochi?

Nathalie Iannetta: Lo sport deve avere un ruolo centrale nella ripresa del Paese. Economicamente e psicologicamente. Come la cultura, sarà un ingranaggio essenziale. Lo sport, ancora una volta, deve essere messo al centro delle nostre società nello stesso modo che la cultura perché, come la cultura, definisce chi siamo. I valori dell’emancipazione, dell’uguaglianza, del superamento di se stessi e della solidarietà non sono parole vuote o incantesimi. Sono il cemento dei nostri esseri collettivi. Inoltre, alla luce di questa crisi di Covid, che cosa abbiamo capito? Che le persone fragili, che soffrono di malattie che lo sport aiuta a superare, sono state le più violentemente colpite. Allora cosa possiamo fare? Continuare a dire che lo sport, nella sua pratica, è secondario? Per quanto riguarda lo spettacolo sportivo, fa parte dell’umore, della festa, della vita! Mi ha colpito molto un’argomentazione usata dalle autorità tedesche quando hanno accettato che la Bundesliga riconquistasse i suoi diritti: hanno parlato dell’importanza che ciò avrebbe avuto sul morale dei tedeschi. Chi ne ha parlato in Francia? Nessuno. Eppure, mi sembra che questo sia un modo essenziale per riprendere la nostra vita dopo questa crisi sanitaria. Come nei bar, nei cinema e nei festival, la vita si gioca negli stadi… Ma si vede: un paese di sport pensa spontaneamente a questi valori. E da noi, non è così…

Club Italia-Francia: Durante i Mondiali femminili, lei ha detto: “Non c’è il calcio femminile, c’è il calcio e questo mi piace”. Eppure oggi la maggior parte delle persone fa ancora la differenza. La questione sociale che sta dietro a tutto questo è forse quella dell’emancipazione femminile. Che cosa ne pensa?

Nathalie Iannetta: Lo sport non ha un genere. Sono solo le gare organizzate che ne hanno uno. La Coppa del Mondo può essere femminile o maschile. Ma non lo sport! Le regole sono le stesse. Ecco perché non mi piace questo termine (e vale anche per gli altri sport di squadra come il rugby o il pallamano, per esempio). Sono diventata un’attivista femminista per necessità. Con il progredire della mia vita professionale, mi sono presto resa conto che per le donne era più complicato fare carriera in condizioni di parità con gli uomini. Ed io, andando avanti senza ostacoli, mi sono resa conto di essere un’eccezione. Il che è insopportabile in realtà. La mia lotta è per l’uguaglianza e la diversità. Non voglio mettere le donne al posto degli uomini. Voglio che ognuno abbia il suo posto: è molto diverso. So che quando uomini e donne lavorano insieme, le decisioni sono migliori, gli obiettivi diversi, le ambizioni molto più grandi e molto più ricche. C’è un urgente bisogno che le donne prendano il posto che spetta loro in questa società. E che gli venga dato il dovuto riconoscimento. E perché questo accada, sì, abbiamo bisogno di esempi, di simboli. E le figure degli sport così popolari come il calcio, sì che possono aiutarci ad andare avanti più velocemente. Il pericolo, ma le donne lo sanno bene, è di essere strumentalizzate come alibi. Un modello è fatto per moltiplicarsi! Ed è il numero che fa la forza. Sempre. Ovunque.

Club Italia-Francia: Date le sue origini italiane, le piacerebbe investire nei progetti di cooperazione tra la Francia e l’Italia, nello sport o in altri settori?

Nathalie Iannetta: Sono spesso molto onesta dunque vi dirò onestamente che non ci avevo mai pensato e che questa vostra sollecitazione mi ci ha fatto pensare. È vero che dovrei interessarmi a questi ponti da creare tra i miei due Paesi attraverso lo sport per sviluppare progetti di collaborazione. Grazie per avermi messo in testa una nuova idea! Ci lavoriamo insieme?

written byDaisy Boscolo Marchi
Daisy Boscolo Marchi

25 Maggio 2020

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