Interviste

Alexandre Del Valle

Politologo, Scrittore

Del Valle ha insegnato geopolitica del mondo arabo all'università europea di Roma e all'università di Metz.

Politico, scrittore e giornalista, Alexandre del Valle è nato e cresciuto in Francia. Ha studiato nel sud della Francia e ha conseguito un diploma in relazioni internazionali ad Aix-en-Provence, un diploma di studi avanzati in storia delle dottrine e delle istituzioni politiche tra Aix-en-Provence e Milano , un diploma in storia militare, sicurezza e difesa, nonché un dottorato in geopolitica e storia contemporanea all'Università di Montpellier. Co-fondatore e membro del Consiglio scientifico dell'Istituto di Geopolitica del Mediterraneo "Daedalos" con sede a Nicosia (Cipro), è anche ricercatore associato presso l'Istituto di Geopolitica di Choiseul a Parigi, dirige la sede dello stesso Istituto in Belgio ed è anche ricercatore presso il Center for Foreign and Political Affairs (CPFA). È professore di geopolitica e relazioni internazionali presso la scuola IPAG Paris-Business. Alexandre del Valle ha vinto il "Premio Oriana Fallaci" nel 2009.


La vera lotta oggi, è la lotta delle idee: se non si riesce a mettere in atto un programma politico fatto di nuove idee e accompagnato dalla legittimazione popolare, non si può fare nulla. Ecco perché sono ritornato alla geopolitica: in qualche modo, la politica era diventata alquanto frustrante.

Club Italia-Francia: Lei è stato membro dell’Unione per un Movimento Popolare e presidente di « La Droite libre » che ha fondato con Rachid Kaci. Ora non fa più politica attiva, ma collabora con numerose riviste di geopolitica o di attualità politica, scrive articoli relativi a terrorismo e sicurezza europea, Turchia, ed islamismo. Non ha mai, sostanzialmente, abbandonato il suo sguardo vigile e partecipativo sul mondo in cui viviamo. Perché ha scelto di rinunciare all’attivismo in politica?

Alexandre Del Valle: Ho preferito dedicarmi alla geopolitica e all’insegnamento. La politica attiva si è dimostrata per me poco interessante perché, lo dico da ex “Sarkozista”, sono convinto del fatto che fino a quando il politicamente corretto non sarà distrutto, la via delle riforme sarà bloccata. Guardate la situazione in Francia: i sindacati bloccano l’economia, i mass media prendono le difese dei sindacati, le lobbies pro-immigrazione impediscono di adottare una politica di controllo dei flussi migratori… ciò significa che oggi come oggi, il potere non serve a nulla se non è accompagnato dalla metapolitica. Per metapolitica intendo la politica delle idee, la capacità tramite le idee di influire sulla politica attiva, sul pensiero delle persone. L’ex presidente del consiglio spagnolo Aznar un giorno mi disse: “Mi riesce più facile oggi influenzare il pensiero politico spagnolo, di quando non ero primo ministro” e questo, grazie al suo Think Tank. Questo significa che la vera lotta oggi, è la lotta delle idee: se non si riesce a mettere in atto un programma politico fatto di nuove idee e accompagnato dalla legittimazione popolare, non si può fare nulla. Ecco perché sono ritornato alla geopolitica: in qualche modo, la politica era diventata alquanto frustrante.

Club Italia-Francia: Le sue opere sono state citate sia da Oriana Fallaci, che lo menziona nella “Forza della Ragione”, sia da Sergio Romano, Roberto de Mattei, Marcello Pera, o Magdi Allam. Quest’ultimo ha scritto la prefazione del suo saggio “Rossi-Neri-Verdi”. Lei è molto legato all’Italia, sia per le sue origini e sia perché interviene spesso nella penisola sui temi dell’islamismo, della Turchia e delle questioni legate alla sicurezza europea. Che posizioni pensa di condividere con tutti questi giornalisti e scrittori che apprezzano e condividono il suo lavoro, specie con Oriana Fallaci, la quale nella “Forza della Ragione” analizza ciò che chiama l’Incendio di Troia, ossia un’Europa che a suo giudizio non è più Europa, ma Eurabia, colonia dell’Islam? 

Alexandre Del Valle: Si tratta di una tesi provocatoria, ma che descrive qualcosa di molto grave, ovvero un’Europa che rinnega sé stessa e crea un vuoto di radici, di cultura, di religione e di regole (il vuoto che Marcello Pera chiama “della società liquida”) vuoto che spiana la strada agli islamici radicali, che pretendono di riempire quel vuoto, dandogli una nuova colonna vertebrale. L’islamizzazione non è un complotto, ma il puro e semplice vuoto che cerca di essere riempito da altri. E questi altri, sono evidentemente in posizione di forza, perché si tratta di esponenti di una civiltà che non ha rinunciato a sé stessa, attiva, sicura, fiera della sua religione e soprattutto decolonizzata, con un forte rancore verso l’occidente. È normale che gli islamici cerchino di riempire questo vuoto e di penetrare l’Europa, ma questo non è il vero problema. Il problema vero è che l’Europa aiuta questa colonizzazione, si lascia fare, si colpevolizza ammazzando la sua cultura e le sue radici. Il problema non è l’immigrato in sé, ma la strumentalizzazione dell’immigrato da parte delle organizzazioni islamiche, per trasformarlo in strumento di colonizzazione. Insomma, un imperialismo islamico rovesciato, che si legittima come modo per vendicare l’essere stato vittima dell’imperialismo occidentale.

Ho trovato l’idea del totalitarismo, perché mi sono detto: lo sgozzatore, non va paragonato all’ebreo o al cristiano, non si tratta di integralismo, in quanto il suo comportamento non è “integro.”

Club Italia-Francia: Lei ha paragonato il nazismo e il comunismo, che chiama totalitarismo nero e totalitarismo rosso, all’islamismo, il totalitarismo verde. Effettivamente, il fondamentalismo islamico presenta tutte le caratteristiche dei movimenti totalitari: la confusione tra politica e società civile, l’estremismo, l’assenza di distinzione tra civili e militari, il rifiuto dell’individualismo, il terrore di massa, il fanatismo ideologico, l’identificazione di un nemico, che in questo caso è l’Occidente giudeo-crociato. Come si è arrivati a suo avviso a questo totalitarismo, per la prima volta sviluppatosi in un contesto extra-europeo ma che affligge l’Europa, e che esito avrà?

Alexandre Del Valle: Nella mia tesi di dottorato avevo studiato il problema dell’integralismo islamico. E nei miei studi, mi sono reso conto che “integralismo islamico” era un’espressione sbagliata. Riflettendo, non si può paragonare qualcuno che taglia una gola a un integralista cattolico, che per esempio vuole solo la messa in latino. Non si può confondere uno sgozzatore con un integralista cristiano o ebreo, che magari è tradizionalista, ma non per questo ammazza qualcuno. Quindi, ho trovato l’idea del totalitarismo, perché mi sono detto: lo sgozzatore, non va paragonato all’ebreo o al cristiano, non si tratta di integralismo, in quanto il suo comportamento non è un “integro”, ma ciò a cui vuole arrivare è un controllo totale della società, l’annientamento del nemico, senza scrupoli.  Non esiste il moralismo, tutti i mezzi sono permessi in quanto il fine giustifica i mezzi. E quindi mi sono detto: ci sono più punti di contatto con il nazismo e il comunismo che con l’integralismo: cinismo, assenza di integrità e dominazione totale.

Niente a che vedere con l’integralismo. Questa realtà politica, necessita di mezzi forti per essere contrastata e la nostra società aperta è troppo ingenua perché non riesce a vedere il progetto politico che c’è dietro questo totalitarismo, un progetto neo-imperialista, il cui scopo è la distruzione delle società aperte e del modello occidentale. Ci troviamo di fronte ad una realtà che vede le altre religioni come un ostacolo al perseguimento del suo progetto politico, ecco perché parliamo oggi di guerra delle religioni e delle civiltà. L’unica civiltà che crea problemi alle altre è l’Islam, perché pretende di imporre dappertutto la sharia. E si deve sottolineare che la minaccia islamica più pericolosa nasce dai poli istituzionali, non taglia le teste ma taglia le lingue… non si tratta di violenti, ma di persone che fanno tacere chi non la pensa come loro, utilizzando lo strumento dell’islamofobia.

Club Italia-Francia: Dai primi anni 2000, l’odio nei confronti dell’Occidente giudeo-cristiano non è mai stato così forte e violento. Esso proviene da diverse parti: dai No Global” pro-iraniani, pro-arabi e pro-palestinesi, dai rappresentanti dell’estrema destra nazi-fascista anti-americana e anti-sionista, dell’estrema sinistra anti-occidentale e anti-sionista radicale, e dagli islamisti radicali o terroristi. Perché a suo avviso si è sviluppato un odio così diffuso nei confronti dell’Occidente?

Alexandre Del Valle: È normale odiare il dominatore, perché il dominatore è forte. In una società giudeo-cristiana, colpevolizzata dal debole, il debole è bravo, mentre il forte è il cattivo.  Prendiamo l’esempio della Palestina. Perché i “terzomondisti” di sinistra sono ossessivamente pro-palestinesi, pur sapendo che i palestinesi fanno delle stragi e usano il terrorismo? Semplicemente perché i palestinesi rappresentano i deboli, le vittime, mentre l’israeliano rappresenta il forte e per questo, è demonizzato. Questo ci impedisce di lottare contro il totalitarismo islamico. Perché l‘occidente, vedendo l’islamico attraverso la figura “vittima” del palestinese, vede il musulmano come una vittima stessa dell’occidente.

L’Europa, con quello che io chiamo “l’islamicamente corretto”, con questo senso di colpa che si porta dietro, si schianterà contro un muro, insultando sé stessa.

Club Italia-Francia: Lei dice che l’Europa è remissiva di fronte ai fondamentalisti, quasi si auto colpevolizzasse e si odiasse, ma questo dà loro l’idea di un’Europa senza solidi valori, senza istituzioni e senza più cultura storica. Paragona l’Occidente a un suicida che vuole farla finita, e questo incita la violenza islamista. In che modo a suo avviso l’Europa potrebbe riaffermare il proprio valore, senza cedere alla paura e alla remissione?

Club Italia-Francia: È una domanda molto importante. Chi conosce il mondo arabo, sa che chi rinnega la propria religione, come fa l’occidente e soprattutto la vecchia Europa, ha molte meno possibilità di farsi rispettare dalla parte islamica, rispetto a chi è sicuro di sé stesso e della propria cultura. Faccio un esempio personale: quando c’erano molti Siciliani in Tunisia, i rapporti con gli arabi erano ottimi, lo sa perché? Perché il meridionale una volta aveva una enorme croce al collo, faceva celebrazioni e cerimonie religiose per la strada e i musulmani per questo lo rispettavano. L’europeo era fiero e sicuro, era più rispettato ed era dominatore. Quindi, quando oggi cerchiamo di integrare un musulmano negando le nostre origini cristiane, questo è il miglior modo per non farsi rispettare. L’islam rispetta i forti e non i deboli. Il peggiore dei nemici, per l’Islam, è chi non ha religione. L’Europa, con quello che io chiamo “l’islamicamente corretto”, con questo senso di colpa che si porta dietro, si schianterà contro un muro, insultando sé stessa. Mettiamoci nei panni di un immigrato musulmano che arriva in Europa: a scuola imparerà che noi siamo i cattivi, i colonizzatori, i dominatori. Questo bambino dirà: “Se lui non si ama e insulta sé stesso, perché io dovrei amarlo?”. Per questo, c’è un legame enorme tra l’integrazione e patriottismo. Per farci rispettare e al tempo stesso per integrare ci vuole un “patriottismo integratore”, un orgoglio nazionale. Se dico che la mia patria è bella, anche l’altro avrà voglia di amarla. Faccio spesso l’esempio dell’Argentina, dove gli arabi sono molto integrati: in Argentina i bambini nelle scuole imparano l’inno nazionale e lo cantano ogni mattina. Così, si diventa argentini.

Club Italia-Francia: Nel suo saggio scritto assieme all’attivista franco-siriana Randa Kassis nel 2016, “Il chaos siriano, dalle rivoluzioni arabe al jihad globale”, si parla della situazione siriana. Nel saggio si affermava che nessuna soluzione si sarebbe trovata in Siria escludendo dalla concertazione la Russia, l’Iran e lo stesso regime di Damasco. Randa Kassis sostiene oggi che “”a differenza degli Stati occidentali, così come dell’Iran e della Turchia, la Russia è oggi l’unico potere di equilibrio, l’unico elemento in grado di bilanciare efficacemente le forze in questo conflitto e fare sedersi allo stesso tavolo tutte le forze coinvolte” e che “ “La Russia è riuscita a ridurre la guerra in Siria, in particolare grazie al processo Astana (2017), e questo la cooperazione triangolare, che era quello di invitare Astana, capitale di un paese neutrale, Kazakistan, è stato molto più efficace di incontri infruttuosi a Ginevra e di altre iniziative occidentali”. Cosa pensa lei oggi della situazione siriana?

Alexandre Del Valle: Lei ha descritto molto bene la situazione siriana. C’è un grande conflitto in Siria: a livello locale, tra curdi e arabi, islamici radicali e laici, sciiti e sunniti, come anche a livello regionale dove c’è lo scontro tra Israele e l’Iran, c’è la Russia che appoggia il regime siriano assieme all’Iran e dall’altra parte i Turchi e l’Occidente appoggiano i ribelli… quindi c’è una guerra a livello locale, regionale e globale. La Siria è un posto strategico di lotta tra i due grandi della guerra fredda, la Russia e l’America: entrambi vogliono garantirsi l’accesso ai mari caldi, che in geopolitica sono quei mari che permettono di accedere all’area del mediterraneo. Ma visto che lo scopo della Nato consiste nel bloccare la discesa dei Russi, gli Stati Uniti cercano di bloccare questa avanzata Russa in Occidente. L’unica soluzione, secondo me, se vogliamo calmare la situazione in Siria, è quella di mettersi tutti attorno ad uno stesso tavolo e salvare il popolo siriano, la vera vittima di questa catastrofe. Ma il vero problema è che l’occidente non ne vuole sapere di questa soluzione, perché il suo primo interesse è quello di bloccare i russi. L’occidente è disposto ad appoggiare gli islamici radicali, per ostacolare Russia e Iran (che appoggiano i moderati). Secondo me, l’Iran e la Russia non vanno esclusi, e tutti devono fare uno sforzo. È una posizione molto pragmatica, ma con il moralismo non se ne esce.

Club Italia-Francia: Seguendo la sua logica, potremmo dire allora che Trump ha fatto un grosso errore ad abbandonare l’accordo sul nucleare con l’Iran… 

Alexandre Del Valle: Su questo punto sono diviso. Credo che Trump abbia ragione quando sostiene che quell’accordo, così com’era, non era soddisfacente, perché prevedeva di impedire il nucleare militare in Iran solamente fino al 2025, quindi per il futuro non c’era alcuna garanzia. Trump, aveva ragione sul fondo, ma sicuramente, non era il momento per saltare questo accordo, perché in questo momento storico abbiamo bisogno di negoziare sia con i Russi che con gli Iraniani per trovare una soluzione in Siria. Detto questo, è chiaro che dietro questa decisione ci sia la volontà di Israele di bombardare l’Iran o almeno le posizioni iraniane in Siria. Insomma, si tratta di una guerra nella guerra…

La Libia, era un regime totalitario, ma almeno aveva una certa stabilità, bloccava i flussi migratori, combatteva l’Isis e collaborava molto con Francia e Italia.

Club Italia-Francia: Rimaniamo ancora nelle questioni di geo-politica e della rivalità tra Russia e Stati Uniti. Barack Obama ha ricevuto il Premio Nobel per la pace, e questo ha destato non poche critiche, in quanto fu uno dei corresponsabili della guerra in Libia, che ha causato anche il problema dei flussi migratori che oggi conosciamo bene. Trump è stato criticato per i conflitti con la Corea del Nord, con la quale ha quasi scatenato una guerra salvo poi, arrivare a una situazione che si è risolta paradossalmente con un quasi-accordo tra Corea del Nord e Corea del Sud. In compenso però, non trova che mentre la posizione strategica di Putin rimane sempre costante (cioè la sua volontà di influenza nel medio oriente) Trump ha difficoltà ad inserirsi nel contesto geo-politico?

Alexandre Del Valle: La sua analisi è davvero molto interessante. Obama, che ha ricevuto il premio Nobel per la pace, non ha affatto favorito la pace. Il ritiro immediato dall’Iraq nel 2009 ha provocato il ritorno dell’Isis, che era stato vinto. Quando l’America ha abbandonato i suoi alleati nel territorio, le tribù sunnite sono state aggredite dagli sciiti, e hanno poi aderito all’Isis. Obama, con la sua bella idea di ritiro pacifico, ha provocato un enorme vuoto, riempito dall’Isis. Poi, ci sono state le primavere arabe due anni dopo, che hanno portato il caos in Siria, invasa dall’Isis che dall’Iraq è arrivato in Siria. Adesso, anche se finalmente lo Stato Islamico è stato vinto, il problema islamico rimane, perché i patrocinatori dell’islamismo mondiale rimangono, pensiamo ai Fratelli Musulmani, al Pakistan, all’Arabia Saudita, al Qatar e alla Turchia. Quindi vincerlo, sarà molto complesso. Per quanto riguarda la Libia, Obama ha fatto un errore strategico gravissimo assieme a Sarkozy. La Libia, era un regime totalitario, ma almeno aveva una certa stabilità, bloccava i flussi migratori, combatteva l’Isis e collaborava molto con Francia e Italia. Distruggendo questo regime stabile, hanno creato il caos in Africa. E questo è stato gravissimo per l’Africa, quel continente che noi pretendiamo di amare. È stata invasa dagli jihadisti, provocando un risultato catastrofico, senza contare il flusso migratorio che è stato innescato, un flusso di migranti che ha trasformato l’Italia in una riserva di migranti che il resto dell’Europa non è disposta a raccogliere. Il risultato delle politiche di Obama è stato catastrofico, e sono convinto che non abbia fatto tali errori per ingenuità: quando era al potere, è stato circondato da sei consiglieri strategici dei “Fratelli musulmani”, sei consiglieri che si occupavano di politica estera e che appartenevano al più grande movimento eversivo islamico mondiale. Dietro le sue belle idee di antirazzismo e di progressismo, era un alleato degli integralisti. Diffido dalle persone che hanno delle bellissime idee. Obama, facendo finta di essere gentile, ha fatto delle catastrofi. Trump, è l’esatto contrario, sembra volgare e primario, ma quando ha minacciato la Corea, per la prima volta la Corea ha preso sul serio un Presidente Americano. È un uomo che conosce i rapporti di forza, ha saputo dire alla Corea “posso distruggervi perché siamo gli Stati Uniti d’America”. Io aspetterei prima di giudicare Trump. I romani dicevano “Vis pacem para bellum”, se vuoi la pace, prepara la guerra. Per negoziare, bisogna contare sul proprio peso. Bisogna far leva sui rapporti di forza. Sarà triste, ma con il buonismo, non si va da nessuna parte.

written byChloé Payer
Chloé Payer

21 Agosto 2019

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