Personalità

Marc Touati

Economista

È Presidente fondatore di ACDEFI, la prima società di consulenza economica e finanziaria indipendente al servizio di imprese, professionisti e privati.

La sua carriera è iniziata come insegnante e ricercatrice presso l'Università di Parigi 1 Panthéon-Sorbonne, dove ha ottenuto un DEA in finanza. Ospite frequente di numerosi programmi televisivi, Marc Touati è noto soprattutto per le sue spietate analisi politiche e per le sue previsioni economiche. I suoi dibattiti televisivi, soprattutto di fronte a Jean-Luc Mélenchon, sono proverbiali. Dal 2000, Marc Touati è una delle personalità di prestigio nel dizionario biografico di Who's Who France.


Club Italia-Francia: Entriamo subito nel vivo del soggetto “euro”. Che cosa accadrebbe a paesi come Francia e Italia se decidessero di abbandonare la moneta unica?

Marc Touati: Entrerebbero in un “buco nero”. In primo luogo, dovrebbero adattare i sistemi contabili bancari, poi emettere la nuova moneta. Va ricordato che l’aggiornamento dei sistemi informatici delle banche durante la transizione all’euro nel 1999 ha richiesto circa due anni. Per quanto riguarda i biglietti e le monete, sono arrivate nelle mani dei cittadini tre anni dopo. Inutile dire che il percorso inverso costituirà un vero e proprio disordine, con tutti gli errori e la confusione che genererà.

Ma questo è quasi nulla rispetto a quello che succederà dopo. Infatti, se un paese lascia la zona euro, non potrà più beneficiare della “protezione” di quest’ultimo, in particolare per quanto riguarda i cambiamenti dei tassi di interesse dei titoli di Stato. Ad esempio, quando la Grecia stava per lasciare l’UEM, i tassi di interesse sui titoli di Stato greci sono aumentati a oltre il 40% per il tasso decennale e il 200% per il tasso di due anni. Quindi, se la Francia o l’Italia lasceranno l’UEM, i tassi di interesse in prestito saliranno, raggiungendo almeno il 10% al 20% per il tasso decennale. Oltre all’aumento del disavanzo e del debito che si creerà, questa tensione drammatica porterà ad un crollo degli investimenti e dei consumi e ad una ulteriore recessione e  aumento del deficit; l’aumento dei tassi di interesse e il  circolo vizioso continueranno.

Nel tentativo di fermare l’emorragia, i governi non avranno altra scelta che ripristinare il controllo dei cambi e aumentare drasticamente le tariffe. In altre parole, è impossibile prendere i propri soldi dal territorio senza autorizzazione della Banca Centrale. La credibilità della Francia o dell’Italia si ridurrà sensibilmente sul piano internazionale. Inoltre, creando una valuta ex novo, cioè senza una corrispondente creazione di ricchezza, l’inflazione che ne scaturirà salirà fino a l’8%, il che ridurrà ulteriormente il basso potere d’acquisto della famiglia ed aggraverà la recessione. Per quanto riguarda l’eccessiva tassazione degli asset e delle imprese, ciò porterà ad un ulteriore crollo degli investimenti e dei consumi, dunque una esacerbazione della recessione, con tutte le drammatiche conseguenze sociali che ciò comporterà. Già “sull’orlo di una crisi di nervi”, le popolazioni svantaggiate diventeranno incontrollabili, e alla fine provocheranno disordini, persino una guerra civile.

Se l’uscita della zona euro è del tutto possibile, si tradurrà in una recessione peggiore e duratura, con una conseguente crisi sociale senza precedenti, ma anche da guerre civili o conflitti militari. Ancora una volta, l’Europa e il mondo entreranno in un “buco nero.”

Club Italia-Francia: E quali sarebbero le ripercussioni conseguenti all’interno dell’Eurozona?

Marc Touati: Oltre alle conseguenze sociali sopra citate, l’area dell’euro esploderà, il che implicherà che la maggior parte dei suoi ex membri dovranno cercare altri modi per finanziare i loro deficit fuori dai mercati finanziari. Alcuni certamente non esiteranno a rivolgersi agli unici paesi che ora hanno una sostanziale liquidità, in questo caso quelli del mondo emergente, e in particolare la Cina, ma anche il Qatar ed altri. Sempre alla ricerca di buone opportunità, non mancheranno di cogliere la palla al balzo, investendo notevolmente in Europa. Dopo aver preso il controllo economico di Asia e di gran parte dell’Africa, i cinesi si impegneranno anche sul Vecchio Continente. Di fronte a una tale minaccia, gli Stati Uniti non resteranno a guardare, con tutti i rischi di conflitto che ciò comporterà.

In conclusione, se l’uscita della zona euro è del tutto possibile, si dovrebbe sapere che si tradurrà in una recessione peggiore e duratura, con una conseguente crisi sociale senza precedenti, ma anche da guerre civili o conflitti militari. Ancora una volta, l’Europa e il mondo entreranno in un “buco nero”.

Club Italia-Francia: Lei crede in un asse Roma-Parigi per risollevare le sorti economiche dei due paesi?

Marc Touati : Certo. Ma, purtroppo, dobbiamo sapere che, lontano dalle speranze dei padri fondatori che hanno voluto creare un’Europa cooperativa e dinamica, l’Unione europea e la zona euro sono diventati degli spazi non cooperativi.

Questa trasformazione negativa è ovviamente materializzata dalla votazione britannica a favore di Brexit. Ma anche se il disinnamoramento tra gli inglesi e l’Europa è noto a tutti, l’instaurarsi di un gioco non cooperativo all’interno della zona euro è meno noto. Eppure, questo è ciò che sta avvenendo da anni attraverso la concorrenza fiscale tra i paesi dell’UEM. Lussemburgo, Irlanda e, più recentemente, il Portogallo hanno capito che per sfruttare al meglio la zona euro, bisognava ridurre massicciamente le imposte o diventare un paradiso fiscale, in particolare per quei cittadini stranieri europei che scelgono di esiliarsi in paesi con una fiscalità più favorevole. È vero che i paradisi fiscali esistono in risposta a quello che io definisco “inferno fiscale”, a cominciare dalla nostra “dolce Francia”. Certo, il presidente Macron vuole cambiare, e a differenza della legge di bilancio 2018, c’è ancora margine di manovra per la Francia di mettersi al livello di quasi tutti i suoi partner europei sul prelievo fiscale. Se la Francia non si allineerà, l’Italia avrà tutto l’interesse a fare come gli altri paesi dell’area dell’euro, riducendo notevolmente le tasse.

La droga della Francia si chiama spesa pubblica.”

Club Italia-Francia: Sono solo 4 mesi che Emmanuel Macron è salito al potere. Può spiegarci quale scenario politico-economico auspica durante il suo mandato?

Marc Touati: Dopo l’elezione di Emmanuel Macron alla presidenza francese, si era manifestato un consenso: Sì, dopo trent’anni di immobilità, la Francia sarebbe finalmente entrata nell’era del cambiamento, anche nella rivoluzione, ritornando rapidamente al percorso di forte crescita e piena occupazione. Confermando questo entusiasmo quasi generalizzato, le valutazioni della nuova popolarità del Presidente, ma anche quelle legate al clima economico e alla fiducia delle famiglie sono rapidamente aumentate, talvolta raggiungendo dei picchi quasi storici.

Solo, come abbiamo spiegato all’epoca, e come abbiamo ripetutamente detto sotto la Presidenza Chirac, Sarkozy e Hollande, il marketing non fa tutto. Infatti, se il metodo Coué può lavorare a breve termine, viene rapidamente smentito dalla realtà. Nel caso Macron, la situazione potrebbe purtroppo essere ancora più pericolosa. In primo luogo, data la mancanza di cultura economica dei francesi, le riforme sono particolarmente difficili da attuare. Infatti, la Francia è sempre più simile ad un tossicodipendente, che è diventato dipendente a qualsiasi tipo di farmaco. Più lo prende, più lo vuole, più diventa difficile smettere, e prende proporzioni sempre più massiccie. E più questa dipendenza è lunga, più sarà difficile la sua disintossicazione, supponendo che il tossicodipendente alla fine diventerà consapevole della sua malattia ed inizierà le modifiche strutturali per uscire dal suo stato letargico. Al contrario, se continua con i suoi eccessi, alla fine morirà di un overdose.

La droga della della Francia si chiama spesa pubblica. Quando questi ultimi rappresentavano “solo” il 50% del PIL, cioè negli anni ’90, la cura sembrava ampiamente possibile senza troppe difficoltà. Oggi, con un livello di circa il 57% e soprattutto dopo più di trent’anni di abitudini e di almeno quindici anni di ritardo dall’inizio della terapia, il paziente diventa sempre più disperato ma anche fragile. Tanto più che la prospettiva di una cura minima lo rende isterico. E tanto più perché tutti i medici che si sono occupati per anni non hanno smesso di ingannarlo con speranze vane.

È per questo che il compito di Mr. Macron è ancora più difficile di quello dei suoi predecessori, specialmente dal momento in cui il suo programma elettorale è sempre stato molto vago e non ha mai ricevuto una vera adesione di massa. Così, appena tre mesi dopo l’elezione, il nuovo Presidente ha visto il suo collasso di popolarità. Oggi, in questa fase del mandato, è diventato meno popolare di Nicolas Sarkozy e François Hollande. Il rischio è quindi che Mr. Macron non intraprenda una vera e propria ristrutturazione del paese  diventando un “Holland bis”.

Club Italia-Francia: Ci indichi il modello economico di riferimento di un paese che secondo lei dovremmo adottare e perché.

Marc Touati: Per permettere alla Francia, all’Italia ed all’eurozona  di mettersi in salvo, bisognerebbe adottare la politica di quella che amo definire “terapia d’urto benefica”. Ecco la lista di misure da adottare con urgenza.

1.  Diminuire la pressione fiscale per tutti in maniera chiara, sia per le imprese sia per le famiglie, riducendo le imposte societarie ( pari al 20% circa) e della CSG, creata nel 1991 come imposta temporanea…Questa decisione darebbe maggiore fiducia e farebbe accettare più facilmente la riduzione della spesa pubblica, la seconda misura da intraprendere.

2. Ottimizzare la spesa pubblica, riducendo soprattutto le spese dirette. Bisogna prestare attenzione a questo in quanto l’abbassamento dei costi d’investimento e/o sanitari potrebbero risultare controproducenti. Al contrario, sarebbe necessario attaccare le spese dirette (il famoso documento amministrativo) che sono aumentate di 100 miliardi d’euro nel corso degli ultimi 12 anni. Se non ci fosse stata una tale perdita, il peso della spesa pubblica sarebbe del 50% del PIL. In altre parole, ridurre la spesa pubblica non significherebbe decurtare  il servizio pubblico ma, piuttosto, migliorarlo ed ottimizzarlo. La spesa pubblica permetterà di accrescere la ricchezza, con il conseguente abbassamento del  rapporto tra la spesa pubblica ed il PIL, grazie alla riduzione tempestiva del numeratore ed un aumento del denominatore.

3. Insieme alla riduzione delle imposte e l’ottimizzazione della spesa pubblica sarà necessario ridurre il costo del lavoro, non abbassando i salari ma riducendo almeno del 15% il carico fiscale che grava su di essi. Questo permetterà l’aumento dei salari netti e, pertanto, il miglioramento del potere d’acquisto delle famiglie. Grazie a questa situazione i francesi avranno maggiore fiducia nei confronti della politica nazionale. Per riuscire nell’intento sarebbe necessario trasferire una parte del carico fiscale che grava sui salari verso l’IVA, cercando di non  aumentare il tasso di quest’ultima, al fine di non gravare sul potere d’acquisto, per non far diminuire la fiducia.

4. Per mettere a punto le direttive summenzionate, la Francia dovrà modernizzare il mercato del lavoro. Ciò includerà, in particolar modo, le misure che abbiamo descritto nel nostro “stato d’animo” la scorsa settimana.

5. Infine sarà necessario favorire, nella Francia rimodernata, il finanziamento delle imprese e dell’innovazione, in particolare mediante la concessione di norme prudenziali sulle banche e l’agevolazione della creazione di fondi d’investimento.

Queste misure non sono eccessivamente liberali né distruttrici ma, semplicemente di buonsenso economico, per quanto possano essere spiegate ed esplicitate con pedagogia, deontologia e trasparenza.

Club Italia-Francia: Abbiamo assistito ad un acceso dibattito con J.L. Mélenchon sul declino della Grecia. Cosa c’è che non la convince nel quadro descritto da Mélenchon?

Marc Touati: Mélenchon ha semplicemente dimenticato che quello che sta proponendo è già stato tentato: si chiama URSS ed ha portato al fallimento di molti paesi, miseria e instabilità geopolitica. È veramente triste vedere che i francesi che hanno votato per lui non riescano a fare prova di buon senso.

Di fronte a questi sprechi la Francia è caduta nel baratro della “bolla” del debito, perdendo così la sua leadership politico-economica europea a vantaggio della Germania.

Club Italia-Francia: Che cosa è cambiato concretamente nell’economia francese da quando il paese ha adottato l’euro? Quali sono state le “responsabilità” della Francia?

Marc Touati: Nel primo turno delle ultime elezioni presidenziali francesi, i partiti estremisti erano circa il 50%. Una vera catastrofe. La campagna presidenziale è stata surreale, dal momento che i programmi economici sono appena stati menzionati e i dibattiti sono spesso rientrati nella rubrica della “reality TV” e sono quindi stati indegni di una grande potenza come la Francia. Di fronte a questa perdita di controllo, si pone una domanda: come è stato possibile? Come potrebbe la Francia, con una crescita strutturale del 2,5% nei primi anni ’90, con un debito pubblico inferiore al 60% del PIL e poi leader politica ed economica dell’Europa, cadere così in basso?

La risposta è purtroppo evidente: la discesa agli inferi è sintomo della mancanza di coraggio e della demagogia dei dirigenti del paese. Infatti, negli ultimi venti anni, questi ultimi hanno avuto tre occasioni chiare per permettere  alla Francia di intraprendere la strada della modernizzazione economica, che avrebbe consentito di migliorare la sua crescita, riducendo i suoi disavanzi ed evitando di cadere  nella spirale del debito. Purtroppo, questi tre “vantaggi” sono stati letteralmente viziati.

La prima occasione mancata è stata durante gli anni 1998-2000. In quel periodo la crescita era forte (circa il 4% annuo), soprattutto grazie alla rivoluzione delle NTIC (Nuove Tecnologie Informatiche e Comunicative), un’attività mondiale forte, con l’euro debole ed il barile a buon mercato.

È stato quindi facile ripulire le spese pubbliche e rimuovere quelle che erano superflue. Tuttavia, nonostante questi “doni dal cielo”, il governo francese al momento, in questo caso quello di Lionel Jospin, non aveva il coraggio o la voglia di ridurre le spese ed i deficit strutturali . Peggio ancora, li ha aumentati, preferendo evidenziare un “jackpot” che non era uno.

Questa strategia a breve termine sarà a dir poco inefficace, non portando i frutti desiderati, dato che Lionel Jospin non passerà le primarie delle elezioni presidenziali nel 2002, permettendo a Jacque Chirac di essere eletto nuovamente con più dell’80% dei voti. Una seconda occasione sprecata, a dispetto di una rielezione con un risultato dignitoso malgrado intaccasse il suo secondo ed ultimo mandato, il nostro Presidente “dilettante di Corona” non ha intrapreso alcuna riforma sostanziale.

Infine, la sfortuna si accanisce nuovamente sulla nostra malaugurata economia. Quest’ultima ha conosciuto la sua terza sconfitta a partire dal 2007, l’anno che avrebbe dovuto segnare l’inizio di una rottura che non è mai arrivata. Così mentre la crisi dei Subprime non è ancora scoppiata, il Presidente Sarkozy promette di diminuire la spesa pubblica, ammodernare la Francia, dare nuovo lavoro e potere d’acquisto a buona parte dei francesi. Purtroppo, durante il primo anno di Presidenza non è stata ridotta né la spesa pubblica né la pressione fiscale, né quantomeno la rigidità del mondo del lavoro. Sicuramente sono state apportate alcune piccole riforme ma sono state insufficienti rispetto a quelle indispensabili.

Di fronte a questi sprechi la Francia è caduta nel baratro della “bolla” del debito, perdendo così la sua leadership politico-economica europea a vantaggio della Germania. Risulta evidente il fatto che il mandato di François Hollande non ha permesso di invertire la tendenza. È avvenuto l’esatto contrario.

Club Italia-Francia: Ritiene che l’articolo 119 sul Trattato del funzionamento dell’Unione Europea secondo cui l’istituzione della politica economica fondata sul corretto coordinamento della politica economica degli stati membri, sul mercato interno e sulla definizione di obiettivi comuni, sia veramente rispettato in Europa? Cosa ne pensa del progetto ipotetico degli Stati Uniti d’Europa? Potrebbe migliorare il polo economico di ciascun membro?

Marc Touati : Continuo a ripetere da anni che la zona euro non abbia senso e potrà persistere solo se diventerà un’Area Monetaria Ottimale (ZMO), ossia un’area nella quale la mobilità dei fattori di produzione (in particolar modo quelli della manodopera) saranno perfetti. In questo modo si eviteranno degli choc asimmetrici. In altre parole, nel caso in cui uno degli stati membri si trovi in una crisi particolare (che definiamo choc asimmetrico) il bilancio federale potrà rimediare immediatamente, annichilendo i rischi di contagio di tutta l’area.

Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile stabilire un vero e proprio adeguamento fiscale e regolamentare anche il mercato del lavoro, senza dimenticare la creazione di una reale politica di bilancio europea finanziata da Eurobonds. Se questo non verrà attuato la zona euro resterà bancabile tra una moneta ed una sola BCE, ma svariate politiche di bilancio, condizioni fiscali e regolamentazioni differenti….L’UEM sarà un ricettacolo di  pareri disparati e non avrà mai i mezzi finanziari sufficienti per ridurre queste divergenze. Per fare un paragone, possiamo notare che il bilancio federale Statunitense, che alloca le spese in base alle esigenze degli stati, rappresenta il 20% del PIL americano, mentre rappresenta solo l’1% nell’ eurozona.

Bisogna smetterla di giraci intorno e di fare dei discorsi futili: l’UEM non potrà emergere dalla crisi esistenziale finché non diventerà una ZMO. Questa è certamente la direzione delle recenti proposte di M. Macron, sebbene ancora  troppo timide. Al fine di salvare l’ eurozona, è necessario istituire al più presto le seguenti condizioni: la perfetta mobilità dei capitali e delle imprese, ma anche dei lavoratori all’interno dell’ UEM, l’armonizzazione delle condizioni fiscali di bilancio e regolamentari, del mercato, del lavoro unico, per non parlare della creazione di un sostanziale bilancio federale.

Non dimentichiamo che la creazione dell’euro è stata una tappa che avrebbe dovuto far nascere un’unione politica e federale. Si può essere favorevoli o contrari a quest’ultima ma se la rifiutiamo bisogna sapere sin da subito che l’UEM finirà per esplodere, aggravando la situazione di non cooperazione che prevale in Europa, la cui attrazione sarà fortemente distruttrice.

Purtroppo l’indebolimento politico di Mme Merkel, in seguito alla vittoria a metà nelle elezioni legislative, insieme ai futuri rischi in Italia per le elezioni di marzo 2018 o tramite  il rallentamento della crescita all’interno dei paesi europei, potrebbero costituire un ostacolo per la ripresa dell’integrazione europea e la creazione di una vera e propria zona euro ottimale. Come spesso accade, i francesi e gli europei sono campioni di parole ma incapaci nelle azioni.

written byChloé Payer
Chloé Payer

3 Dicembre 2018

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