Personalità

Nicolas Tenzer

Filosofo politico, Saggista

Nicolas Tenzer ha realizzato numerose missioni, in particolare, per conto dell’Unione europea.

È il fondatore di IDEFIE (Iniziativa per lo sviluppo della competenza francese all'internazionale e in Europa) da lui presieduto fino al 2015. Nicolas Tenzer è inoltre docente presso l’Institut d’Etudes Politiques de Paris e visiting professor presso numerose università straniere. Dal 1992, Nicolas Tenzer è anche direttore della rivista semestrale Le Banquet (rapporti economici, politici e filosofici) e partecipa alla stesura di opere collettive (politica di comunicazione, CNRS 2017) e di rapporti ufficiali  (compresi gli strumenti per una strategia di potere e d’influenza (Documentazione francese, 2008). Invitato a più riprese dai media, compresa la televisione e la radio dove ha condiviso l’analisi e le opinioni sulla politica francese e internazionale.


Club Italia-Francia: Ogni Stato dovrebbe essere in grado di sviluppare una velocità di azione e una reattività perfetta, un eccellente livello di iniziativa e la capacità di liberare la massa critica necessaria per portare a termine i suoi progetti e per dotarsi dei mezzi che occorrono per intervenire in un sistema internazionale ampio e dalle mille sfaccettature. La presa di coscienza degli obiettivi, in una organizzazione o in un settore specifico, implica di non temere l’adozione di una strategia di comunicazione che sia trasparente e allo stesso tempo, di coinvolgere i soggetti più svariati nel raggiungimento degli obiettivi nazionali. L’audacia è fonte di efficienza ed è spesso l’orgoglio di una nazione. Lei, come interpreta il ruolo dei sette pilastri fondatori dell’espansione internazionale della Francia e come ritiene che il governo francese li stia sfruttando?

Nicolas Tenzer: Ciò che lei definisce come espansione, ingloba diverse realtà: le esportazioni, la capacità di influenzare in termini di geopolitica e di norme giuridiche – dalle più tecniche alle più espressive a livello politico come quelle sulle questioni sociali, ambientali o sui diritti umani – il riconoscimento del contributo apportato al sapere scientifico e ai dibattiti intellettuali, la capacità di convincere altri paesi ad associarsi alla Francia nei negoziati internazionali, ma anche la sua attrattività  grazie alla sua immagine positiva. Non si tratta dunque di un’espansione nel senso territoriale del termine, ma della capacità di un paese di riuscire ad influire sulle sfide contemporanee.

Lei, a giusto titolo, ha ripreso i concetti che ho spesso richiamato nelle mie relazioni, nei miei libri e articoli, in particolare quelli di massa critica e di pluralità degli attori. Questi ultimi, e tornerò sull’argomento in seguito, sono molto più numerosi di un tempo: Stato, autorità locali, aziende, università e centri di ricerca, giornalisti e opinion leader, ONG, ecc. Ognuno ha le proprie idee e i propri interessi, ma è necessario che questi riescano a coordinarsi quanto più possibile per riuscire a raggiungere la massa critica.

Se si ragiona in questi termini, la competenza è un punto di partenza imprescindibile. Essa stessa presenta molteplici volti: risposta ai bandi di gara internazionali lanciati da organizzazioni internazionali, Stati o grandi amministrazioni locali, partecipazione a conferenze e seminari organizzati da queste stesse organizzazioni o dai think tanks, risposta alla disinformazione di alcuni poteri o di alcune aziende private, presenza in comitati di esperti in seno alle organizzazioni internazionali, ma anche presenza in misura sempre crescente nei media e nei social.

In questa ottica, i sette pilastri cui lei fa riferimento dovrebbero essere, a mio avviso:

  • capacità più solide e meglio coordinate tra le comunità pubbliche, private e accademiche per rispondere ai bandi internazionali;
  • presenza, a monte delle gare d’appalto nei gruppi, di esperti che definiscano, a livello di ogni singolo paese, il loro quadro di riferimento;
  • partecipazione, anche coordinata, a importanti seminari e conferenze internazionali e a comitati di esperti in seno alle organizzazioni internazionali;
  • maggiore presenza a monte nei vari paesi e promozione delle nostre competenze tecniche, che siano pubbliche, private o accademiche;
  • legami più intensi e meglio organizzati con i cittadini dei vari paesi che abbiano svolto i loro studi o ricerche nelle università francesi e nelle “Grandes Écoles”;
  • definizione più rigorosa, per paese, per zona e per settore, di una strategia per conquistare i mercati ed esercitare, al tempo stesso, più influenza.
  • Azione più strutturata e organizzata in risposta alle pratiche di disinformazione pubblica e privata ​​che danneggiano la nostra sicurezza, i nostri interessi economici e la nostra immagine.

In tutti questi ambiti, negli ultimi anni sono stati fatti dei progressi, ma resta ancora molto da fare, soprattutto per abbattere le frammentazioni tra i vari settori. La Francia, nonostante possa vantare esperti rinomati e la cui eccellenza è riconosciuta a livello mondiale, non ha ancora raggiunto quella massa critica necessaria. Come ho suggerito nel mio rapporto al governo del 2008, sarebbe necessario nominare una testa di ponte o un coordinatore, figura che oggi non esiste.

La conquista dei mercati esteri rappresenta una parte della diplomazia, quella chiamata “diplomazia economica”.

Club Italia-Francia: Nel suo saggio “Quando la Francia scompare dal mondo”, pubblicato nel 2008, scrive che la politica internazionale deve essere la responsabilità primaria dello stato. L’esperienza delle associazioni di categoria rappresenta per la Francia una carta vincente dal valore incontestabile, che contribuisce allo sviluppo di una strategia diplomatica efficace. Quindi la Francia, con la sua struttura sempre in movimento, aperta, focalizzata sulle priorità, dotata di un ricco pensiero, sviluppa un peso politico internazionale coerente con il suo obiettivo di conquista dei mercati esteri?

Nicolas Tenzer: Sì, lo stato deve essere il responsabile supremo e dare l’impulso iniziale. Ha una funzione di facilitatore. Detto ciò, lo Stato è meno che mai solo, non solo per le ragioni che ho cercato di spiegare nella risposta alla sua domanda precedente, ma anche in termini di fonte di informazione per gli attori, compresi quelli statali, che contribuiscono all’espansione economica della Francia. Ciò vale ovviamente anche in termini di sicurezza e geopolitica.

Per quanto riguarda il legame tra politica internazionale e conquista dei mercati esteri, il collegamento non è di natura univoca. In primo luogo, la conquista dei mercati esteri rappresenta una parte della diplomazia, quella chiamata “diplomazia economica”. Detto questo, la conquista di questi mercati a volte necessita di subire una battuta d’arresto per ragioni superiori, legate alla politica internazionale: non abbiamo alcun interesse a sviluppare le nostre relazioni economiche con dei paesi che praticano una politica pericolosa, a volte persino criminale, che danneggia la nostra sicurezza. Questi stessi scambi economici rafforzerebbero i paesi che sono nostri avversariDobbiamo far fronte alle azioni di lobbying delle aziende, a volte supportate da questi poteri ostili. Infine, in alcuni paesi, in particolare quelli in via di sviluppo, c’è spesso una combinazione tra la nostra politica di aiuti e la nostra politica commerciale. Il motto “prima gli affari” non dovrebbe essere una politica da considerare come accettabile e opportuna a tutti i costi.

Club Italia-Francia: L’elezione di Donald Trump e, più recentemente, il quarto mandato di Vladimir Putin in Russia, annunciano una nuova era della politica. In effetti, sarebbe saggio cercare di capire il percorso di questo “nuovo ordine mondiale” e come sia necessario che le forze liberali di questi due paesi sopravvivano per mantenere la democrazia all’interno delle nazioni. Data la politica spesso incoerente di Washington e una politica del Cremlino volta a rendere il mondo più instabile, la lotta per l’equità e la giustizia è essenziale per mantenere un “nuovo ordine mondiale pacifista“. Ma fino a che punto un paese come l’Ucraina, coinvolto in una guerra con la Russia, può passare dalla resilienza alla resistenza e viceversa in un contesto in cui i diritti umani sono più che mai violati?

Nicolas Tenzer: Si tratta di tema molto ampio! In primo luogo, è necessario rimanere ancorati ai nostri valori e principi. Non è solo una questione di ideali, ma anche di realismo. Più i paesi minacceranno i diritti umani e le norme giuridiche internazionali, compreso il diritto umanitario, più saremo in una situazione di insicurezza. La Russia di Putin, dato che lei ne ha parlato è, come ho spesso sostenuto, una minaccia sistemica che mette in pericolo la sicurezza globale, le organizzazioni e le leggi internazionali, così come i nostri sistemi democratici e le nostre regole di base. Dobbiamo opporci a tutto ciò in maniera molto più determinata e dire le cose apertamente. Qualsiasi tentativo di conciliazione verrebbe sfruttato dalla propaganda del Cremlino.

Con gli Stati Uniti di Trump le cose sono più complicate. Da un lato, come ha fatto Emmanuel Macron di fronte al Congresso degli Stati Uniti, dobbiamo chiaramente esprimere le nostre divergenze in tema di principi e valori. Al tempo stesso, dobbiamo difendere e promuovere il legame transatlantico, perché abbiamo bisogno degli Stati Uniti e ci sarà un post-Trump che, senza dubbio, vedrà di nuovo gli Stati Uniti tornare ai loro principi fondamentali. Questo gioco è certamente estremamente difficile e complesso, ma non abbiamo scelta.

Anche sul fronte dell’Ucraina, infine, dobbiamo tenere duro. Non dobbiamo mai dimenticare, malgrado le delusioni che ci sta dando il governo ucraino che si dimostra essere troppo lento nella lotta alla corruzione, che delle persone sono morte a Maidan, nel nome dei valori europei di libertà e del diritto. Quindi, mostriamo fermezza sulle sanzioni contro la Russia; non molliamo la presa sulla questione di Donbass e della Crimea, territori annessi illegalmente da Mosca; aiutiamo maggiormente l’Ucraina; dobbiamo anche ricordare senza sosta che questa guerra nel cuore dell’Europa ha già causato oltre 10.000 vittime e circa 2 milioni di sfollati, un particolare che l’opinione pubblica sembra ignorare. Vorrei aggiungere che dobbiamo mobilizzarci molto di più per la difesa dei Tatari di Crimea, perseguitati dagli occupanti russi e dai prigionieri politici ucraini detenuti nelle prigioni russe. Non diventiamo troppo indulgenti nei confronti del Cremlino. Questo è un tema sul quale la cooperazione tra Francia, Germania e Stati Uniti funziona abbastanza bene.

” Credo che i vari leader anti-europei di alcuni paesi siano più colpevoli dell’Europa, anche se sono spesso critico nei confronti di alcuni leader europei che non sempre danno un’immagine di responsabilità dell’Unione europea.

Club Italia-Francia: La Francia, in Europa e in particolare contro la Germania, ha i suoi obiettivi e difende posizioni solide. La Brexit, i risultati delle elezioni in Italia e ancora più recentemente in Ungheria, che hanno decretato il rafforzamento delle idee di estrema destra, evidenziano alcune “ faglie ” nel sistema dell’Unione europea. Possiamo dire che l’Europa sta ancora cercando la sua strada?

Nicolas Tenzer: Sì e no. In primo luogo no, perché l’Europa è un risultato straordinario non solo in termini di pace, ma anche di progresso economico e sociale. Immaginiamo per un momento di non essere nell’Unione europea, dove saremmo? Credo che noi, e in particolar modo i politici e gli intellettuali, non parliamo abbastanza delle opportunità reali, tangibili e concrete che l’Europa ci offre e non menzioniamo mai a sufficienza i costi che avrebbe l’assenza di Europa. In termini di affermazione dei valori, nonostante i gravi rischi che lei ha citato, l’Europa rimane un continente fondato su dei valori la cui importanza è riconosciuta ben oltre il suo territorio. Infine, bisogna prestare attenzione al numero di paesi che vogliono unirsi all’Europa o che la considerano come un modello – ciò mi è stato fatto notare da alcuni leader e intellettuali asiatici. Sì, l’Europa è desiderata ed invidiata. Aggiungo che molti personaggi politici accusano l’Europa di certi mali, mentre dovrebbero piuttosto criticare i loro leader. L’Europa, ricordiamolo, non ha potere decisionale; sono sempre gli Stati membri a decidere, ma troppo spesso si dissociano dalle decisioni che essi stessi hanno preso. È straziante e al tempo stesso distruttivo per lo spirito europeo e l’adesione di ampie fasce di popolazione all’Europa.

Certo, l’Europa ha molti difetti. Dobbiamo dirlo. L’Europa necessita ancora di essere riformata. Può certamente diventare più vicina ai cittadini – e personalmente sono a favore dei collegi elettorali che vedrebbero i cittadini eleggere direttamente i loro deputati europei. Trovo che anche l’organizzazione di conferenze sull’Europa nei diversi paesi membri, progetto proposto da Emmanuel Macron, sia un’ottima idea. Ma credo che i vari leader anti-europei di alcuni paesi siano più colpevoli dell’Europa, anche se sono spesso critico nei confronti di alcuni leader europei che non sempre danno un’immagine di responsabilità dell’Unione europea.

Non posso descrivere qui tutte le riforme auspicabili per l’Europa, ma penso che da diversi anni manchi una visione geopolitica dell’Europa. Giustamente, molti hanno enfatizzato le conquiste economiche che avrebbe potuto ottenere e che ha, in effetti, realizzato con successo. Ma tutto ciò, non è abbastanza, soprattutto in questo momento. L’Europa è minacciata, in particolare dalla Russia e da una retorica contraria ai principi di diritto e libertà. Dobbiamo essere in grado di designare l’avversario e riconciliare i valori della legge e del potere. Temo, tuttavia, che dovremo essere pazienti perché l’Europa è molto divisa, anche su questi argomenti. Non vi nasconderò la mia preoccupazione. Altri l’hanno detto prima di me: l’Europa può morire.

Club Italia-Francia: La valorizzazione delle competenze e delle strategie orientate all’interesse nazionale contribuiscono all’influenza di una nazione sulla scena internazionale. Sebbene la diplomazia sia diventata un gioco distante e astratto, contribuisce all’attività di pacificazione con la globalizzazione. Più che mai, le nazioni sono in gran parte definite dalla loro politica estera. La logica diplomatica non potrebbe forse essere per la Francia una soluzione per non subire una possibile marginalizzazione del suo potere?

Nicolas Tenzer: Tutti gli Stati possiedono un’eredità. La Francia non è in cattive condizioni, anche se possiamo fare ancora meglio. Il mio paese può mostrare al mondo che è un potere economico che conta, innova e ha un forte potenziale scientifico e intellettuale e al tempo stesso, agire a livello diplomatico. Membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, rimane una voce che conta. Oggi, possiamo dire obiettivamente che è il più importante paese europeo in termini di diplomazia, e non è poco. Quindi sì, certo, la diplomazia è anche una risorsa di potere e la Francia ne accetta i rischi e i costi, non solo con la forza della sua rete diplomatica – che dovrebbe essere aumentata – ma anche con i suoi interventi esterni, tra cui quelli in Africa e nel Medio Oriente. La Francia sta dando un contributo vitale alla sicurezza collettiva nella lotta contro il terrorismo jihadista e le operazioni di mantenimento della pace. Credo che la Francia onori la sua tradizione. Se altri paesi sono gelosi, farebbero bene a imitarlo e sarebbe una vittoria per tutti. Può capitarci di sentirci un po’ soli e non abbastanza supportati.

L’elezione di Trump, la Brexit, l’indebolimento di Angela Merkel in Germania e l’ascesa del populismo rappresentano un momento piuttosto unico per la Francia. La sua influenza oggi è in aumento.”

Club Italia-Francia: Con una rete intellettuale globale, la conquista di nuovi mercati per l’esportazione, una rete di ambasciate classificata al terzo posto nel mondo, ma anche con un settore pubblico che rappresenta una parte predominante nell’occupazione del paese, la Francia potrebbe vantare di attirare le élites straniere in massa. Ma alcune questioni trasversali necessitano di essere affrontate in concomitanza con le disfunzioni interne, che sono certamente controproducenti (come, ad esempio, gli scioperi), il tutto per migliorare la sua politica estera. In effetti, la Francia ha ignorato la realtà del gioco del potere e dell’influenza. Secondo lei, qual è la vera influenza della Francia nel mondo in termini diplomatici?

Nicolas Tenzer: Non sono sicuro che la Francia non conosca la realtà del gioco del potere e dell’influenza, ma in ogni caso potrebbe fare molto meglio, come ho sottolineato nei libri e nelle relazioni. Credo che la Francia debba giocare su due fronti. Da un lato, ha bisogno di migliorare la sua situazione economica e sociale interna. L’immagine del paese conta all’estero. Questi problemi di reputazione sono abbastanza simili a quelli che si registrano nella valutazione delle imprese e degli Stati da parte delle agenzie di rating: si anticipa il loro successo o il loro futuro declino e il risultato di questa analisi detta la fiducia che attualmente diamo loro. Viviamo in un mondo di aspettative ed è essenziale che le aspettative per la Francia siano positive. Il Presidente della Repubblica lo ha capito e, a giudicare dalle valutazioni della stampa e degli analisti stranieri sul primo anno di mandato, sembra che le cose vadano per il giusto verso. Ora, non bisogna deludere e continua.

Inoltre, l’elezione di Trump, la Brexit, l’indebolimento di Angela Merkel in Germania e l’ascesa del populismo rappresentano un momento piuttosto unico per la Francia. La sua influenza oggi è in aumento, anche se ha bisogno di essere ancora moltiplicata, perché l’influenza non può essere fondarsi su una sola persona, fosse anche il Presidente. È anche appropriato che questo status che a volte è attribuito a Emmanuel Macron di “leader del mondo libero” abbia una traduzione concreta nei fatti. Ha combattuto con ardore, convinzione e forza per i valori della libertà e dei diritti umani, ora tutto ciò deve essere accompagnato da un’azione – insieme ad altri – di deterrenza contro una Russia minacciosa e una maggiore fermezza nei confronti dei regimi criminali – penso in particolare alla Siria di Assad. Quindi la Francia è più influente, sì, ma questo non significa che possa influenzare sempre con successo. Trump non sembra voler ascoltare e altri leader si oppongono ai nostri valori. Questa è la difficoltà della diplomazia, ma anche il suo primo imperativo: convincere gli altri a prendere parte alla propria lotta.

Club Italia-Francia: Nel suo saggio scrive che gli esperti in tecniche d’influenza saranno domani i portatori della nostra democrazia. Per creare una intelligence globale, la Francia deve sviluppare una strategia per superare ciò che rimane oggi sottodimensionato a livello esterno: organizzazioni, università, istruzione. In altre parole, come possiamo darci i mezzi per una politica estera forte e mirata? Come superare l’inerzia con la decisione?

Nicolas Tenzer : Riguardo all’influenza, è necessario stabilire quattro regole, semplici in linea di principio e, certamente, più complicate nella loro esecuzione. Ma se non si riesce a tenerne conto, temo verremmo calpestati o saremo quantomeno al di sotto di ciò che potremmo fare.

Prima regola: dobbiamo definire una strategia specifica. Se non sappiamo per cosa, con quale scopo e come vogliamo influenzare, resteremo troppo disordinati per avere un impatto ottimale. Non sono sicuro che questa strategia sia stata scritta.

Seconda regola: dobbiamo definire i bersagli su cui esercitare la nostra influenza, che siano molteplici e non limitati alle varie cancellerie diplomatiche e ai leader politici. Ne menzionerò solo alcuni: attori economici, università, centri di ricerca, opinion leader, agenti di organizzazioni internazionali, principali media, social media, ONG. Dobbiamo avere una mappa completa di questi obiettivi. Colpisce anche il fatto che alcuni stati autoritari, nella loro azione di influenza se non di propaganda, sembrano avere una tale mappa.

Terza regola: dobbiamo riunire tutti coloro che hanno le capacità di esercitare una certa influenza. E qui, altra faccia della stessa medaglia, troviamo le stesse categorie che ho appena menzionato. Certo, non si tratta di dirigerli, tanto meno di regolarli. Ognuno ha e deve avere, perché ciò costituisce un vantaggio, la sua libertà. Molti soggetti possono avere tanto da imparare dalle autorità pubbliche. Ma dobbiamo farli sentire parte di una stessa comunità, quella che io chiamo la “Maison France“.

Quarta regola: dobbiamo avere in mente una scala temporale. Ci sono influenze che si sviluppano a lungo termine (ad esempio l’immagine di un paese), mentre altre sono esercitate nel medio o anche nel breve periodo. La nostra strategia e gli attori che mobilitiamo devono tener conto di questa scala complessa in cui devono agire.

Dobbiamo più che mai mobilitarci al servizio della verità e realizzare che la nostra diplomazia e la nostra difesa devono anche poter rispondere a una minaccia ideologica.

Club Italia-Francia: La percezione di una nazione, la sua dignità, la sua sostenibilità e una certa imprevedibilità caratterizzano l’esercizio del potere nel ventunesimo secolo. Cosa dovrebbe fare la Francia per capire meglio la sua leadership sulla scena internazionale, pur mantenendo le sue regole diplomatiche ereditate da una lunga tradizione di politica estera?

Nicolas Tenzer: rispondere esaustivamente vorrebbe dire definire tutta la politica estera della Francia! Penso che si possa rispondere elencando alcuni principi.

Il primo è di non arrendersi mai quando si tratta dei nostri valori fondamentali perché sono all’origine della nostra legittimità sulla scena internazionale. Penso, naturalmente, ai diritti umani, al rafforzamento delle organizzazioni internazionali e ai principi che, in termini kantiani, possiamo definire di valore universale – inclusi ambiente, trasparenza, assistenza ai paesi in via di sviluppo, principi di buon governo. Se abbandoniamo questi principi, perderemo la nostra capacità di influenza e non avremo più alcun valore.

Il secondo principio è quello di valutare le minacce e i pericoli senza farsi illusioni. Se li sottovalutiamo o li percepiamo male, anche la nostra politica sarà condannata. Questa è la base del vero realismo, sapendo che un falso realismo, abbastanza comune oggi, consiste nel dire che possiamo convivere con i poteri ostili e andare sulla via dell’appeasement.Questo orientamento sarebbe suicida e danneggerebbe la nostra dignità e anche i nostri interessi. In cambio, questo significa essere chiari riguardo alle nostre alleanze fondamentali, anche se abbiamo dei disaccordi, a volte forti, con i nostri alleati.

Il terzo principio, conseguenza logica di quello precedente, è quello di fare una chiara distinzione tra paesi e regimi. Troppo spesso, una concezione essenzialista o quantomeno naturalistica della diplomazia consiste nel considerare che alcuni paesi sono per definizione nostri oppositori, penso alla Russia per esempio. Chi lo fa considera la storia come scritta una volta per tutte ed evoca delle tradizioni. Dobbiamo imparare ad opporci ai regimi e non ai paesi. L’opinione pubblica, in mancanza di un discorso chiaro, non sempre percepisce le cose in questo senso. Un rischio correlato è che alcuni paesi sarebbero per definizione condannati a una forma di determinismo culturale e sociale che impedirebbe loro di accedere alla democrazia o di rispettare i diritti umani. La realtà del mondo mostra che, al contrario, questi sono principi che hanno un valore universale perché le persone in qualsiasi paese, in Medio Oriente, in Asia e in Africa, combattono per i diritti. Dobbiamo essere dalla parte di questi combattenti, di tutti i dissidenti e di tutti quelli che Emmanuel Macron ha giustamente definito i “combattenti per la libertà“.

Quarta regola, per finire: dobbiamo adattare la nostra difesa e la nostra diplomazia alle nuove realtà del mondo. Oltre a quelli che ho citato parlando del tema della competenza, vi è anche una crescente necessità di rispondere a molteplici tipi di minacce, comprese quelle ideologiche. Ho già menzionato l’importanza della disinformazione e della propaganda. Non le combatteremo se rimaniamo ambigui riguardo ai nostri valori. Dobbiamo più che mai mobilitarci al servizio della verità e realizzare che la nostra diplomazia e la nostra difesa devono anche poter rispondere a una minaccia ideologica. Infine, in termini sia di influenza che di protezione della nostra sicurezza, c’è un continuum, che è troppo poco enfatizzato, tra le politiche interne e quelle esterne, tra l’illustrazione e la difesa dei nostri valori e l’azione a livello globale.

written byElisabeth-Astrid Beretta
Elisabeth-Astrid Beretta

17 Settembre 2018

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