Se il nuovo governo non agirà tempestivamente sulle riforme e nella riduzione del debito pubblico, il paese vanificherà gli sforzi fatti negli ultimi vent’anni e correrà il rischio di vedersi aumentare i tassi d’interesse, scaturendo una reazione a catena molto pericolosa per tutta la zona euro.

Club Italie-France : La fine del QE annunciato da Mario Draghi, la messa in discussione della politica della BCE (che detiene il 17% del debito italiano), 2,3 trilioni di euro di debito, un paese indebitatosi per il 132% del suo PIL nonostante un deficit controllato, interessi passivi estremamente pesanti da pagare (3,2% del PIL in Italia contro una media della zona euro del 2% e in Francia dell’ 1,8%), la fragilità delle banche italiane… dovremmo preoccuparci per il l’Italia?

Marc Touati : Sì! L’Italia e l’intera area dell’euro sono in pericolo. In effetti, dopo un rimbalzo ciclico della crescita nel 2017, il rallentamento è iniziato all’inizio del 2018 e le evoluzioni citate nella sua domanda ovviamente influenzeranno ulteriormente l’attività economica.

Quello che è davvero un peccato è che l’Italia ha fatto molti sforzi per vent’anni, almeno molto più della Francia. Pertanto, dall’11,1% del PIL nel 1990, il suo disavanzo pubblico è stato considerevolmente ridotto, raggiungendo addirittura l’1,3% nel 2000 e “solo” il 5,3% nel 2009, al culmine della crisi, per arrivare finalmente al 2,3% nel 2017. Allo stesso tempo, il saldo strutturale dei conti dello Stato italiano (escludendo cioè gli effetti della congiuntura economica) è sceso dal -12,4% del PIL nel 1990 al – 0,8% nel 2015 e poi al – 1,5% nel 2017. Infine, il saldo primario italiano (cioè, escludendo gli interessi sul debito) è rimasto quasi di continuo in attivo dal 1992, raggiungendo l’1,7% del PIL l’anno scorso. In altre parole, l’Italia deve il suo deficit pubblico e la maggior parte delle sue difficoltà al pagamento degli interessi sul suo debito. Insomma, è inutile ricordare che il debito eccessivo e gli errori del passato si pagano per molto tempo.

Inoltre, non dimentichiamo che le sofferenze delle banche italiane ammontano a circa 300 miliardi di euro. Cosa ne sarà di questi crediti inesigibili in caso di nuova crisi politica? Allo stesso tempo, nonostante tutti i suoi sacrifici, l’Italia è ancora relegata al rango dei paesi “pericolosi”. Il rating del suo debito pubblico è stimato essere solo “Baa2” (secondo la classificazione di Moody’s).

Club Italie-France : L’Italia è in una situazione di eccedenze di bilancio, ma se i tassi dovessero salire bruscamente, sarà in grado di resistere allo shock?

Marc Touati : Questo è il problema. Il forte aumento dei tassi di interesse sui titoli di Stato italiani durante il post-elezioni ci ricorda quanto sia fragile e pericolosa la situazione. Infatti, tra il 4 maggio e il 30 maggio, il tasso di rendimento del debito pubblico italiano è passato dall’1,7% al 3,4%! Nonostante sia diminuito progressivamente, si è comunque stabilizzato tra il 2,6% e il 3,1%.

Certo, gli attuali livelli dei tassi italiani sono ancora ben al di sotto del 7% dell’inizio del 2012. Restano tuttavia troppo alti per consentire all’Italia di invertire la spirale del debito. Tanto più che il suo PIL rimane fragile e che l’aumento dei tassi d’interesse a lungo termine innescato dal nuovo governo potrebbe causare un ulteriore calo dell’attività nei prossimi trimestri. Tuttavia, finché la crescita in valore non sarà sufficiente a compensare l’onere degli interessi annuali sul debito (circa il 3,5% del PIL italiano ogni anno) e anche se la BCE continuasse a distribuire “morfina”, l’uscita finale della crisi del debito pubblico rimarrà impossibile.

Club Italie-France : Il 30% dei nuovi prestiti immobiliari in Italia sono a tasso variabile, il che significa interessi di rimborso e finanziamenti più elevati. Dovremmo prevedere un impatto negativo sulla crescita 2018/2019?

Marc Touati : Il potenziale impatto del recente aumento dei tassi d’interesse a lungo termine è di circa 0,5 punti percentuali in meno di crescita. Dopo aver raggiunto l’1,6% nel 2017, la crescita italiana dovrebbe scendere all’1% quest’anno nella migliore delle ipotesi. Nel mezzo di queste preoccupazioni, ci sono tuttavia due sorprendenti sviluppi che consentono di mantenere la speranza: a giugno, nonostante i timori provocati dalla situazione politica transalpina e in tutta la zona euro, l’indice di fiducia delle famiglie italiane e dei responsabili degli acquisti nel settore sono aumentati!

Piuttosto che sprofondare nel pessimismo, le imprese e i consumatori italiani sembrano preferire concentrarsi sui futuri tagli fiscali, che consentiranno loro di investire e spendere di più. Una situazione simile può essere osservata anche altrove, per esempio negli Stati Uniti, dove, nonostante le critiche internazionali, Donald Trump è acclamato da aziende e consumatori americani. Inoltre, bisogna rendersi conto del fatto che se l’Italia riducesse veramente le tasse sulle imprese, potrebbe danneggiare i concorrenti stranieri e in particolare quelli francesi, che soffrono di una pressione fiscale troppo forte.

Club Italie-France : Per 20 anni in Italia il reddito medio e la crescita non sono aumentati, il che ha portato alla creazione di un nuovo governo populista e piuttosto anti-europeo formato dalla Lega e dal M5S. Saranno in grado di fornire una risposta efficace alle aspettative degli italiani?

In effetti, negli ultimi vent’anni, l’Italia ha dovuto compiere notevoli sforzi, in particolare aumentando le sue entrate fiscali, ma soprattutto riducendo la spesa pubblica, il cui peso nel PIL è passato da un picco di 57,5 % nel 1993 a un minimo di circa il 46% dal 2000 al 2007, prima di stabilizzarsi intorno al 50% dal 2008 al 2016, e infine tornare al 48,6% nel 2017, 8 punti in meno rispetto alla Francia.

Sfortunatamente, anche questi sforzi hanno pesato negativamente sull’attività economica. Pertanto, dal 2002 al 2013, la variazione media annua del PIL italiano è stata pari a -0,2% (rispetto a una media dell’area dell’euro pari a + 0,9%). Come logica conseguenza di questo declino, il tasso di disoccupazione è tornato a salire, da un minimo del 6% nel 2007 ad oltre il 12% dal 2013 al 2015. Certo, dall’estate del 2015, la situazione è cambiata. Migliora, ma l’attuale livello del PIL italiano è ancora del 5,5% al ​​di sotto del suo livello pre-crisi (cioè il primo trimestre del 2008). Allo stesso tempo, nonostante un leggero calo, il tasso di disoccupazione rimane troppo elevato e rimane ancora dell’11% nel primo trimestre del 2018 (32,1% per quelli sotto i 25 anni).

In questo contesto, un forte calo delle tasse potrebbe invertire la tendenza. Ma attenzione, se la crescita non torna rapidamente verso il 3%, il deficit pubblico e il debito possono rapidamente aggravarsi, il che potrebbe alimentare l’aumento dei tassi di interesse delle obbligazioni e i tassi di credito per le imprese e le famiglie. Sviluppi che rallenterebbero l’attività, peggiorando così il deficit e i debiti … e il circolo deleterio continuerebbe.

Club Italie-France : Questa nuova coalizione prevede un esborso di bilancio di circa $ 100 miliardi tra reddito di cittadinanza, reddito minimo e garantito, flat tax (un’aliquota unica sul reddito). Esiste un rischio reale politico ed economico?

Marc Touati : Sfortunatamente sì, perché se come abbiamo appena detto, la crescita ricominciasse a scendere, in particolare a causa dell’aumento dei tassi di interesse obbligazionari, la disoccupazione riprenderebbe presto ad aumentare, aggravando le tensioni sociali ed economiche e generando una nuova crisi politica non solo in Italia, ma anche a livello dell’area dell’euro.

Per essere chiari: una nuova crisi italiana sarebbe molto più devastante delle molteplici crisi greche del 2010-2015. Non solo perché il PIL italiano rappresenta il 15,4% di quello della zona euro (contro  l’ 1,6% per Grecia), ma anche perché il debito pubblico italiano ha raggiunto i 2.263 miliardi di euro, contro i 356 miliardi di euro del debito della Grecia nel 2011 (e ancora oggi 317 miliardi). In altre parole: la zona euro come la conosciamo potrebbe vivere i suoi ultimi trimestri.

Club Italie-France : Il deprezzamento della moneta unica conferma le differenze economiche e finanziarie tra gli Stati Uniti e l’area dell’euro. Il terreno politico sta diventando sempre più favorevole al declino dell’euro / dollaro, che potrebbe portare benefici alla crescita. C’è una grave crisi politica riguardo all’uscita dall’euro reale? La zona euro potrà sopravvivere?

Marc Touati : La svalutazione dell’euro ovviamente apporterà un sostanziale sostegno alla crescita. Non dimentichiamo che quando l’euro / dollaro si deprezza del 10%, la crescita del PIL guadagna 0,5 punti. Ma attenzione, questi effetti benefici possono essere rapidamente cancellati in caso di una grave crisi politica nell’Unione Economica e Monetaria. Non dimentichiamo che quest’ultima rimane minacciata nella sua stessa esistenza fintanto che non diventerà una zona monetaria ottimale, vale a dire con una perfetta armonizzazione delle condizioni fiscali e regolamentari, un mercato del lavoro unificato e un bilancio federale, finanziato dagli “eurobonds”. Ma siamo molto lontani da questo.

Questa è davvero la principale differenza tra gli Stati Uniti e la zona euro: qualunque siano gli sviluppi finanziari, economici e geopolitici internazionali, è quasi certo che gli Stati Uniti d’America saranno ancora lì tra 50 anni, ma sfortunatamente, non possiamo dire lo stesso per l’area dell’euro, anche solo per il prossimo decennio …

Intervista a cura di Chloé Payer