CLUBIF INTERV IMG EV 3

Jean-Pierre Buffi

Club Italie-France : Come nasce la sua passione per l’architettura?

Jean-Pierre Buffi : Nato e vissuto a Firenze fino a 27 anni in un “villino”  del Centro Città  con vista diretta sulla Cupola del Brunelleschi a 500 metri di distanza, con vista ancora più spettacolare dal terrazzo sul tetto, all’interno della cerchia delle colline con vista a 360°. In più l’impianto architettonico della casa perfettamente palladiano ! È una famiglia di elevata cultura artistica ! Sono sicuramente qui in parte le radici del mio grande interesse per l’architettura…. rafforzato dal mio incontro a 17 anni con una figura mitica dell’architettura come Mies Van der Rohe all’Università di Chicago all’inizio degli anni sessanta.

Club Italie-France : Lei è italiano ma ha svolto la sua lunga e prestigiosa carriera in Francia. Può raccontarci del suo debutto professionale ?

Jean-Pierre Buffi : Sono arrivato a Parigi appena laureato in architettura grazie a un amico di famiglia  che mi ha procurato l’occasione di  lavorare nello studio di Jean Prouvé (grande ingegnere-architetto all’origine dell’invenzione del progetto Beaubourg di Piano e Rogers) poi nello studio e invitato a insegnare progettazione architettonica alla futura Ecole d’Architecture de la Villette à Paris. Ho fondato nello stesso periodo con una giovane architetto francese divenuta mia moglie lo studio di Architettura Buffi Associés.

Club Italie-France : Lei è il fondatore dello studio di architettura e urbanistica Buffi & Associés. Ha svolto importanti lavori tra cui “Les Collines de la Défense” (1991), “l’Université du Vaucluse” (1997), “le stade Vélodrome di Marsiglia” (1998), “l’école de médecine et pharmacie di Rouen” (1998), il coordinamento dei lavori del Parco Dora di Torino (2000) e la José Cabanis Media Library di Tolosa (2004). Quali sono i progetti che le hanno dato maggiore soddisfazione ?

Jean-Pierre Buffi : Le opportunità di fare progettazione professionale e insegnarla nello stesso tempo è apparso subito come un ottimo motore per evolvere nei due campi, lo scambio con gli studenti è un dare e avere (do ut des), e la politica dell’architettura dei concorsi pubblici in Francia come  una fantastica dinamica per i giovani studi che desiderano rinnovare  e reinventare il modo di fare architettura e ripensare  i principi di costruzione della città moderna con le nuove tecnologie e nuove regole più incitative che repressive,  tirando gli insegnamenti della storia e interpretando  il contesto fisico e ambientale  suggerisce nuove (forma urbane e del paesaggio. A Parigi sono arrivato  negli anni dell’effervescenza, l’insegnamento,  i concorsi soprattutto quelli pubblici a cui sono stato invitato (Ecole Nationale d’Art dans la ville Nouvelle de Cergy -Paris, Il Centro culturale Franco-Portoghese a Lisbona, ‘Università di Vaucluse in Avignone, il Museo Natale della Preistoria e la Grande Mediateca di Tolosa….) e privati ( le sedi di IBM del Nord a Lille ed Ovest a Bordeaux in Francia, l’ensemble terziario de la Tête Défense (la Grande Nef) intorno a  de l’Arche…

Nello stesso periodo sono stato chiamato per insegnare alla Graduate School of Design ad Harvard, e a  dei progetti a Dubai e d Abu- Dhabi…ed a progettare e coordinare l’intero Quartiere di Bercy Front de Parc secondo delle nuove regole urbano-architettoniche ispirate dai migliori principi della città costruita, dal Rinascimento, da Haussmann e dal razionalismo italiano,

L’Architettura italiana a sempre avuto un ascolto importante in Francia, storicamente, soprattutto il periodo del moderno razionalismo. Ed il fatto che in Italia non c’è mai stata una vera separazione tra architettura e urbanistica, gli architetti italiani sono sempre stati considerati come degli scenografi urbani, il progetto architettonico come una costruzione scenografica dello spazio pubblico. È chiaro che il mestiere dell’architetto che in Francia era sottomesso alla tradizione delle Belle Arti ha evoluto molto  grazie ai concorsi selettivi le cui scelte  hanno aperto le opportunità ai giovani , di sperimentare  secondo il nuovo insegnamento, dal 67/68 in poi, – a cui abbiamo molti di noi partecipato attivamente, e gli imprenditori hanno forse saputo più che in Italia cogliere le opportunità date dall’innovazione e dalla semplificazione delle regole burocratiche e tecnocratiche.

Club Italie-France : Nell’architettura e nel design, l’Italia e la Francia sono spesso protagonisti nel mondo. Quali sono secondo lei i punti in comune così come i tratti distintivi di questi due modi di concepire lo stile?

Jean-Pierre Buffi : I due Paesi hanno una forte creatività: la Francia ha più il senso dell’interesse pubblico che  dà spazio  agli architetti per  innovare e sperimentare grazie a regole  meno burocratiche e più essenziali, quindi più efficienti nella realizzazione di bei  progetti che offrono agli architetti più occasioni di costruire, con investitori più lungimiranti, più spesso pubblici, grandi assenti in Italia !

L’Italia é più presente nel Design grazie alla forza e alla presenza dell’industria-artigianato  e delle tecnologie innovative inventive, ma gli architetti hanno molte meno opportunità di realizzare e di costruire e quindi di emergere in modo esemplare  con delle belle referenze ! E’ spesso all’estero che brilla il genio italiano !!

Non è questione di stile ma di intelligenza e coraggio imprenditoriale che premia  l’investimento nella qualità e nella sostenibilità anche finanziaria piuttosto che premiare troppo spesso la facile convenzionalità senza visione innovativa, senza  prese di rischio, il che troppo spesso favorisce la mediocrità delle realizzazioni.

Club Italie-France : Come è evoluto il mestiere dell’architetto da quando ha iniziato lei ad oggi ?

Jean-Pierre Buffi : Più influenzato dall’economia, dal mercato, dal rendimento e dai costi costruzione e energetici, meno volontà di eccellenza, ma più innovazione nei materiali con le nuove regole energetiche e delle forme urbane più compatte e più accoglienti, più razionalità, meno sprechi nei sistemi costruttivi.

Club Italie-France : Quali sono i valori che dovrebbe rappresentare l’architettura? E qual è secondo lei l’architettura “ideale”?

Jean-Pierre Buffi : Non esiste un modello ma delle tendenze più o meno virtuose: l’ambizione che ogni progetto sia un tassello parte di un progresso umano,tecnologico, innovativo, che arricchisce la comunità nella sua storia il suo presente ed il suo futuro, nella sua qualità di vita. I valori incontestabili  sono di esigenza e di qualità  in tutte le fasi della progettazione e della realizzazione, senza compromessi deleteri.

Club Italie-France : Quali sono le maggiori sfide per gli architetti del 21 ° secolo e qual è il ruolo dell’architettura nella contemporaneità?

Jean-Pierre Buffi : Prendere parte attiva alla Progettazione e Realizzazione della Città Moderna  con esigenza e razionalità  difendendo i principi etici ed estetici ,  con visioni generose dello spazio pubblico e del paesaggio ,del loro uso, messi in scena con forza creativa  da delle architetture eccellenti, sostenibili nello spazio e nel tempo…

RIPRODUZIONE RISERVATA ©

PERSONALITA IMG EVIDENZA 1
Fondatore e Presidente di Buffi Associée
Milena Oppi - Team Club Italie-France
A cura di
Milena Oppi