Jean-Paul Enthoven - Personalità Club Italie-France

Jean-Paul Enthoven

Club Italie-France: Lei si è sempre occupato di letteratura, di idee e ideologie… Dopo aver ricoperto incarichi di rilievo al Nouvel Observateur, è diventato editore presso il gruppo Hachette dov’è stato il Direttore Editoriale presso le Editions Grasset… In seguito, è stato un noto critico letterario sulle colonne del settimanale Le Point, oltre a essere il “consigliere speciale” del suo direttore, Claude Imbert. Da allora, si è limitato a pubblicare rubriche periodiche e ha scelto di dedicarsi alla scrittura dei suoi romanzi e saggi. È evidente che i suoi interessi coprono un’ampia gamma di campi. Quali sono gli argomenti che la appassionano di più?

Jean-Paul Enthoven: In realtà, queste attività sono “diverse” solo in apparenza… Ciò che mi interessa, e mi appassiona tuttora, è il movimento generale delle idee e delle visioni del mondo, espresso tanto nelle filosofia che nella letteratura…

Club Italie-France: Lei ha scritto numerosi romanzi. Quale tra i suoi libri descrive meglio la sua storia personale e quale le piace di più?

Jean-Paul Enthoven: Nutro un grande affetto per ognuno dei miei libri, soprattutto i romanzi che, di volta in volta, raccontano una sequenza della mia vita… L’ultimo, Si le soleil s’en souvient, racconta la mia infanzia in Algeria, che era ancora francese, e sono felice che venga accolto così bene… Se dovessi sceglierne uno, però, il che mi sembra alquanto presuntuoso, sarebbe il mio primo libro pubblicato, Aurore, ambientato in Italia, sulla costiera amalfitana… Una storia d’amore, naturalmente… D’altronde, i romanzi, quelli che scrivo io e quelli che mi piacciono degli altri scrittori, i romanzi a mio modo di vedere, parlano quasi sempre, ed esclusivamente, d’amore…

Club Italie-France: Lei è nato in Algeria da una famiglia di origine ebraica: qual è il suo rapporto con l’identità ebraica?

Jean-Paul Enthoven: In effetti, sono nato in una famiglia di origine ebraico, ma radicalmente agnostica… La mia “identità” non deve nulla, o quasi, a questa origine… Non ho ricevuto alcuna educazione religiosa, anche se ho dedicato molto tempo e studio alla teologia e alla storia delle religioni… In parole semplici, mi sento ebreo solo quando il caso fa sì che io mi ritrovi in presenza di antisemiti – cosa che, ahimé, diventa sempre più frequente… In sostanza, questa era la tesi di Sartre nelle sue Riflessioni sulla questione ebraica: è l’antisemita che inventa l’ebreo… Senza gli antisemiti, avrei dimenticato da tempo di essere nato ebreo…

Club Italie-France: Come ha vissuto il pogrom del 7 ottobre e la reazione dello Stato di Israele?

Jean-Paul Enthoven: Ero inorridito, sopraffatto, affranto… Tanti orrori, tanto odio, mi hanno sconvolto… Ma c’è stata un’altra faccenda che mi ha stupito: la volontà quasi globale, nei giorni successivi al 7 ottobre, di dimenticare, di annullare, di cancellare ciò che era successo quel giorno… E sono stati tutti i discorsi che dicevano: «questo pogrom è orribile, va condannato, ma…» E, in questo “ma”, c’era qualcosa che fondamentalmente diceva: «Israele se l’è cercata»… Per quanto riguarda la reazione dello Stato di Israele, la questione è un’altra… Sono uno di quelli che crede che il conflitto in Medio Oriente possa essere risolto solo con la coesistenza di due Stati, palestinese e israeliano – ma credo anche che Israele abbia il diritto di difendersi… Detto ciò, trovo intollerabile ogni morte a Gaza, soprattutto se ricordiamo che questi sfortunati gazesi vengono usati come scudo dai dignitari di Hamas. Non dimentichiamo assolutamente la tragica sorte degli ostaggi, il cui calvario non oso immaginare… Ma che le cose siano chiare: per me Hamas, in quanto organizzazione terroristica, va eliminata. Finché tale risultato non sarà raggiunto, non avrebbe alcun senso chiedere una “tregua”, che di fatto finirebbe per dare la vittoria ai terroristi…

Club Italie-France: Uno degli aspetti più aberranti e sordidi del terribile attentato del 7 ottobre è stato l’odio dilagante nei confronti degli ebrei espresso da una parte dell’élite mondiale (politica, accademica e artistica). Dagli Stati Uniti all’Europa si è sviluppata una sorta di caccia alle streghe fatta di insulti e aggressioni che ricordano le pagine più buie della storia. Come pensa che si sia arrivati a questa situazione?

Jean-Paul Enthoven: Gli ebrei sono sempre stati il capro espiatorio ideale, sa… e lo sono stati per secoli, se non millenni… Perché? Senza dubbio perché l’ebreo, in quanto tale, è indefinibile, e ha il profilo perfetto per essere la causa delle disgrazie di questo o quel gruppo umano… La recente ideologia “progressista” ha deciso, attraverso una prodigiosa inversione di valori, che la vittima di ieri è diventata il carnefice di oggi, il che non ha senso, a meno che non si sottoscriva il “wokismo” e le teorie decoloniali che, appunto, servono da credo agli studenti anglosassoni e a certe “élite” occidentali. Dobbiamo ammettere che, da questo punto di vista, la trappola tesa da Hamas ha funzionato…

Club Italie-France: Lei è un uomo molto colto. Che ruolo dovrebbe ricoprire la cultura in un mondo dove l’ignoranza prevalente ha raggiunto livelli preoccupanti?

Jean-Paul Enthoven: L’alto livello di cultura che regnava nella Repubblica di Weimar non ha impedito l’ascesa del nazismo… Per non parlare dell’alto livello di cultura raggiunto dall’Iran o la Russia prima che i popoli di queste due grandi nazioni acconsentissero o si sottomettessero alla barbarie dei loro leader. Credo quindi che oggi sia necessaria riflettere in modo diverso sul rapporto tra “cultura” e “decivilizzazione.”

Club Italie-France: Sulla scena internazionale, Parigi occupa decisamente la posizione privilegiata di “capitale culturale”. Intellettuali, scrittori, artisti… Ognuno di loro considera Parigi come punto per conoscere grandi personalità con le quali conversare… Tuttavia, negli ultimi anni, abbiamo assistito a un cambiamento radicale dovuto a forti ideologie di origine americana quali il “wokismo” e la “Cancel culture”, che hanno trasformato il dibattito pubblico in un’arena dove la discussione ha preso il sopravvento sul confronto. Com’è stato possibile tutto questo?

Jean-Paul Enthoven: Per fortuna, il “wokismo” e la “cancel culture” non stanno ancora, o almeno del tutto, dilagando nella società francese… E penso che la società francese abbia gli “anticorpi” che, col tempo, saranno in grado di neutralizzare tale pericolo… Ma bisogna essere cauti finché l’ideologia farà della “vittima”, chiunque essa sia, il vero eroe del nostro tempo… A questo proposito, mi ritorna in mente la parola così azzeccata di Pasolini secondo cui «il fascismo tornerà, [ma] si chiamerà antifascismo»…

Club Italie-France: Lei nutre un grande amore per l’arte e la bellezza. Qual è il suo rapporto con l’Italia? Un paese così ricco di storia e di bellezza?

Jean-Paul Enthoven: L’Italia è sempre stata la mia seconda patria. Mi capita addirittura di desiderare che la Francia sia popolata da italiani, o se preferisce, di francesi riprogrammati con il buon umore italiano… Tanto è vero che ogni mio romanzo, finora, ha l’Italia che fa da sfondo… Inoltre, in quanto stendhaliano nell’indole, mi sono sempre nutrito della bellezza italiana… Una confidenza: la donna della mia vita è italiana… Viene da Montepulciano, in Toscana, dove un giorno, il più tardi possibile, sarò sepolto anch’io… È tutto dire…

Club Italie-France: Quali scrittori o artisti italiani l’hanno ispirata e che apprezza particolarmente?

Jean-Paul Enthoven: Io venero gli artisti, i pittori o gli scultori che hanno concepito e creato gli splendori di Roma, Firenze, Venezia… Senza di essi, la mia vita sarebbe più insipida… Ma non mi sembra affatto di essere originale nel dirlo  poiché, salvo qualche bruto, tutti sanno che l’Italia è una fonte sterminata di bellezza… Ciò che posso dire è che, in letteratura, oltre alla mia passione per Buzzati, Calvino, Goldoni, Malaparte e tanti altri, sono incapace di impostare uno sfondo romanzesco senza che vi si faccia strada un pezzo di Roma o della Toscana… L’Italia, le assicuro, è lo scenografo principale dei miei libri… Il mio italiano preferito? Giacomo Casanova, ovviamente… Ma, per una prodigiosa coincidenza di cui sono felice, questo magnifico italiano aveva scelto di scrivere le sue Memorie in francese… Pertanto, amando lui, amo i due paesi che mi hanno reso ciò che sono.

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Intervista del

25 Marzo

Informazioni

Scrittore, editore e critico letterario
Jean-Paul Enthoven ha pubblicato cinque romanzi presso Grasset: Aurore, Ce que nous avons eu de meilleur, L’hypothèse des sentiments, Ce qui plaisait à Blanche, e, più di recente, Si le soleil s’en souvient. Inoltre, è autore di quattro saggi: Les enfants de Saturne (Prix Valery Larbaud), La dernière femme, Lignes de vie, e il Dictionnaire amoureux de Marcel Proust, che ottenne il Prix Fémina. Dopo essere stato responsabile della sezione «Idées», presso il Nouvel Observateur, è diventato editore presso Hachette, quindi Direttore Editoriale delle Editions Grasset fino al 2018 pubblicando al contempo rubriche letterarie su diverse riviste e soprattutto sul settimanale Le Point.
Club Italie-France: Affaires Internationales - Tiziana Della Rocca - Team
A cura di
Tiziana Della Rocca