Club Italie-France: Gabriella Bascelli

Gabriella Bascelli

Club Italie-France: È il 2000, ed avviene qualcosa che non doveva accadere. A seguito di una sparatoria tra bande all’uscita di una discoteca in Sud Africa, viene ferita all’altezza del femore da un proiettile. Cosa può raccontarci di quel terribile avvenimento?

Gabriella Bascelli: Non è una sera che mi piace ricordare, ero uscita per festeggiare la medaglia di argento presa ai mondiali juniores e volevo soltanto divertirmi con i miei amici perché non uscivo mai. Stava arrivando una mia amica ed ero scesa per aspettarla all’ingresso del locale. In attesa del suo arrivo, arrivò un’altra macchina che iniziò a sparare (un po’ come le scene di “drive-by” nei film americani). Tutto quello che ho sentito era il rumore delle pistole e i 2 buttafuori che urlavano “scappate stanno sparando!” Ero confusa, non capivo cosa mi succedeva intorno e provai a correre verso l’interno del locale, fu in quel momento che caddi a terrà. All’improvviso ci fu un silenzio mortale, e poi sentii la voce di tantissime persone. Si circondarono intorno a me provando a consolarmi ma non volli sentire nulla. Chiesi a loro, “mi hanno sparato”, sentii bruciore all’altezza dell’addome e non riuscii ad alzarmi, inizia a vedere anche tracce di sangue per terra. Mi risposero che andò tutto bene e stette arrivando l’ambulanza più volte finche non urlai, “mi hanno sparato si o no??” Una ragazza mi rispose, “si”. Chiesi alla ragazza di prestarmi il suo telefonino e chiamai mia mamma che dormì già da 2 ore. “Mamma scusa se ti sveglio, sono Gabriella e sono a Bourbon Street, mi hanno appena sparato e penso che stia per morire per cui sbrigati ad arrivare che ti voglio salutare prima di chiudere gli occhi per sempre.” Ovviamente potete immaginare la reazione di una madre che riceve una telefonata del genere, per niente romantica a dire il meno. Pochi minuti dopo arrivò mio fratello che fu informato da mio papà e mi portò in ospedale in quanto l’ambulanza non arrivava. Mio fratello litigò con la polizia perché non mi dovette spostare nel caso in cui morii. Il corpo dovette rimanere intoccato per poter tracciare il gesso intorno. Ovviamente, anche la sua reazione non fu molto diplomatico e mi prese e mi portò in ospedale. Purtroppo non riuscii a ringraziarlo perché fu ucciso un mese dopo cercando di rubargli l’auto. In ospedale fu operata ben 2 volte, una volta per ricucire le ferite e la seconda per togliere i frammenti dell’osso della testa del femore e il proiettile 9mm. A seguito della seconda operazione morii, i dottori all’ultimo tentativo riuscirono a riportarmi in vita. Ciò nonostante mi dissero che non avrei mai più potuto remare, di dimenticare ogni sogno delle olimpiadi e che sarebbe già stato tanto se riuscii a camminare nuovamente.

Club Italie-France: Nonostante i responsi negativi dei medici, Lei tornò alle gare. Qual è il segreto di questa tenacia, di questa forza interiore?

Gabriella Bascelli: Non credo che sia un segreto che sono una donna molto testarda  Sono stata cresciuta in un’ambiente e in una famiglia che mi ha sempre insegnato, “if there’s a will, there’s a way”. La volontà ce l’avevo, dovevo solo cercare il modo. Ho iniziato cambiando dottore e poi trasferendomi in Italia dove ho potuto allenarmi tutti i giorni sotto la sorveglianza e cura della Federazione Italiana di Canottaggio e il CONI. I medici sportivi in Italia sono all’avanguardia e mi hanno seguito aiutandomi a riprendere la forza fisica e consigliandomi fino ad arrivare ai Giochi Olimpici di Atene 2004.

Club Italie-France: Infatti nel 2001 si trasferisce in Italia. Cosa Le piace di più del Bel Paese? 

Gabriella Bascelli: Tutto, ho avuto la possibilità, grazie al canottaggio, di conoscere tanti laghi, mari e di conseguenza città ed usanze in Italia. La cosa che più mi piace è che ogni citta è unica nella sua diversità, si può imparare tantissimo da una paesino piccolino come da una grande citta metropolitana. Le abitudini, modi di dire, dialetti, piatti tipici, musica, cultura e altre caratteristiche degli abitanti è capire veramente l’Italia come paese e soprattutto come popolo. Mio suocero mi diceva che una vita non bastava per scoprire Roma, non oso a pensare quante vite ce ne vogliono per scoprire tutta l’Italia. Anche se mantengo il mio accento Sud Africano, mi sento Italiana in tutto e per tutto e sono davvero fortunata che sono considerata tale, non potevo scegliere un paese migliore.

Club Italie-France: Nel 2002 vince il bronzo nel 2 di coppia ai Mondiali di Siviglia insieme a Elisabetta Sancassani, chiudendo dietro alla coppia neozelandese e a quella russa. Qual è il ricordo più nitido di quella medaglia di bronzo?

Gabriella Bascelli: Riguarda le quasi 8 minuti della gara in sé, non ricordo nulla pur avendo rivisto il video decine di volte. L’unica cosa che ricordo è che a circa 1000m gridò “Dai Betta” per motivarci. Alla fine della gara chiesi a Betta, “che è successo?” vidi il pubblico italiano sventolare la bandiera tricolore e due atleti della nazionale si tuffarono in acqua e nuotarono verso la nostra imbarcazione. Fu in quel momento che ci rendemmo conto del traguardo impensabile, e fino a quel momento impossibile, da raggiungere. Fummo incredule dell’impresa ma allo stesso tempo la gioia inizio a nascondere il dolore e la fatica della gara.

Club Italie-France: Poi arrivano i primi Giochi olimpici, Atene 2004. Quali ricordi di quell’esperienza?

Gabriella Bascelli: Il primo olimpiade dove nacquero le olimpiadi?! Non può essere vero, invece si, era un segnale, era il motivo che sono stata regalata un’altra possibilità. I giochi in sé furono bellissimi e un’esperienza indimenticabile, un’esperienza che auguro a tutti/e. Le gare invece sono state molto difficili e purtroppo i risultati non furono quelli che ci si aspettava. La stanchezza, lo stress, le aspettative furono troppo. Arrivammo comunque ottave ma perdemmo anima e ci dividemmo come compagne di barca per sempre.

Club Italie-France: In seguito, altro episodio negativo, che avrebbe distrutto chiunque. Nel 2007 è coinvolta in un incidente stradale, che la costringe per diverso tempo alla sedia a rotelle. Com’è riuscita a tornare alle gare senza alcun indugio?

Gabriella Bascelli: Senza alcun indugio non direi. Quell’anno andavo veramente forte, per la prima volta in tanti anni i miei allenatori hanno rivisto la Gabriella quella che hanno conosciuto nel 1999. Tiravo dei tempi record e la barca volava. La cosa peggiore di tutto questo non fu l’incidente che mi fermò, ma ciò che è successo la sera prima che portò alla mia deconcentrazione durante la guida. Fu vittima di una violenza e non riuscii a non pensarci mentre guidò. Tornai in ospedale per 2 mesi, persi il tensore della fascia lata e rimassi in una sedia a rotelle. Provai quanto meno a finire qualche esame e studiare visto che non potetti fare nulla. Quando uscii, andò ad allenarmi con la squadra nazionale un mese prima delle qualificazioni ma non riuscii a qualificarmi, arrivai 10° e dovetti arrivare 9° per qualificarmi. Fu molto delusa, sentii un fallimento e che non ebbi più motivo per vivere.

Club Italie-France: Quanto è stata importante e come è stata eseguita la riabilitazione sportiva in merito?

Gabriella Bascelli: Senza riabilitazione non avrei potuto recuperare la muscolatura per camminare figuriamoci remare. E’ stata molto lunga, noiosa, faticosa ma alla fine ha prodotto i risultati. Purtroppo non erano solo gli incidenti alla gamba che mi pesavano ma anche le tre ernie del disco che avevo e ho tutt’ora. Ho operato L3/L4 ben due volte perché la prima volta il chirurgo non ha ricucito bene il disco e la perdità di liquido si è calcificato creando un nuovo oggetto che perforava il mio nervo sciatico e se il secondo chirurgo non si fosse accorto sarei rimasta in una sedia a rotelle definitivamente paralizzata dal bacino in giù. È stata la riabilitazione continua che mi ha tenuto sia in piedi sia in condizioni di allenarmi e gareggiare anche se spesso entravo la gara con punture di muscoril e voltaren e durante gli allenamenti andavo avanti con anti-dolorifici e cortisone.

Club Italie-France: Ritornata in attività, partecipa alle Olimpiadi di Pechino 2008, stavolta nel singolo. Che sensazioni dà partecipare alle Olimpiadi, e nello specifico cosa ha potuto riportare con sé da quest’esperienza?

Gabriella Bascelli: Come raccontavo prima, la vita per me aveva voltato le spalle, non avevo nessuno, ero completamente da sola, sono rimasta in ospedale la seconda volta completamente sola tranne per i rappresentanti della Federazione che venivano a trovarmi. Mia famiglia era e vive tutt’ora in Sud Africa e non volevo che si preoccupassero per me per cui non avevo detto nulla a loro. Dopo le qualificazioni ho raccontato tutto e mia famiglia i è stata molto vicina, mi ha ricordato gli insegnamenti e soprattutto il loro amore e questo mi ha aiutato a qualificarmi durante l’ultima possibilità dei ripeschaggi in Polonia 2008, dove c’era anche mia mamma a tifarmi. Arrivare a Pechino è stata nuovamente un traguardo unico, nessuna donna in Italia ha mai qualificato il singolo per le Olimpiadi, sono stata la prima. Nello specifico posso dire che solo la mia determinazione e pelle spessa mi ha portato a raggiungere questo risultato. Era un miracolo. Le critiche, i momenti per buttarmi giù (“kick me when I was down” come si dice in Sud Africa) non mancavano. Ero diventata una barzelletta, avevo sempre qualcosa o mi succedeva sempre qualcosa, a dire il vero, non potevo nemmeno darli torto, era vero. Dovevo reagire e nessuno lo avrebbe fatto per me, solo io potevo decidere il mio destino. Questo è quello che mi sono portata via da Pechino, una nuova persona, una persona che poteva fare di più credendoci.  

Club Italie-France: Poi i successi Europei (Atene 2008, Brest 2009, Varese 2012). Quale la medaglia più bella, e perché?

Gabriella Bascelli: È strana ma anche se la medaglia più importante era quella di Brest (l’oro) per me la medaglia più importante era quella argento di Varese. Questo perché abbiamo costruito un vero equipaggio, non abbiamo vinto la medaglia perché eravamo solo brave, l’abbiamo vinto perché abbiamo costruito una fiducia ed amicizia sincera e vera fra noi, ci credevamo una nell’altra, sapevamo che nonostante il dolore, nonostante la fatica, nessuna di noi avrebbe mollato nemmeno una pallata, quella gara, quella medaglia l’ho vinta per le altre 8 persone in quella barca, proprio come loro hanno vinto quella medaglia per me e le altre ragazze in quella imbarcazione. Abbiamo vinto insieme, abbiamo dimostrato che l’amicizia, la fiducia, la determinazione e l’allenamento insieme poteva superare anche gli aspetti fisici. Tengo a dire che l’otto che ha vinto ha vinto anche la medaglia nell’otto pesi massimi alle olimpiadi di Londra un mese prima, alcune delle ragazze nell’otto nostro erano pesi leggeri. Io sarò eternamente grata a queste 8 ragazze perché anche alla fine della mia carriera, mi hanno insegnato e ricordato i veri valori dello sport e questo non ha prezzo.

Club Italie-France: Che consigli potrebbe a chi vuole avvicinarsi al mondo dello Sport, e più nello specifico al mondo del canottaggio?

Gabriella Bascelli: Il consiglio che do è un consiglio che vale per qualsiasi sport, non solo canottaggio, siate voi i giudici del vostro destino, se ci crete potete farcela. Il mondo, purtroppo, può essere cattivo ma se e/o quando succede dovete ricordare chi siete voi e quali sono i vostri sogni.

RIPRODUZIONE RISERVATA ©

Intervista del

4 Dicembre

Informazioni

Atleta olimpionica
Olimpionica nel canottaggio, presidente della Fondazione S.S. Lazio 1900, promuove integrazione sociale attraverso lo sport.
Giovanni D’Avanzo - Club Italie-France - Team
A cura di
Giovanni D'Avanzo