Club Italie-France: Carlo Rovelli

Carlo Rovelli

Club Italie-France : Perché era così difficile per Galileo convincere i più grandi studiosi del suo tempo a guardare attraverso il suo telescopio? Nella grande avventura dell’umanità alla scoperta del cielo stellato, persino gli eruditi hanno talvolta avuto paura di vedere oltre l’orizzonte, perché sapevano forse che, voltandosi indietro, non sarebbero più potuti tornare a guardare il mondo attorno a loro con gli stessi occhi di sempre. Nel suo ultimo libro “Buchi Bianchi”, lei cerca di portare i suoi lettori oltre l’orizzonte più impenetrabile che oggi conosciamo, l’orizzonte di un buco nero: con che occhi si augura che tornino a guardarsi intorno dopo questo viaggio?

Carlo Rovelli : Le cose non sono mai facili, e al bordo di quanto sappiamo c’è sempre molta incertezza.  Molti degli eruditi hanno guardato attraverso il telescopio di Galileo, ma chiunque abbia provato ad usare un piccolo telescopio a casa sua sa bene che le immagini sono confuse, difficili da discernere, le lenti creano distorsioni, eccetera.  Al tempo di Galileo l’ottica delle lenti era tutt’altro che chiara e non era sciocco avere dubbi sull’affidabilità delle mirabolanti affermazioni di Galileo sull’universo. Ovviamente c’è anche chi preferisce non guardare avanti, gli esseri umani sono di tutti i tipi, ma c’è anche sempre chi non ha paura di scoprire il nuovo. Alla fine, Galileo ha convinto tutti.
Il mio libro si rivolge sia a chi non si occupa di scienza, sia a chi si occupa specificatamente di buchi neri. Mi auguro che i primi ne traggano il senso di meraviglia, stranezza e profonda differenza rispetto alla nostra esperienza quotidiana con lo spazio e il tempo, che questi strani oggetti ispirano. E i secondi ne traggano diverse idee specifiche ed abbandonino alcune concezioni che credo siano fuorvianti.

Club Italie-France : Ma mentre i colleghi di Galileo rimangono esitanti, i suoi lettori la seguono con entusiasmo in questi viaggi al di là dell’immaginazione, eppure di un’estrema precisione scientifica. Buchi bianchi è forse il suo più audace esperimento di pensiero per il grande pubblico, ma già da anni i suoi libri, tra ricerca e divulgazione, mostrano come la ricerca scientifica possa essere fonte di bellezza e di innumerevoli storie che vale la pena far crescere e condividere. Come immagina una cultura della scienza, più viva forse e più profonda di quella che oggi conosciamo, e cosa potrebbe permetterle di superare gli orizzonti dei musei e dei laboratori?

Carlo Rovelli : Non posso certo paragonarmi a Galileo! Ci mancherebbe! Ma anche Galileo aveva lettori entusiasti, e molti, sia nei circoli scientifici, sia fra il pubblico colto in generale. Anche quando è stato confinato ad Arcetri, i suoi scritti venivano avidamente attesi in tutta Europa. Si, Buchi Bianchi è un po’ la scommessa che la complessità, la bellezza e anche le incertezze di una ricerca come questa al bordo del nostro sapere possa essere raccontata a tutti.
Credo che per prima cosa per una nuova cultura scientifica bisognerebbe fare cadere la separazione stretta fra l’insegnamento delle scienze e il resto. Vedere di più il sapere scientifico come una parte integrante e integrata nella nostra cultura. Quando sono arrivato in Francia ho creato un nuovo corso all’università, aperto a studenti di materie scientifiche e non, su argomenti di storia della scienza. L’idea era di mostrare agli studenti di scienze come lo sviluppo della scienza sia stato parte della storia generale del pensiero e mostrare agli altri studenti come non si possa prescindere dal sapere scientifico che abbiamo.

Club Italie-France : L’Italia è un museo a cielo aperto, è questo che si dice di noi; ma è in Francia che lei è venuto per trovare il suo laboratorio di ricerca. Nei prossimi giorni sarà a Parigi per parlare di relazioni, di altri modi di vedere le cose, e del costante e dinamico formicolare di interazioni tra di esse. Come direbbe che ciascuno di questi Paesi, con la sua cultura, la sua storia, e il suo attuale rapporto con la scienza, ha influenzato il suo personale modo di vedere il mondo, e di vederlo cambiare? Ci sono cambiamenti che anche questi Paesi secondo lei dovrebbero intraprendere, per continuare a essere non solo il luogo in cui nascono ma anche il luogo in cui crescono giovani menti?

Carlo Rovelli : L’educazione in Italia ha il pregio raro, forse solo in comune con paesi di lingua tedesca, di offrire una maggiore vastità di orizzonti culturali. Questo dipende in parte dallo storicismo che ha informato la storia della cultura italiana e la formazione della scuola, sia nella cultura cattolica (Crociana) sia in quella progressista (Marxista). L’approccio storico, che non è seguito in altri paesi, permette una ricchezza culturale e una capacità di vedere i problemi dall’ato che altri sistemi educativi non offrono. Dall’altro lato, l’educazione italiana ha più rigidità di quella anglosassone e spinge meno alla precisione e alla critica. Quello che farebbe bene a tutti è, come sempre, imparare gli uni dagli altri.
C’è un aspetto dell’educazione che penso abbia avuto una forte evoluzione negativa negli ultimi anni: la formazione è sempre più mirata ad obiettivi specifici. L’utilità passa davanti alla cultura. Questo non è solo vero per le formazioni che mirano a creare figure professionali, ma anche per l’educazione più mirata a formare intellettuali, e questo mi sembra pessimo. I giovani sono spinti subito a pubblicare, fare un conto preciso, scrivere un articolo nuovo, invece che prendere il tempo per leggere, studiare a fondo un campo del sapere, riflettere. Questo isterilisce. Si impara davvero perdendo tempo, sprecando tempo, lasciandosi portare dalla curiosità e dai pensieri… Così, io penso, si costruisce il nuovo…

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Intervista del

9 Gennaio

Informazioni

Fisico teorico contemporaneo
Carlo Rovelli, rinomato fisico teorico contemporaneo, comunica la complessa fisica con accessibilità e coinvolgimento nei suoi libri tradotti in 41 lingue, unendo precisione scientifica e poesia per ispirare una visione celestiale del mondo.
Club Italie France - team - chiara marcoccia
A cura di
Chiara Marcoccia