Clarisse Reille
Club Italie-France: Negli ultimi anni, l’industria della moda ha conosciuto trasformazioni profonde: secondo lei, assistiamo a una crisi congiunturale o a una mutazione strutturale del modello?
Clarisse Reille: Si tratta di una mutazione strutturale e profonda. Le ricette che hanno alimentato la crescita del settore per tre decenni non funzionano più: né i modelli di comunicazione, né i ritmi di produzione, né il modo in cui i brand costruiscono la propria desiderabilità. I clienti si aspettano altro dalle marche: senso, coerenza e un’autenticità reale, che non si può imporre per decreto. A ciò si aggiunge l’impatto dell’intelligenza artificiale, che sta trasformando simultaneamente tutto: l’organizzazione interna, la comunicazione e il rapporto con il pubblico. Non siamo in una fase di aggiustamento: stiamo cambiando epoca.
Club Italie-France: Quali saranno, secondo lei, i tre fattori determinanti per i leader del settore nei prossimi dieci anni?
Clarisse Reille: Tre fattori mi sembrano decisivi. Il primo è l’incarnazione del brand, supportata da un’autenticità reale: non una narrazione costruita, ma una coerenza che i clienti percepiscano e riconoscano. Il secondo è la curiosità unita all’agilità: in un mondo che si trasforma incessantemente, segnato da disruption brutali, i leader di domani saranno coloro che sapranno imparare velocemente, ma soprattutto “disimparare” ancora più in fretta per mantenere la rotta nell’incertezza. Il terzo, forse il più sottovalutato, è la valorizzazione del fattore umano, sia verso i dipendenti che verso i clienti. Un brand che ignora le proprie squadre, o che considera i clienti solo come “target da convertire”, non reggerà il prossimo decennio.
Club Italie-France: La nozione di “valore” nella moda evolve: come si ridefinisce oggi tra prezzo, qualità, immagine e durabilità?
Clarisse Reille: Siamo tutti assediati da sollecitazioni digitali costanti. In questo baccano, il valore non può più poggiare su un unico criterio: deve ancorarsi a più pilastri solidi. Il rapporto qualità-prezzo resta fondamentale, è la base stessa della fiducia. Tuttavia, l’immagine — nel senso in cui l’ha praticata a lungo l’industria — sta scomparendo. Oggi conta anzitutto il legame che i brand sanno tessere con le loro comunità, oltre i codici classici della comunicazione. Questo parametro assumerà un’importanza crescente, spinto dall’aspirazione dei consumatori a esperienze reali e dall’irrompere di una vera economia dei contenuti, che ridisegna il rapporto brand-pubblico. Quanto alla durabilità, termine polimorfo, essa ritroverà senso solo attraverso la tracciabilità e una trasparenza reale.
Club Italie-France: In un contesto di concorrenza internazionale sempre più forte, l’Europa può ancora rivendicare una forma di sovranità industriale nella moda?
Clarisse Reille: Ne sono profondamente convinta. L’Europa — e in particolare l’Italia e la Francia — incarna un’altra visione della moda. Una moda ancorata nella cultura: l’arte, la storia, l’artigianato e il pensiero. Una moda singolare e creativa, che non confonde la tendenza con la creazione. I nostri savoir-faire restano rispettati e desiderati ovunque: è questa la nostra carta per il futuro. Non dimentichiamo mai che l’abito è un simbolo forte della nostra umanità e del nostro legame con il mondo. Su questo terreno, l’Europa ha non solo una legittimità storica, ma una responsabilità: quella di non lasciare che la moda si riduca a un flusso di oggetti intercambiabili.
Club Italie-France: Come interpreta l’ascesa di nuovi attori internazionali — in particolare asiatici — nei segmenti di mercato medio e alto di gamma, e quali implicazioni intravede per gli equilibri competitivi globali?
Clarisse Reille: Sono convinta che i nostri governi e l’Unione Europea debbano comprendere molto più rapidamente la posta in gioco e implementare regolamentazioni estremamente severe. Non possiamo accettare imprese che praticano la contraffazione su larga scala, che non creano alcun valore aggiunto per le comunità locali e che rendono i propri clienti dipendenti da modelli insostenibili. Non si tratta di protezionismo, ma di un’esigenza di coerenza e di lotta contro la concorrenza sleale nell’era dell’IA.
Club Italie-France: La delocalizzazione è stata per lungo tempo una leva chiave di competitività: rappresenta ancora oggi un vantaggio strategico o sta progressivamente trasformandosi in una fonte di vulnerabilità?
Clarisse Reille: La sicurezza delle catene di approvvigionamento è diventata un tema strategico di primo piano. Troppi brand non misurano realmente l’impatto che una rottura logistica può avere sulla loro redditività, finché non accade. La via più saggia passa per un mix organizzato tra produzione locale e internazionale. Se l’Europa riuscisse a giocare collettivamente, sarebbe l’ideale: un partenariato trasparente tra l’Italia, grande potenza manifatturiera, la Francia, che dispone di savoir-faire d’eccellenza, e i paesi dell’Europa orientale. Potremmo anche mobilitare una solidarietà più attiva con l’arco mediterraneo. Ma ciò non può essere fatto “colpo su colpo”: presuppone una visione strategica e sistemi flessibili pensati sul lungo periodo. Ed è proprio ciò che manca oggi.
Club Italie-France: Quale ruolo strategico può svolgere l’asse franco-italiano nel rafforzamento della filiera moda europea?
Clarisse Reille: L’Italia e la Francia condividono una visione rara: quella di una moda ancorata nella creazione e nella cultura. I due Paesi portano avanti anche un’esigenza etica forte, sia umana che ambientale. Esistono già numerosi rapporti, ma bisogna andare oltre: moltiplicare gli incontri, strutturare gli scambi e promuovere insieme un progetto ambizioso su scala europea basato su cinque parole d’ordine: creazione, cultura, singolarità, savoir-faire e durabilità. A mio avviso, è l’asse più credibile per difendere una via alternativa.
Club Italie-France: La filiera moda europea è ancora sufficientemente integrata per competere su scala globale?
Clarisse Reille: La frammentazione è purtroppo già una realtà avanzata, non un rischio futuro. Le tensioni sulle catene logistiche degli ultimi anni devono spingere la filiera a dotarsi di una visione più integrata, modulare e flessibile piuttosto che monolitica. L’obiettivo non è reverticalizzare tutto, ma costruire dipendenze scelte, identificate e monitorabili. Per molti attori, si impone un vero cambio di paradigma.
Club Italie-France: In che modo le PMI della filiera possono preservare la propria competitività di fronte alla concentrazione dei grandi gruppi internazionali?
Clarisse Reille: Le PMI non possono ovviamente competere sulla stessa scacchiera dei grandi gruppi, ma dispongono di vantaggi preziosi. Oggi le marche non devono più pensare solo al prodotto tangibile: sono esse stesse “il prodotto”, intese come entità immateriali. Le leve a loro disposizione sono la singolarità e l’autenticità, basi di una vera comunità. È necessario instaurare legami forti tramite eventi fisici e digitali curati, mostrare il making-of, rendere leggibile il processo creativo e collaborare con realtà provenienti da universi diversi dalla moda. In questi interstizi si costruiscono comunità solide.
Club Italie-France: In che misura l’innovazione tecnologica sta realmente trasformando i modi di produzione?
Clarisse Reille: Al momento, i materiali restano in gran parte classici. L’innovazione tecnologica si sta dispiegando in altre direzioni. Il digitale gioca un ruolo maggiore perché è polimorfo: permette di tracciare i prodotti per offrire trasparenza, aumenta l’efficacia interna delle imprese e diventa uno strumento creativo per connettersi con le comunità. Un campo ancora agli inizi ma che merita attenzione è la trasformazione dei capi usati: un settore considerevole, ma oggi presidiato da attori esterni alla filiera perché richiede investimenti molto potenti.
Club Italie-France: Il lusso continua a trainare la crescita economica: è una forza propulsiva o rappresenta un rischio di polarizzazione del mercato?
Clarisse Reille: Rallegriamoci di ospitare, in Francia e in Italia, i più grandi marchi di lusso al mondo. È un vantaggio straordinario. Tuttavia, non dobbiamo opporre i segmenti: sono convinta che ci sia spazio per un mercato di fascia media rinnovato, capace di coniugare un rapporto qualità-prezzo esigente con una firma identitaria forte. Sebbene la competizione sul segmento accessibile sia rude, esistono realtà che dimostrano come si possa avere successo mantenendo una vera identità e un rapporto autentico con il cliente.
Club Italie-France: Come stanno evolvendo i comportamenti dei consumatori delle giovani generazioni (Gen Z e Gen Alpha)?
Clarisse Reille: L’evoluzione più interessante va contro i luoghi comuni. Nelle giovani generazioni si percepisce nettamente l’aspirazione a ritrovare il legame umano in relazioni diventate troppo digitali. C’è persino una forma di nostalgia per il mondo analogico: per la materialità, la lentezza, la consistenza delle cose. Sono nativi digitali che hanno misurato i limiti del digitale dall’interno. Questo è un segnale forte per la moda, che può offrire proprio questa dimensione materiale e sensoriale.
Club Italie-France: Quali saranno, nei prossimi anni, le competenze chiave per i mestieri della moda e del lusso?
Clarisse Reille: Le competenze chiave delineano un profilo esigente: apertura, agilità, curiosità; una conoscenza approfondita della tecnologia unita al rispetto dei savoir-faire produttivi; la capacità di collaborare oltre il proprio ambito e, infine, l’amore autentico per i propri clienti.
Club Italie-France: Il sistema di formazione europeo è oggi adeguato ai bisogni dell’industria?
Clarisse Reille: Per la creazione e il management il sistema è solido, specialmente in Italia e in Francia. Per quanto riguarda la confezione e la fabbricazione, la mia impressione è che le formazioni restino troppo classiche. Dovrebbero aprirsi maggiormente all’innovazione tecnologica e alla relazione con il cliente. È un cantiere che meriterebbe una vera riflessione su scala europea.
Club Italie-France: Come preservare il savoir-faire artigianale accompagnando l’innovazione tecnologica?
Clarisse Reille: Non c’è opposizione assoluta tra artigianalità e innovazione. I savoir-faire possono essere valorizzati dall’integrazione della tecnologia negli atelier: non per sostituire il gesto essenziale, che resta irripetibile, ma per semplificare le operazioni e renderle più visibili, favorendo lo sviluppo di nuove competenze.
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Direttrice del DEFI, il comitato professionale di Sviluppo Economico del settore tessile. È anche presidente del GEF “Grandes Ecoles au Féminin”, una rete di 45.000 donne impegnata nella promozione delle donne nel mondo del lavoro


